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Saving Mr. Banks - recensione

2014-03-25 14:25 by Michela Zanarella (letto 479 volte)
La Walt Disney Pictures, in occasione del 50° anniversario dall'uscita di "Mary Poppins", confeziona "Saving Mr.Banks"

"Vento dall'est. La nebbia è là, qualcosa di strano fra poco accadrà. Troppo difficile capire cos'è, ma penso che un ospite arrivi per me". La Walt Disney Pictures, in occasione del 50° anniversario dall'uscita di "Mary Poppins", confeziona "Saving Mr.Banks", un film che si propone una doppia finalità: da un lato rilanciare il mito di Mary Poppins, icona della Disney entrata nell'immaginario collettivo di generazioni di bambini, rileggendolo sotto una nuova luce, dall'altro omaggiare il film stesso, il suo creatore e l'intero universo disneyano. Per farlo sceglie una strada a metà tra il biopic e l'autocelebrazione, affidata alla regia di John Lee Hancock e a un grande cast di attori che vede Tom Hanks nei panni di Walt Disney ed Emma Thompson in quelli di Pamela Travers, l'autrice australiana del romanzo originario di "Mary Poppins". "Saving Mr.Banks" si presenta come un'opera 'leggera', ma in realtà si rivela molto interessante e complesso perché procede parallelamente su due piani: da una parte c'è il fascino del metacinema che ci svela il dietro le quinte del film (dai dettagli tecnici della preparazione della sceneggiatura e delle colonne sonore fino alla vita quotidiana negli studios) e quelle trame e quei meccanismi produttivi che hanno portato alla genesi di uno straordinario successo cinematografico. Dall'altra c'è la bellezza di una nuova lettura del film: come suggerisce il titolo stesso, la vera protagonista non è l'originale tata volante portata dal vento dell'est, ma George Banks. Mary Poppins giunge al n. 17 di Viale dei Ciliegi non tanto per aiutare Jane e Michael, quanto per salvare Mr. Banks da se stesso. È lui che deve smettere la maschera del severo capo di famiglia e del ligio impiegato bancario, per imparare ad essere un padre attento e affettuoso. La pellicola narra la burrascosa battaglia legale tra Walt Disney e Pamela Treves per avere i diritti alla trasposizione cinematografica del romanzo della scrittrice australiana. Disney vuole ottenerli per mantenere una promessa fatta anni prima alle figlie; la Travers è decisa a non cederli perché non vuole veder trasformata la sua creazione in un prodotto frivolo e commerciale, come un musical o un cartone animato. L'assedio prosegue per vent'anni finché, dopo numerosi patteggiamenti, Pamela, ormai col conto bancario in rosso e sotto pressione del suo agente, accetta, sebbene molto riluttante, di lasciare Londra e volare a Los Angeles per incontrare Walt e discutere insieme del progetto. La collaborazione non sarà facile perché Pamela, nonostante Walt le abbia riservato un trattamento principesco, continua a mantenere un atteggiamento sostenuto; inoltre, mentre il lavoro procede, di riunione in riunione, iniziano a riaffiorare in lei spiacevoli ricordi del suo passato che credeva ormai superati. Ella mette a dura prova la pazienza di tutti costringendoli ad assecondare le sue folli richieste, come voler registrare su nastro tutto ciò che viene detto durante gli incontri o chiedere che nel film non appaia nulla di colore rosso. Si ride per lo humor squisitamente inglese della scrittrice nei battibecchi con Walt (se Walt ama essere chiamato per nome da tutti, Pamela, al contrario, esige di essere chiamata sempre "Mrs. Travers) e con lo staff creativo (Pamela domanda allo sceneggiatore, riferendosi a uno dei due compositori della colonna sonora : "Ma che cosa'ha??" "Gli hanno sparato ad un gamba in guerra…" "Non mi stupisce, gli sparerei anche io!"). Ci si commuove, invece, quando, grazie ad un abile montaggio alternato e a numerosi flash back, ci vengono mostrati scorci della difficile infanzia della donna che, similmente ai tasselli di un puzzle, pian piano vanno a ricomporre il quadro finale e ci offrono la chiave di lettura per comprendere l'animo tormentato della Travers. Frugando nel suo passato capiamo il perché di certe sue idiosincrasie e quanto importante sia la componente autobiografica nel suo romanzo. Scopriamo così che il personaggio al quale è ispirato Mr. Banks altri non è che il padre di Pamela, Goff Travers (Colin Farrell). Impiegato di banca con il vizio dell'alcol, ma anche padre dolce e premuroso era dotato di una fervida immaginazione che utilizzava per portare la figlia in un mondo magico: un mondo dove lo zio Arold era stato trasformato in un cavallo da una strega malvagia che non sopportava la sua risata e la zia Ellie in una gallina. Un mondo che Pamela non ha mai smesso di portare con sé e che fa rivivere nella sua penna per riscattare la figura dell'amato padre. Mentre nella zia Ellie, accorsa in loro aiuto nel momento in cui la salute di Goff si aggravava e la situazione si faceva critica, è facile riconoscere la musa ispiratrice di Mary Poppins. Comprendiamo allora perché Mrs. Travers sia così legata a Mary Poppins e a Mr. Banks: non si tratta solo di un libro, ma della sua vita e della sua famiglia. Tuttavia Pamela non è l'unica a dover fare i conti con il proprio passato: anche per Walt l'infanzia, a causa di un padre-padrone, non è stata tutta rose e fiori e così, anche per lui, il film diventa un mezzo per riabilitare la figura del padre (Pamela: "Perché Mr. Banks ha i baffi? Non li aveva!"- Walt: "Il mio sì" ). È proprio questa confessione di Walt che riesce finalmente a far breccia nel cuore della scrittrice e a vincere le sue resistenze, facendo sì che entrambi rivestano di una speciale valenza affettiva il film che si accingono a fare insieme. Dare un giudizio obiettivo ad un film, senza lasciarsi influenzare dal proprio vissuto o sovrastare dalle proprie emozioni, è sempre un'impresa ardua, ma mai come in questo caso in cui il regista fa perno proprio su queste e, tramite una serie di storiche citazioni disneyane, attinge ai ricordi dell'infanzia degli spettatori per suscitare in loro empatia. A fine proiezione, frastornati dal mondo zuccheroso e sfavillante dello zio Walt, ci si ritrova un poco smarriti. Si è combattuti tra il desiderio di dare ascolto al fanciullo che c'è in noi (quello che, per intenderci, è affezionato allo zio Walt e al marchio Disney, compagni della propria infanzia) e la consapevolezza di dover lasciar cadere il velo di Maya per riappropriarsi di uno sguardo adulto, cinico e disincantato. Infatti, messi da parte i sentimentalismi, dietro a "Saving Mr.Banks" si riconosce un'abile operazione commerciale, volta ad accaparrarsi il favore del pubblico, e un'autocelebrazione buonista che offre un ritratto edulcorato di Walt Disney e un'esposizione dei fatti fortemente romanzata (si veda il lieto fine dell'opera che non trova riscontro nella realtà dei fatti, visto che la Travers, dopo aver assistito all'anteprima del film, ne rimase profondamente insoddisfatta). "Basta un poco di zucchero e la pillola va giù" – così recita il ritornello di una canzoncina a tutti noi nota… Qui lo zucchero c'è (e non un poco!), ma per alcuni non è stato ugualmente sufficiente a ingoiare la pillola, come hanno dimostrato Meryl Streep, che ha definito Walt Disney un bigotto antisemita e sessista, e altri che hanno criticato il suo carattere superbo e megalomane. In ogni caso, comunque la si pensi sul padre di Topolino, "Saving Mr.Banks" è un omaggio ad un classico intramontabile della Disney e il racconto della sua creazione dietro le quinte può essere una chicca per tutti i suoi fan. Tuttavia la sensazione è affine a quella di chi si accinge ad assistere ad un numero di prestigio e si gode lo spettacolo, sebbene in cuor suo sia conscio che dietro la magia vi sia un trucco. Così è questa pellicola gradevole e divertente, capace di entusiasmare grandi e piccini, ma la cui versione dei fatti non deve essere presa troppo alla lettera. Il film uscirà nelle sale italiane il 20 febbraio, ma sarà preceduto da un documentario realizzato da Marco Spagnoli e intitolato "Walt Disney e l'Italia – una storia d'amore", in uscita il 10 febbraio. Nel frattempo però sono già in cantiere due biopic indipendenti sullo zio Walt: "Walt Before Mickey" di Ari Taub, approvato dagli eredi Disney e basato sul romanzo omonimo di Timothy Susanin, e "As Dreamers Do" di Logan Sekulow.


a cura di Sara Medi


Si ringrazia per la collaborazione

il portale Cinema4stelle.it

 
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