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RICCARDO LATTERI, LA VITA TRA NOTE E RIME

2012-07-28 09:02 by elfa (letto 785 volte)
Dopo l'album "La voglia di vivere" con la rock band "Libero Modo", Riccardo Latteri sta preparando il suo primo lavoro discografico da solista "Il Garzone di periferia". Michela Zanarella lo incontra

Dopo l'album "La voglia di vivere" con la rock band "Libero Modo", Riccardo Latteri sta preparando il suo primo lavoro discografico da solista "Il Garzone di periferia". Michela Zanarella incontra il cantautore romano per un'intervista.

D-Riccardo Latteri, che ricordi hai del tuo esordio in musica?

R- La musica è entrata nella mia vita quasi subito, è stata da sempre la mia compagna di viaggio da cui ho tratto coraggio, sacrificio e insegnamento. Da un certo punto di vista credo che ogni essere nasca con un'appartenenza ad un qualcosa che poi viene fuori con il tempo, ma che è sempre stato dentro di noi. Io ho iniziato a capirlo molto presto. Ricordo che ero molto silenzioso, timido e poco socievole, non amavo molto la confusione e da buon “Lucignolo” non ho mai amato la scuola, ricordo che fu proprio durante la vita scolastica che mi resi conto dell'importanza della musica, risale circa a quando avevo 4 anni e mia madre mi portava la mattina all’asilo . Iniziavo a piangere dal momento in cui entravamo nell’atrio del cortile della scuola, sentivo la mano di mia madre che piano piano allentava la presa una volta entrati in classe e sembrava un atroce abbandono al quale non volevo proprio arrendermi, mia madre usciva dalla classe ed io rimanevo attaccato alla finestra dell’aula, che si affacciava proprio sull’ingresso di quel posto condanna di tutte le mie mattine. Il mio pianto era un qualcosa di molto contagioso, tant’è che i miei compagni, iniziavano a piangere insieme a me e le povere maestre erano indecise tra l’imbavagliarmi e chiudermi nell’armadio o cercare una soluzione a questa agonia, così la mia maestra della quale ricordo ancora le braccia grandi e sicure, mi prendeva in braccio e mi diceva “dai Riccardo che mamma torna dopo, sai cosa facciamo? Nel frattempo che l’aspettiamo tu cantami una canzone che i compagni ti ascoltano". Annuivo con la testa senza emettere il minimo suono, mi ritrovavo di colpo in piedi sulla cattedra con un circolo di bambini ancora mocciolosi del pianto contagiato attenti alla mia voce che di colpo usciva fuori strappando al silenzio la sua quiete e coinvolgendo chi mi stava intorno.

Da quel giorno in poi anche i miei genitori capirono che per rompere il mio silenzio, soltanto la musica ne conosceva il modo, la stessa sensazione la rivivo ancora oggi, quando poco prima di un Live senti il sussurrare delle persone che attendono, quell’attimo prima in cui l’adrenalina sale e l’inconscio di un folle menestrello prende possesso di un breve istante, ma così eterno da lasciare il segno nel destino.

Nel tempo poi ho iniziato a capire che come tutti sogni desiderosi di una realtà, anche la musica aveva bisogno di concreti percorsi come lo studio della voce, del suo mondo e degli strumenti, ad oggi però mi rendo conto che le mie parole e la scelta delle mie note nascono da un istinto naturale che qualcosa o qualcuno ha deciso di far nascere insieme a me circa 30 anni fa, per questo mi ritengo fortunato e mi sento di avere in questo mondo di condivisioni, qualcosa di unicamente mio.


D-Quali sono gli artisti italiani ed internazionali che più hanno influenzato il tuo stile?

R-Mi viene in mente una frase molto importante che disse John Lennon: "Cercare nel passato la propria arte ancor prima di farla dialogare con l’esterno significa dipendere da qualcosa che già è stato scritto, provare invece a lasciare libero l’istinto ed estendere nel suono il proprio inconscio, è dare un senso alla propria arte", questo è Rock and Roll, non ci sono artisti a cui penso mentre scrivo, né metriche di scrittura sulle quali rifletto, una canzone è la più libera espressione del pensiero di un uomo, e la mia arriva da dentro, si avverte con un' emozione, un mal di stomaco di un qualcosa che somatizza nel mio io, e lascia nel suono le parole che descrivono le pagine della mia vita.Devo dire che sono nato nel paese in cui la scrittura è forse esempio per tutto il mondo, siamo il paese con più poeti e la storia della nostra musica viene appunto riconosciuta per le splendide parole legate al suono di una canzone, sono cresciuto affascinato dalle parole di Vasco, dove ho trovato ribellione, da quelle di Ligabue dove ho trovato compagnia, da quelle di Raf dove ho trovato la bellezza delle donne e dell’amore che riescono a scatenare nel cuore di un uomo, ci sono anche artisti contemporanei come Fabrizio Moro che rappresentano secondo me l’esistenza del vecchio stile del cantautore e mantengono ancora le origini e i principi della nostra musica, per i nuovi emersi ?

Beh! Secondo me è stato troppo commercializzato e perso nell’interesse del mercato, non sono un amante dei reality, ma non ce l’ho con i ragazzi che partecipano o emergono tramite questi mezzi, per un sogno a volte si fanno cose estreme, come perdere i propri ideali o diventare uno strumento di guadagno per chi gestisce il destino degli artisti. Non c’è più un testo che mi emoziona e sento che la musica italiana sta perdendo proprio l’aspetto della sua originalità, tanti interpreti, scelta forse di risparmio per i diritti di autore, e nessuno che ha voglia di raccontare un qualcosa, ammirazione per chi vocalmente riesce ad avere una tecnica meravigliosa e raggiunge dei suoni sublimi, ma questo secondo me fa parte di un altro mondo della musica, il pop e il rock hanno bisogno di cantautori, anche perché poi nel tempo i maggiori esponenti sono stati proprio coloro che forse poco padroni di una tecnica canora esaltante, hanno rubato l’attenzione con le loro parole e le loro riflessioni, per me è un dato di fatto, senza menestrelli e scrittori, nessun interprete anche il più dotato avrebbe parole per emozionare.

Lo stile o genere, beh! Forse appartiene ad altri paesi, adoro la bellezza e la solarità del Reggae, là dove mi viene in mente un detto romano risalente proprio ai vecchi vicoli del borgo di Roma “ De poco se campa e de gnente se more”, i popoli che hanno esaltato questo stile, sono cresciuti in paesi dove la miseria e la fame sono padroni del sistema, ma cantano inni alla gloria e alla vita con il sorriso di chi orgoglioso sa forse capire quale sia l’essenza dell’esistenza e i veri valori . La mia natura pero è nel Rock, il primo gruppo che ho avuto infatti era una cover band di Guns and Roses , Europe, Nirvana, avevo circa 14 anni. Mi piace il sound dei Led Zeppelin, i Moose, i Black Crow, ACDC, lo stile inclassificabile e forse unico dei Queen, con la capacità forse non umana di Freddy Mercury, i Doors, e tutto ciò che ha portato e forse restituito all’umanità quel senso di ribellione fuori dagli schemi del potere e che ha ridato in parte la Libertà che ogni uomo cerca nella propria vita.

Ecco forse nel genere sono influenzato da questi aspetti.


D-Nel 2005 prende vita il progetto di una rock band, i Libero Modo, ci racconti com’è nato il gruppo?

Era già qualche anno che studiavo canto e chitarra, i miei insegnanti sono Letizia Mongelli per il canto e Alessandro Clementoni per la chitarra, li ho conosciuti entrambi nella scuola di Alberto Giraldi “Domani musica” dove è iniziata la parte professionale del mio mondo, così sentii il bisogno di dare libera uscita a quei pensieri su un foglio di carta , un' identità ed uno spazio dove poter essere libero. Incontrai in quei giorni Fabio Celli, chitarrista, ed insieme iniziammo a lavorare sulla ricerca di elementi per mettere su una band. Avevamo gia dei pezzi e bisognava soltanto trovare altri ragazzi che fossero interessati al progetto. In parallelo ci arrivò l’invito tramite altre conoscenze di partecipare ad Emergenza Rock, una manifestazione per band emergenti che si tiene in tutta Italia ed Europa. Cosi tramite ricerche arrivarono Emanuele Marafini (Chitarrista), Fabio Folchi (batteria) e Simone Miccoli (basso).Da quel concorso in poi ci furono diverse avventure ed esperienze, eravamo ormai come una famiglia e abbiamo segnato la vita di ognuno di noi con l’incisione del primo album intitolato “La voglia di vivere”, forse proprio il senso da cui è nato il nome della Band, "Libero modo" infatti rappresenta la maniera , lo scopo e il senso della vita di cinque ragazzi alla ricerca della Libertà elemento fondamentale poi per la felicità.

L’album usci nel 2009 con gli arrangiamenti di Alessandro Clementoni, registrato nello studio DO IT di Artena di Patrizio Palombi, un amico indiscusso nel tempo che ancora oggi è presente nella mia vita e fu un lavoro con un discreto successo. Non riuscimmo mai a trovare qualcuno che fosse intenzionato a promuovere il disco purtroppo, forse anche perché avevamo una concezione diversa della musica tra di noi nonostante fossimo umanamente molto legati, ma per quanto poi sia stata un' esperienza forse poco produttiva per la popolarità necessaria di un artista, per me rappresenta un passaggio fondamentale nel mio crescere artisticamente e ho un ricordo bellissimo di quei quattro anni che porto sempre con me , anche adesso che magari sul palco mi esibisco con altri artisti, ma porto con me l’energia dei miei amici e tutto quello che abbiamo creato insieme.


D-Nel 2010 intraprendi la carriera da solista, ci spieghi il motivo di questa scelta?

Credo che il termine per sempre non appartenga alla mia realtà, ho vissuto emozioni forti che lasciano segni indelebili, ma a parte la musica, nulla è stato mai per sempre, se per colpa mia, del destino o di chi ho incontrato questo non lo so, ma tutto come inizia per me prima o poi finisce, e forse è proprio quell’amaro che invade la mancanza di un qualcosa che mi spinge verso il mio domani, la ricerca, un percorso così ambito forse da essere ancor più bello del traguardo stesso, ma per guadagnare metri si perde qualcosa e si guadagna del crescere.

Ho intrapreso la carriera da solista perché negli ultimi tempi ormai non avevamo più stimoli con il gruppo, si era persa la sintonia, la voglia di fare e forse non per tutti la musica era lo scopo della propria vita, un gruppo è come una macchina e per fa girare al massimo il motore ogni ruota deve girare alla stessa velocità. Forse anche questa è stata una esperienza vittima della mia concezione del per sempre, ma che comunque come sempre mi ha privato della presenza nella vita professionale di persone molto importanti, ma mi ha fatto guadagnare un qualcosa in più nel mio crescere artisticamente,forse oggi mi sento ancor più Libero in un certo senso, anche se solo.


D-Nella tua biografia affermi:” Raccontare ciò che vivo tra note e rime è quel che mi rende felice”. Una tua riflessione, un pensiero sul concetto di felicità.

Bella domanda, la felicità?.....Cosa sia esattamente o dove si trovi o che aspetto abbia credo che sia uno dei misteri più antichi e difficile della nostra esistenza e psiche, ognuno di noi ha un proprio concetto di essa, il mio è forse nel brivido del destino, oggi ho quasi 30 anni e forse non ho visto ancora nulla di ciò che sarà il mio domani, ma posso dire che la felicita è stata parte del mio animo ogni volta che ho sentito la vita scorrermi nelle vene, un amore, un sorriso, un obiettivo raggiunto, un concetto combattuto, un qualcosa portato avanti contro il sistema e contro corrente, un qualcosa per guardarmi allo specchio e sentirmi vivo, questo è secondo me la felicità, è il senso del mio cammino che gira tutto intorno ad un suono, non so se domani i miei sogni troveranno spazio nella realtà, ma voglio guardarmi indietro in quel domani e dire di essere stato fedele al progetto della mia vita, di aver vissuto con uno scopo e di aver lasciato un qualcosa da ascoltare, Tutti abbiamo bisogno di musica, basta perdersi con gli occhi nella realtà quotidiana, come chi nel traffico si lascia andare in una canzone.

Ciò che mi manca oggi per avere questo? Non credo l’arte, quella credo di averla e lo vedo nel risultato di ciò che compongo e scrivo, ma purtroppo il suono ha bisogno di popolarità e per questa c’è bisogno di una vetrina dove poter arrivare alla gente, ma le vetrine attuali propongono il conveniente non l’utile, sempre meno spazi per suonare, troppi soldi da investire per chi è emergente, e forse c’è anche un pò di colpa nel chi ascolta, perché se queste vetrine hanno un successo, beh! Qualcuno dovrà pur aver contribuito credo. Ma non demordo e che siano 100 o 10000 le persone a cui arrivo, lo faccio sempre con la gioia di aver trovato qualcuno che abbia voglia di ascoltare, forse questo è il concetto del diventare grandi,capire quanto sia importante saper ascoltare il silenzio del mondo.


D- Stai lavorando ad un nuovo album, qualche anticipazione sui tuoi prossimi impegni.

R- Il mio prossimo progetto è il mio primo album da solista, si intitola “Il garzone di periferia” sto lavorando con Fabio Raponi e Jacopo Ruggeri, per quanto riguarda gli arrangiamenti, e nello stesso tempo sono alla ricerca di qualcuno che abbia voglia di ascoltare, sono un pò a corto di Live sia perché non ho soldi per produrre uno spettacolo sia perché non si trova molto spazio, ma andiamo avanti e spero a breve di presentarvi il singolo del nuovo album, magari tramite un video o nella mia pagina ufficiale di facebook, dove si possono ascoltare e sapere tutte le news che mi riguardano.

Io ti ringrazio tantissimo per la cortese attenzione, spero di essere stato esauriente nelle mie risposte e grazie ancora per lo spazio che mi hai dedicato.

Un saluto a tutti e Rock on every days !!


a cura di Michela Zanarella


 
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