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The Counselor - recensione

2014-01-23 03:30 by elfa (letto 357 volte)
Ridley Scott non ha paura di niente. Non ha paura di un cunnilingus come prima scena, non ha paura della cicatrice sul labbro di Fassbender, delle rughe intorno agli occhi della Diaz, delle lentiggini

Ridley Scott non ha paura di niente. Non ha paura di un cunnilingus come prima scena, non ha paura della cicatrice sul labbro di Fassbender, delle rughe intorno agli occhi della Diaz, delle lentiggini sul naso della Cruz. Non ha paura nemmeno di girare un film prettamente ammonitorio. Perché, di fatto, questo è The Counselor – Il procuratore: un thriller karmico, basato sul principio ineluttabile che se fai del male, male avrai in cambio. Il rispettabile procuratore senza nome, interpretato da Michael Fassbender, per avidità o necessità, decide di tuffarsi nel mondo criminale del commercio di cocaina, sicuro di poterne emergere in ogni momento. Qualcosa di familiare? Certamente il collegamento più rapido è con il Walter White della fortunata serie americana Breaking Bad: un altrettanto rispettabile professore di chimica che, per assicurare un futuro alla famiglia, si dà alla produzione di metanfetamina. Beffarda coincidenza che in The Counselor, nei panni di un malavitoso trafficante, ci sia proprio l'Hank Schrader di Breaking Bad, al secolo integerrimo agente dell'anti-droga! Sia per Walter White che per il nostro inesperto procuratore, uscirne indenni è impossibile. Un solo piccolo malinteso, infatti, fermerà sul nascere l'esordio malavitoso di Fassbender, dando avvio alla colata a picco inarrestabile di tutti i soci in affari. Da questo momento le vite dei personaggi seguono un percorso già scritto, tanto che in certi momenti sembra di guardare un Final Destination, sorpresi a domandarci quale strana morte toccherà alla prossima vittima. La trama, della quale ci vengono tracciate coordinate sbrigative e appena funzionali a giustificarla, non è affatto rilevante, contrariamente a quanto di solito avviene in questo genere cinematografico: tutto è avvolto in un alone di mistero e di non detto, con questo camion onnipresente che contiene la partita di droga e che, come una sorta di MacGuffin hitchcockiano, si sposta da un confine all'altro del continente, testimone della staffetta criminale. Importa la morale della favola: non la si può far franca perché ogni cattiva azione si ripercuote come un boomerang su chi la compie. E questo, Ridley Scott e lo sceneggiatore/produttore Cormac McCarthy, ce lo ripetono continuamente attraverso lunghi monologhi di personaggi a caso che s'improvvisano saggi esperti del mestiere. Ma a niente servono i consigli e gli avvertimenti, se l'uomo caparbio e superbo crede di essere indistruttibile! Così la legge del boomerang colpisce tutti inesorabile, anche i più saggi e previdenti. E colpirà prima o poi (a questo punto ne siamo sicuri, anche se non lo vediamo) persino colei che si rivela pian piano tacita artefice di tutti i misfatti.


a cura di Francesca Cantore

si ringrazia per la collaborazione il portale

Cinema4stelle.it

 
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