Online: 2 | LOGIN | English

Home Servizi Roster Parters Contatti

Scritti Inversi Naturelfa

Recensione - Treno di notte per Lisbona

2013-04-18 03:53 by elfa (letto 386 volte)
Dalla carta allo schermo, il passo non è breve. Trame letterarie che fioriscono con disinvoltura, non sempre trovano una resa adeguata nella versione 3d.

Dalla carta allo schermo, il passo non è breve. Trame letterarie che fioriscono con disinvoltura, non sempre trovano una resa adeguata nella versione 3d. Treno di notte per Lisbona, già bestseller firmato Pascal Mercier, poteva essere uno qualunque tra un romanzo di formazione tardivo, una carambola avventurosa alla Dan Brown o un dramma storico condito di romanticismo. Bille August, che di traduzioni romanzesche per il cinema ne sa qualcosa (vedi, su tutti, La casa degli spiriti e I miserabili), ha scelto di imbroccare tutte queste strade in una volta sola, costruendo un crocevia di generi che non attecchiscono e che scivolano l'uno nell'altro nel vano tentativo di prestarsi vigore. Raimund Gregorius è un personaggio da manuale: emerito e solitario professore alienato da una routine priva di entusiasmi, soccorre una ragazza in procinto di gettarsi da un ponte e da quel momento firma un patto di ribellione al grigiore della sua vita. Nella tasca del cappotto che la sconosciuta dimentica (per sbaglio?), Gregorius trova un libro e un biglietto ferroviario per Lisbona. Il libro è un memoriale di Amadeu de Prado, medico e filosofo esistenzialista sotto il regime di Salazar. Il biglietto per Lisbona è il viatico per una rincorsa sul filo del tempo dell'autore e delle sue imprese, eroiche e sentimentali, in un Portogallo ingiallito dal ricordo, reso mitico dalla voce over del professore che legge e si immedesima. Abbondano gli spunti, in questa corposa e nostalgica altalena tra il presente e un passato leggendario: Treno di notte per Lisbona è un magnifico abbrivio per una quantità di modelli cinematografici, dal feuilleton vecchia maniera all'on the road intimistico, dal kolossal storico alla love story. Ma la regia non riesce a darsi un timone e finisce, qui e là, per peccare di manierismo: nelle parentesi filosofiche tradotte con riflessioni sentenziose slegate rispetto al plot, nel contrasto tra la descrizione asettica e impersonale del presente e quella stracarica di enfasi del passato, nella decisione stessa di affidare il ruolo e il volto di Gregorius ad un Jeremy Irons più che mai autoreferenziale, troppo compreso in una lettura egocentrica e intellettualistica del suo protagonista, che a tratti stona con l'azione avventurosa del film. Sommando le parti, non si arriva a comporre un totale. Il collante tra le due estremità temporali della storia cede in più punti e la materia letteraria prorompe dalle suture tra una modalità narrativa e l'altra, rivelando le difficoltà dell'approccio registico. Il treno sarà anche partito. Ma il viaggio è accidentato e l'arrivo non è la meta sperata.


a cura di Elisa Lorenzini


Si ringrazia per la collaborazione

il portale Cinema4stelle

 
Mi piace Non mi piace


I PIU' POPOLARI

I PIU' LETTI