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RECENSIONE: LA MADRE

2013-03-24 09:14 by elfa (letto 370 volte)
Da un promettente cortometraggio (Mamà) di qualche anno fa all'esordio deciso sul palcoscenico dell'horror commerciale, la strada è breve.

Da un promettente cortometraggio (Mamą) di qualche anno fa all'esordio deciso sul palcoscenico dell'horror commerciale, la strada č breve. Andres Muschietti, con il placet del nume tutelare Guillermo Del Toro, confeziona un film di paura con tutti i crismi: una storia cruda e inquietante, un dramma umano che interseca il sovrannaturale in una continua, snervante sovrapposizione di reale e fantasmatico. Le piccole Victoria e Lilly, scampate alla furia omicida del padre grazie a una misteriosa presenza, vengono ritrovate nel mezzo di un bosco dopo cinque anni, in condizioni animalesche, e affidate alle cure di uno zio. Parere di psichiatra vuole che le bambine, per sublimare violenze e abbandono, abbiano coniato la figura di una madre immaginaria, a cui continuano a rivolgersi. Ma l'entitą esiste davvero e non tarda a manifestarsi, strisciando e stridendo alle spalle dei personaggi senza mai davvero rivelarsi, ma insinuando il sentore di una minaccia incombente. La Madre sfrutta i meccanismi strutturali delle pił classiche storie di fantasmi, imperniandosi attorno al terrore che sempre suscitano i bambini solidali con l'occulto. Ma, nonostante la forma canonica, sono pochi gli elementi triti del film. Il ritmo non č concitato e non ascende condensandosi nelle solite scene clou, ma si mantiene costantemente torbido e pacato, inducendo nello spettatore uno straniamento perenne e totale, che non concede tregue. La paura scaturisce dagli ingredienti basici della visione, senza bisogno di ricorrere ad artifici mostruosi. Il movimento meccanico, da prede braccate, delle bambine, i loro sguardi sgranati, l'interazione con la Madre condotta alle spalle degli adulti ignari, in un gioco di parole sussurrate e gesti d'intesa che le isola dalla normalitą in cui il mondo reale vorrebbe ricondurle, tutto concorre a creare uno stato di tensione permanente e pervasivo: una crinolina sottile, che avvolge la narrazione dall'inizio alla fine. Il sottotesto psicologico non č da sottovalutare: il film allude, a suo modo, a un percorso di riabilitazione dell'infanzia interrotta, che rischia, se lasciata a sč stessa, di sfuggire l'aderenza alla realtą e rifugiarsi in una dimensione alternativa, gravida di pericoli. Ma la Madre č e resta, prima di tutto, un horror da manuale. Una di quelle ghost stories che non si dimenticano e che vanno ad ingrossare il fiume delle nostre paure, pronto a sollevarsi dopo il tramonto, quando si č soli in casa e il miagolio improvviso del gatto fa sobbalzare.


a cura di Elisa Lorenzini

Si ringrazia per la collaborazione

il portale Cinema4Stelle


 
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