Online: 3 | LOGIN | English

Home Servizi Roster Parters Contatti

Scritti Inversi Naturelfa

UNA PICCOLA STAZIONE - racconto breve

2010-10-07 14:24 by elfa (letto 475 volte)
Era l??ltimo giorno di scuola e c??ra un??ria di festa tra gli studenti, almeno tra quelli che non dovevano sostenere gli esami di maturità. Nell??ula della 1° liceo il professor Micheli, insegnante d??taliano, si stava accomiatando dai propri allievi. Il suo non era un arrivederci al prossimo anno, era......


Era l’ultimo giorno di scuola e c’era un’aria di festa tra gli studenti, almeno tra quelli che non dovevano sostenere gli esami di maturità.
Nell’aula della 1° liceo il professor Micheli, insegnante d’Italiano, si stava accomiatando dai propri allievi. Il suo non era un arrivederci al prossimo anno, era un addio in quanto aveva ricevuto un nuovo incarico in un’altra città.

Tra gli insegnanti di quella scuola, Micheli era senz’altro uno dei pochi che godevano delle simpatie degli allievi. Chiaro, quindi che molti allievi fossero dispiaciuti di non poter continuare i corsi con lui e tra i più dispiaciuti c’era Cristina.
La ragazzina, si era subito innamorata del professore: una passione da adolescente, tanto intensa quanto ingenua, un amore senza speranza che aveva confidato alla sua compagna di banco Nadia. Anche Nadia era innamorata del professore, ma l’aveva tenuto segreto, senza rivelarlo a Cristina. Le era bastata quella volta che le aveva riferito di aver fatto un sogno erotico in cui si era trovata tra le sue braccia e Cristina non le aveva rivolto la parola per un mese...

Comunque che fosse innamorata del professore se n’erano accorte un po’ tutte e un po’ ne ridevano. Cristina, con il suo aspetto piuttosto anonimo e un fisico ancora acerbo, non era certo una ragazza che potesse interessare (almeno sotto l’aspetto che intendevano loro) un uomo come Micheli.
Di questo ne era più che cosciente anche la stessa Cristina che sapeva di non poter aspirare a niente di più che non l’apprezzamento dell’insegnate come studentessa. Per questo si era alacremente dedicata allo studio dell’Italiano e oltre agli ottimi voti arrivavano puntualmente i complimenti del professore. Arrossendo leggermente, ascoltava le lodi infischiandosene che le compagne la chiamavano filona.
Quanto avrebbe pagato perché quegli apprezzamenti del suo professore non fossero rivolti a lei come studentessa ma come ragazza e donna, ma era troppo poco attraente per sperare che qualcuno s’innamorasse di lei. Non aveva mai avuto un ragazzo, figuriamoci se poteva aspirare a lui.

Micheli stava rivolgendo ad ognuno degli allievi delle parole appropriate, con qualcuno si augurava che migliorasse, con qualcun altro che mettesse testa a posto. Quando arrivò il momento di Cristina, il professore non poteva avere che parole di elogio. era stata tra le più assidue nel seguire il corso e senz’altro la più brava.
Aveva soprattutto apprezzato i suoi temi e la spronava a coltivare ancora di più lo studio della Letteratura:
- Leggi molti libri e scrivi, scrivi, scrivi. Non è importante l’argomento quanto che tu lo senta, che parta dal tuo cuore… - poi accortosi che la ragazzina commossa aveva gli occhi pieni di lacrime, la carezzò affettuosamente, aggiungendo - Anche se non c’incontreremo più, di una cosa vorrei che fossi certa: che ti porterò per sempre nel mio cuore…

Nel sentire le parole anche se non ci vedremo più. Cristina non seppe più trattenere le lacrime e nessuna delle compagne fece alcun commento.
Il professore invece, prendendole una mano le disse: - Se ti ho invitata a scrivere è perché sono più che convinto delle tue doti.
Ti darò il mio indirizzo e quando avrai qualcosa da farmi leggere inviamela. Non importa se sarà una cosa lunga o corta, se sarà una poesia o un racconto o dei semplici pensieri.
Ti prometto che li leggerò con molta attenzione e ti farò avere il mio giudizio ed eventualmente ti potrò suggerire qualche correzione, ma sono sicuro che non ce ne sarà bisogno.

Il suono della campanella annunciava il definitivo sciogliete le righe.
“Non lo rivedrò più…” si ripeteva dentro di se Cristina con il cuore a pezzi. Avrebbe voluto stringersi a lui e baciarlo, come tante volte aveva sognato. Contrariamente alla sua amica Nadia, i suoi sogni non andavano oltre i baci ma sarebbero restati per sempre un sogno.

Avviandosi verso casa, Nadia che camminava al suo fianco restò in silenzio come lei. Aveva capito quello che stava provando la sua amica, ma anche lei era addolorata.
Non avrebbero più visto il loro professore, non avrebbero più provato quella emozione di vederlo entrare dalla porta, sedersi sulla cattedra, pronunciare il loro nome.
Non avrebbero più ascoltato le sue parole, quando spiegava gli autori.
Non avrebbero più sognato mentre lui leggeva dei versi d’amore e non avrebbero più litigato per lui. Non potevano pensare al prossimo anno quando qualcun altro sarebbe arrivato al suo posto.

Giunte sotto casa ebbero solo la forza di chiedere:
- Che fai oggi?
- Non lo so…
- Ti chiamo, eventualmente stiamo insieme…

Chiusa nella sua stanza, Cristina poté dare sfogo al suo pianto. Prese il suo diario, quello dove giorno dopo giorno aveva annotato ogni momento trascorso a scuola con lui e in questo modo cercò di riviverli, mentre nelle sue orecchie risuonavano le sue parole “di una cosa vorrei che fossi certa, che ti porterò per sempre nel mio cuore”.

Ma c’era anche un’altra cosa che lui le aveva detto.
L’aveva incoraggiata a scrivere e le aveva dato il suo indirizzo perché lei gli inviasse qualche suo scritto.
Non avrebbe mai avuto il coraggio di rivelare i suoi sentimenti direttamente, ma in qualche modo poteva fargli sapere quello che lei provava per lui, indirettamente attraverso una poesia o un racconto.
Le venne allora in mente di ricopiare quello che aveva scritto sul suo diario, aggiungendo anche una poesia dedicata a lui.

Fu così che dopo qualche giorno il professore si vide recapitare un manoscritto inviato da Cristina, come lui le aveva chiesto, intitolato Confessione d’Amore.
Anche se il suo nome non figurava mai, capì subito che non poteva che essere lui l’oggetto di tanto amore e per lui fu come vedersi allo specchio ma con gli occhi di Cristina.
S’accorse come certe sue frasi, certi suoi comportamenti erano stati recepiti dalla ragazzina, come potevano farle piacere e darle una speranza, ma anche come potevano ferirla senza che lui se ne rendesse conto
Ma la cosa che lo colpì di più era il fatto che Cristina non sembrava essere triste e addolorata per questo amore senza speranza che teneva chiuso dentro di se, ma ne era quasi felice.

Non le importava che fosse ricambiato, s’accontentava di amare e più d’una volta si chiedeva. come sarebbe la mia vita, la mia giornata senza questa splendida luce che la illumina e la riscalda? Grazie, mille volte grazie, amore mio, per questo stupendo sentimento che riempie il mio cuore...

Pagina dopo pagina si rese conto di quello che era passato nell’animo di quella ingenua ragazzina, lui aveva la coscienza a posto perché sapeva di non aver fatto altro che il proprio dovere e di non aver certo alimentato false idee.

Il diario della sua passione infantile si concludeva con una breve poesia:
Come ogni giorno,
seduta sul gradino,
ho visto il treno arrivare.

Nessuno era mai sceso
nella mia stazione,
troppo piccola e senza importanza...

Ma tu sei sceso
e mi hai sorriso...

Grazie, mille volte grazie,
per questo splendido sentimento
che hai fatto germogliare in me...

e mille e mille volte grazie
per questa dolce melodia
che accompagna il battito del mio cuore...



a cura di Jean Claude Riviere
REDAZIONE ELFA PROMOTIONS


 
Mi piace Non mi piace


I PIU' POPOLARI

I PIU' LETTI