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UN NUOVO JEFF BUCKLEY - ALFONSO NICOLA BRACCI IN ARTE

2009-06-15 18:41 by elfa (letto 1073 volte)
- Roma ha un vizietto che dura da decenni: sputa fuori cantautori di fattura che a volte diventano addirittura mostri sacri della canzone. A Francesco De Gregori e a Mimmo Locasciulli stanno fischiando le orecchie......



Roma ha un vizietto che dura da decenni: sputa fuori cantautori di fattura che a volte diventano addirittura mostri sacri della canzone. A Francesco De Gregori e a Mimmo Locasciulli stanno fischiando le orecchie.

Erano i tempi del Folk Studio, tempio della canzone d'autore nella capitale, di recente rimesso in sesto e riaperto.

Oggi uno dei nomi emergenti del songwriting capitolino ha il nome di Alfonso Nicola Bracci, in arte Lunar, 28 anni, mezzo spagnolo e mezzo italiano.

Nulla a che vedere però con il belcanto e con la tradizione lessicale nostrana.

Il giovane è cresciuto invece a pane e Queen e Jeff Buckley; ascoltare per credere sul suo myspace (MYSPACE LUNAR).

Pezzi intensi, con le isure giuste e zeppi di anticonformismo, come lui stesso ama ricordare.

Degli stereotipi cantautoriali Lunar mantiene l'introspezione esasperata. "E' vero, sono così; sono un malinconico che scrive le canzoni di notte, quando sono solo e nessuno rompe le scatole. E' così che si è sempre fatto e così i cantautori sempre faranno".

Un pezzo su tutti: "Immobile".
"E' la canzone della quale sono più orgoglioso; racconta dello stato di impotenza nel quale mi sono trovato spesso nei confronti della vita, di fronte a un amore finito, di fronte alla malattia di una persona cara.
Uno dei versi parla chiaro: E' come l'aria, come il vento, in sintonia con il mio lamento".

Già, ma gli altri pezzi?
Alcuni sono da segnarseli e, almeno una volta nella vita,
ascoltarli perchè ne vale la pena.



In "il genio" è evidente la rilettura di mostri come Buckley e Damien Rice.
A un certo punto la voce sale e la chitarra si scorda (o non è mai stata accordata) e la canzone diventa furore.

"Ancora tu" invece potrebbe stare benissimo in un disco di Joni Mitchell e nessuno avrebbe avuto da ridire.
Il tema sembrerebbe essere il dolore mai superato della separazione.
Lunar lo affronta in modo semplice ed ossessivo: "ancora tu, ancora tu, ancora, ancora, ancora, ancora tu!"

Esageriamo: all'inizio del pezzo, tra i versi, compare il sapore di Fabio Concato.

"The 10th of June" però le cose si rimettono a posto: una chitarra elettrica spara bordate per quattro minuti e lo fa con estremo gusto.

"Giusto per fare chiarezza: sono un cantautore ma sottopelle ho anche il rock anni 70; crudo, infame, spietato".



Un autore da ascoltare con attenzione.

Possibilmente a Londra, dove il ragazzo periodicamente si esibisce. "Ed è tutta un'altra cosa rispetto all'Italia", racconta Lunar.
"Li vengo trattato da artista, con tanto di viaggio e alloggio retribuito; è interessante tra l'altro il gioco delle parti all'incontrario che si viene a creare.
Io canto in italiano agli inglesi. Qualcosa di veramente difficile da immaginare per noi che invece, da decenni, assorbiamo le loro liriche."

RIFERIMENTI WEB:

MYSPACE ELFA
MYSPACE LUNAR

a cura di Gianfranco Di Gennaro

 
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