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Pompei - recensione

2014-03-24 16:17 by Michela Zanarella (letto 480 volte)
Paul W.S. Anderson dopo I tre moschettieri torna dietro la macchina da presa

Paul W.S. Anderson dopo I tre moschettieri torna dietro la macchina da presa per un altro film in costume, accostando elementi storici -come la distruzione di una città- a scene action che tanto ci ricordano battaglie tra gladiatori già viste, restituendoci un film che si basa principalmente sulla spettacolarità degli eventi - grazie anche agli effetti visivi 3D che ne esaltano la storia- che sui fatti stessi. Pompei prodotto dalla Summit Entertainment, è la leggendaria città in cui si ambienta questo disaster movie che mette in scena una vera e propria lotta per la sopravvivenza. Cassia (Emily Browning), bella figlia di una delle famiglie più potenti della città, sta tornando da Roma verso Pompei quando lungo il tragitto incontra una carovana di schiavi. Tra questi, Milo (Kit Harington), uno schiavo ed invincibile gladiatore. Tra i due si instaura subito, dai primi sguardi, una dolce simpatia. Quando il Vesuvio esplode con un torrente di lava incandescente, distruggendo l'intera città di Pompei, Milo si vede costretto ad abbandonare la città e a salvare la sua amata, (promessa inizialmente ad un corrotto senatore romano) mentre quella che un tempo era una splendida città gli crolla attorno, distrutta dalla potenza devastante del vulcano. Ceneri, detriti, esplosioni e lava incandescente riportano lo spettatore indietro nel tempo in una realtà conosciuta solo attraverso i libri. Il regista, amante di storia e da sempre affascinato, soprattutto, dalla vicenda di Pompei, ha ricostruito un film d'azione epico con tanto di incontri-scontri tra gladiatori, intrighi politici e combattimenti cruenti il cui sfondo resta sempre quello dell'imminente cataclisma. Con il suo socio nella produzione, Jeremy Bolt, hanno passato sei lunghi anni per compiere ricerche e ricreare un giusto ambiente realistico e dettagliato che rendesse bene l'idea di un mondo distrutto ma allo stesso tempo di una avventura sorprendente. I costumi, i luoghi, il look complessivo del film è stato ben studiato dal direttore della fotografia Glen MacPherson, dallo scenografo Austerberry e dalla costumista Wendy Partridge, che grazie a un'abilità visuale e una grande competenza tecnica, hanno cercato di ricostruire, attraverso circa 30 set, un'ambientazione fedele a quella reale, una sorta di "Las Vegas dell'antichità" come dice lo stesso Anderson. Pare che Pompei fosse veramente questo: bordelli, osterie, luogo per goduriose vacanze. Disastri e avventura sono gli elementi cardine del film che ricostruiscono una delle tragedie più sconvolgenti mai successe al mondo: violenze, combattimenti e disperazione, sono accompagnati dalla storia d'amore dei due giovani, una storia fatta di sguardi, di un amore che non potrà svilupparsi realmente a causa dei tragici eventi. Milo è uno spietato guerriero ma al contempo è un eroe romantico addestrato al combattimento fin da piccolo, quando i genitori furono assassinati. Il nucleo del film, oltre alla distruzione dell'intera città, è questa appena accennata storia d'amore che condisce ma non insaporisce. Pompei viene descritta quasi come una comunità colonizzata, ostile a Roma e sembra che l'eruzione del vulcano sia alla fine una sorta di castigo divino che punisce le colpe degli uomini (anche se a subirne le conseguenze sono proprio i pompeiani vittime di una Roma tiranna). Tutto brucia ma poco rimane.. un pò come il film.


a cura di Maria Azzurra Carmosino


Si ringrazia per la collaborazione

il portale Cinema4stelle.it

 
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