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RUSH

2013-09-19 15:10 by elfa (letto 338 volte)
Nel 1976, sulle piste del campionato di Formula1, si disputò uno dei duelli automobilistici più appassionanti della storia di questo sport

Nel 1976, sulle piste del campionato di Formula1, si disputò uno dei duelli automobilistici più appassionanti della storia di questo sport: quello tra l'austriaco Niki Lauda e l'inglese James Hunt. A raccontarlo è il premio Oscar Ron Howard, che affronta nuovamente una storia a due binari paralleli come fu per "Frost/Nixon", narrando, con "Rush", la nascita, l'apogeo e la fine della rivalità tra i due piloti, interpretati da Daniel Brühl (Niki Lauda) e Chris Hemsworth (James Hunt). Partendo dal campionato di Formula3, durante il quale i due si conobbero, la storia giunge al grande campionato di Formula1 del 1976, nel quale Lauda gareggiò con la Ferrari e Hunt con la storica rivale McLaren, dopo aver militato, nel 1973, nelle file della BRM, dove conobbe il suo pilota spalla Clay Regazzoni (interpretato nel film da Pierfrancesco Favino). Dopo aver vinto il suo primo titolo di campione del mondo nel 1975, l'anno successivo Lauda dimostrò ancora una volta il suo incredibile talento, vincendo sei gare su nove, finché il primo agosto, sulla pista di Nürburgring in Germania, uno dei bracci di sospensione della sua Ferrari si spezzò improvvisamente. L'auto, senza più controllo, urtò contro un argine della pista, librandosi nell'aria e schiantandosi con forza poco più avanti. Uno dei veicoli che seguiva si schiantò a sua volta contro la Ferrari, provocando un devastante incendio: il pilota austriaco rimase così intrappolato in un terribile inferno di fuoco, per poi essere trasportato con urgenza in ospedale. L'incidente lasciò gravissime ferite sul suo volto, visibili purtroppo ancora oggi, che non riuscirono, però, a fermarlo, tanto grande fu la sua determinazione di tornare in pista e sconfiggere Hunt che, forte dell'assenza di Lauda, era riuscito nel frattempo a recuperare molti punti. La sceneggiatura di "Rush" vede la firma di Peter Morgan (che aveva già collaborato con Howard per la sceneggiatura di "Frost/Nixon"), il quale ha dovuto fare i conti con un lavoro che rischiava di cedere facilmente al didascalico, dimenticando di marcare equamente il carattere dei due personaggi. Rischio percepibile proprio all'inizio del film, in cui la voce fuori campo di Lauda presenta al pubblico se stesso e il suo futuro rivale, ma che svanisce, fortunatamente, poco dopo, per tramutare "Rush" in un'opera introspettiva e coinvolgente, che riesce a calibrare in maniera magistrale dialoghi, caratterizzazione dei personaggi e ritmo della narrazione, uniti da una regia impeccabile e attenta al dettaglio. All'ironia e al sarcasmo di alcune battute fa da contrappeso un costante sentore di morte, evocato, ad esempio, da inquietanti immagini di ragni o gambe martoriate dopo un brutale incidente, a presagire il tragico destino che attende i due protagonisti, o meglio, a indicare quanto la vita dei due sia costantemente appesa a un filo molto sottile. Perfetti Brühl e Hemsworth, che con le loro impeccabili interpretazioni trasmettono perfettamente quel dualismo esistenziale tra chi la vita vuole viverla al massimo, concedendosi ogni piacere per poi dare tutto se stesso sul campo (Hunt), e chi, da professionista esperto, calcola ogni rischio in percentuale, fa della riflessione attenta e ponderata il suo punto di forza ed è costantemente concentrato sui propri obiettivi (Lauda). Howard non chiede di scegliere, ma mostra imparzialmente due facce di una stessa medaglia, rappresentando pregi e debolezze di entrambe: Hunt, competitivo e passionale, vive la vita al massimo somatizzando però ogni delusione attraverso alcol e droga (che lo porteranno alla morte prematura a soli 45 anni); Lauda, introspettivo e intelligente, perde la sua intraprendenza (mediata sempre e comunque dalla riflessione) nel momento in cui si rende conto che ha qualcosa da perdere: la donna che ama. È quindi una competizione prima di tutto esistenziale quella di "Rush", che corre rapida come una macchina da corsa senza che lo spettatore percepisca lo scorrere del tempo (ben due ore), catturato da quelle vite che viaggiano rapide sullo schermo alla ricerca di quel brivido capace di renderle degne di essere vissute, sfidando rischi, paure e persino la morte.


di David di Benedetti

 
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