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Viva la libertà di Roberto Andò

2013-07-13 09:32 by Martina Fiore (letto 460 volte)
Storia, letteratura e intellettuali del passato per narrare il presente.

Uscito poco prima della chiamata elettorale dello scorso febbraio, il film di Roberto Andò Viva la libertà ha sollecitato le voci della critica, sia in senso positivo che negativo, di sicuro anche in virtù della componente politica e della natura “profetica” della trama, trasposizione cinematografica del romanzo Il trono vuoto (Bompiani, 2012, pp.238, euro 17,00).

La scena si apre in clima di aperta campagna elettorale; il partito dell'opposizione (leggi, velatamente, PD) si ritrova dall'oggi al domani privo di una guida. La figura del leader, incarnata da Toni Servillo, nei panni di Enrico Oliveri, non si riconosce più come tale e, consapevole di un sostegno e un approvazione da parte degli elettori sempre meno consistenti, decide di scappare, abbandonando il campo di battaglia nel momento più delicato, oltre che più importante, della guerra.

Ospitato in Francia, a Parigi, da una sua ex fiamma conosciuta 25 anni prima durante il Festival di Cannes, Enrico Oliveri scoprirà presto di esser stato egregiamente sostituito da suo fratello: Giovanni Ernani. Pseudonimo di un filosofo intellettuale, spigliato, imprevedibile, curioso, coraggioso, nonchè pazzo, il gemello del protagonista diventa personaggio chiave del film e della trama. Grazie ad una personalità eccentrica, dinamica ma consapevole della delicata situazione politica in cui versa il Paese, Giovanni Ernani risolleva le sorti del partito d'opposizione chiamando in causa gli insegnamenti vigili degli intellettuali del passato e di una storia che, ora più che mai, vorremmo si facesse maestra e guidasse le sorti di questa Italia, ancora ostacolata dal peso grave di una politica assente, timorosa e stanca dei suoi stessi protagonisti.

Martina M. E. Fiore

 
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