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RECENSIONE- Le bugie hanno le gambe lunghe ....

2011-03-04 11:45 by elfa (letto 1309 volte)
All’Accènto Teatro di Roma, dal 24 di febbraio al 13 di marzo 2011 la Commedia brillante con Fabian Grutt, Sergio Giuffrida, Shara Guandalini, per la regia di Gorjana Ducic



Roma, martedì 1 marzo 2011 – Fino al 13 marzo l’Accènto Teatro, darà alle scene Le bugie hanno le gambe lunghe e pure i tacchi a spillo, la commedia brillante di Paolo Perelli, Sergio Giuffrida, Fabian Grutt, per la regia di Gorjana Ducic.

Un appartamentino a tinte forti e design anni Settanta apre la scena su una vicenda della Roma di oggi. L’azione si snoda tra un divano grigio scuro al centro dell’ambientazione, e due camerette a infissi bianchi nel retro del palco. Si può sfondare nel mondo dello spettacolo senza muoversi da casa?

È quello che tenta di realizzare Pasquale, il partenopeo sfaccendato e sognatore, interpretato dal bravissimo Fabian Grutt, in questa brillante e scoppiettante commedia all’italiana.

La narrazione pone in scena la paradossale vicenda di due coinquilini trentacinquenni, un napoletano scansafatiche di nome Pasquale, alias Fabian Grutt, ed un romano bamboccione detto Rocco, interpretato dal bravo Sergio Giuffrida, alle prese con la stessa donna. Questi due squattrinati ed incorreggibili bugiardi, s’innamorano entrambi di Giulia, la trentenne stampellona figlia del ricco magnate De Gambrinis, interpretata dalla brava Shara Guandalini.

Pasquale e Rocco sono entrambi due aspiranti attori in cerca di fortuna, che spacciandosi per attori affermati, danno inizio a tutta una serie di guai e macchiette. La vicenda è un intreccio di bugie, dove tutti i protagonisti, compreso il personaggio femminile, mentono l’un l’altro, poiché temono di essere svalutati nel porre in piazza la loro grigia e ridicola condizione esistenziale.

Rocco, alias Sergio Giuffrida, è un romano insicuro alla ricerca della propria indipendenza. Incapace di realizzare discorsi d’interesse, ricorre spesso al manuale “Mille frasi per vivere da protagonista”. D’un tratto decide di lasciare il lavoro di portiere di notte per diventare un attore.

Va da Pasquale e dice: “Sono arrivato da Marrakech, Maracaibo, Maracanà!” Il pubblico scoppia a ridere fragorosamente, chiedendosi come si può provenire in un attimo dal Nord Africa, dal Sud America e da uno stadio calcistico del Brasile? Dice di aver interpretato un sacco di film d’azione e di essere famoso nella West Coast sul Pacifico, nel Massachusetts.

Il pubblico scoppia in una risata prorompente a fronte del fatto che il Massachusetts in realtà è uno Stato americano che affaccia dalla parte opposta della West Coast, cioè sull’Atlantico. Rocco dice di aver studiato nella più famosa scuola di recitazione di New York e di aver conosciuto molte Star di Hollywood. Dice all’altro:“Ho conosciuto anche Robert de Niro, che è una pippa”.
Tutte queste cose esaltano grandemente Pasquale che si alza in piedi sorpreso. E Rocco rincalza, dicendo di aver conosciuto da poco Jennifer, la prima ballerina del Moulin Rouge.

Pasquale, alias Fabian Grutt, dialoga con gli oggetti scenici, gira sempre con un piumino da spolvero in mano, e si rapporta ad esso come fosse una persona. Dice al piumino: “Che fai non parli?…Dove sta Zazzà o Madonna mia”, suscitando grande ilarità generale. Poi parla di fisiognomica in un contesto in cui essa c’entra ben poco.

Si tratta di un personaggio passivo, che si àncora a persone con uno status economico superiore al suo, per trovare sicurezza e riuscire a sbarcare il lunario. Per compiacere Giulia, la sua fidanzata, figlia di un ricco uomo d’affari, con un camicione bianco a mezza coscia in stile santone Yoga, finge, seppur con stress, di andare alla ricerca della spiritualità secondo la filosofia orientale.

Pasquale racconta a Rocco fesserie, gli dice di aver studiato recitazione in Russia e di essere stato allievo del grande Vladimir. Narra che in Russia il teatro funziona in modo differente “più persone vengono al tuo spettacolo, e più tu fai schifo”.

Lo sfaticato Pasquale ha antipatia per la categoria dei baristi, poiché essi lavorano sempre, mentre lui…”Pronto barista, ti sei svegliato alle cinque di mattina, hai già fatto 300 caffè, poh! poh! poh!”. Grutt è bravo a caricare il suo personaggio con gestualità e mimica sorprendenti, strappando incontenibili risate al pubblico. Quando Pasquale riceve la sua fidanzata si salutano vicendevolmente con uno spassoso “Pucci OM”.
OM è la vibrazione divina che nella tradizione induista conduce alla realizzazione del sé. Il richiamo a tale riferimento spirituale è altamente comico, tenuto conto del fatto che siamo in presenza di persone, che nulla hanno a che vedere con un percorso di maturazione e di conoscenza di sé.

Giulia, alias Shara Guandalini, è un’egocentrica trentenne insoddisfatta, amante del pacifismo e delle filosofie orientali.
Seppur figlia di un uomo facoltoso, si cimenta con molteplici lavori, dal call center alle chat erotiche, per dimostrare a sé stessa di esser capace di cavarsela da sola.

Un bel giorno la bella incontra casualmente tutti e due gli spasimanti, in casa di Pasquale e per uscire dall’imbarazzo, pronuncia uno spassoso: “Ah! Allora già vi conoscete! Uh, il fato!”.

Giulia o Jennifer, che dir si voglia, oppressa dal peso delle sue stesse bugie, chi sceglierà tra i due? Il testo è divertente, poiché tratta temi complessi, quali la povertà, l’amore, il tradimento, con leggerezza. Ottima è la regia di Gorjana Ducic, che ha saputo dare un ritmo efficace alla commedia.



Tra nonsense, atmosfere ossessive e tempo sincopato la storia prende corpo e si balza in un attimo dal dramma melanconico sentimentale a pura esplosiva comicità.

La regista, gioca con una paradossale vicenda umana, per condurre il pubblico ad una divertita ironia. L’aspetto comico scaturisce dalla tragicità del fallimento, presente in ogni essere umano.
Le delusioni circa le aspettative rendono ridicoli i rispettivi personaggi, e la loro desolazione interiore diventa comicità ancor di più, quando, per incapacità manifesta, accettano l’inaccettabile.

Gli interpreti creano un umorismo dirompente, tra battute e sketch esilaranti. Essi, tra sogni, difficoltà e rimpianto, recitano con naturalezza e mostrano di avere anche il senso della coralità nell’avvicendarsi in fulminei cambi di scena e battute al peperoncino. Una bell’interpretazione che sa porre in mostra i sentimenti dell’uomo comune attraverso il registro della comicità.

È piacevole vedere nel pubblico in sala la preminenza dei giovani, segno che nonostante l’imperante desolazione in campo culturale, il teatro può essere riscoperto dalle nuove generazioni, come luogo di unione tra pensiero e divertimento.

Riferimeti:
http://www.cittametropolitana.info/?p=639

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