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2013-09-16 15:13 by elfa (letto 426 volte)
Prendiamo una giovane coppia di innamorati, Erin (Sharni Vinson) e Crispian (AJ Bowen), sommando i genitori di lui, la sorella, i due fratelli e rispettivi compagno e compagne.

Prendiamo una giovane coppia di innamorati, Erin (Sharni Vinson) e Crispian (AJ Bowen), sommando i genitori di lui, la sorella, i due fratelli e rispettivi compagno e compagne. Riuniamoli tutti insieme nello scenario di una grande casa sperduta nel nulla, intenti a festeggiare la ricorrenza dell'anniversario dei più che benestanti coniugi Davison. Aggiungiamo un pizzico di conflitto e tensioni familiari.. Ed abbiamo la ricetta perfetta per un bel drammone da camera alla vecchia maniera. Ma il regista Wingard ha in mente qualcosa di un tantino diverso, ed ecco che, nel bel mezzo di un'accesa discussione causata da antiche rivalità fraterne, è l'arrivo improvviso di una freccia scagliata sulla testa di uno dei commensali a stroncare definitivamente la tranquilla cenetta di famiglia tanto bramata da mamma Davison. Le premesse iniziali preparano dunque il terreno per ciò che rappresenta un vero e proprio sottogenere dell'horror, l'home invasion. Abbiamo infatti un bel mucchietto di vittime e di certo non mancano all'appuntamento i carnefici: inquietanti killer con i volti celati da maschere di animali, pronti all'assedio del luogo che più di ogni altro dovrebbe far sentire un uomo al sicuro, la propria casa. Ma giunti a metà film, dopo una serie di cruenti e barbari omicidi, la dinamica assassino-vittima inizia via via a intrecciarsi e ribaltarsi con l'emergere del personaggio di Erin, in grado di affrontare con eroismo e prontezza d'animo l' "inusuale" situazione (ma occhio a non prenderci troppo gusto!). Uno dei meriti della pellicola sta proprio nel riuscire a contestualizzare lo spiccato gusto un po' gore per il sangue e la violenza all'interno di una trama più o meno plausibile, con colpi di scena e rivelazioni in grado di dare un senso al misfatto. A farla da padrone, però, è un macabro humor, tramite cui si gioca consapevolmente con i tòpoi del genere, senza prendersi troppo sul serio. D'altronde Wingard è piuttosto avezzo al cinema dell'orrore, con il suo precedente "An Horrible Way To Die" si è annoverato tra i principali emergenti nel cinema indipendente americano di genere, e anche in questo caso, nonostante il low-budget, ci presenta un'opera non troppo originale, ma arricchita da trovate interessanti: la scelta delle armi (dalle balestre ai frullatori) o la scena dell'inseguimento in cantina in cui l'assassinio viene mostrato attraverso la luce a intermittenza del flash di una fotocamera o ancora il finale che è quasi una strizzata d'occhio allo spettatore, per citarne qualcuna. Unica pecca della sceneggiatura è che, nonostante la presenza di momenti brillanti, avrebbe forse potuto approfondire e sfruttare meglio le potenzialità offerte dalle relazioni tra i personaggi in gioco. Ma chiaramente l'intento non è quello di fare cinema d'auteur o underground, al quale illusoriamente aspirava invece la prima vittima del film. Pertanto nel complesso si tratta di una pellicola godibile, in cui buona parte di suspence e tensione vengono sacrificati in nome di un divertimento e un'autoironia sconfinanti nel grottesco. Un film di genere per chi il genere apprezza.


di Sarah Farmad

 
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