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"Mia madre è un fiume" - Donatella di Pietrantonio

2011-02-23 21:57 by elfa (letto 771 volte)
Il romanzo d??sordio di Donatella di Pietrantonio - Racconta di una madre il libro di Donatella di Pietrantonio su cui la Castelvecchi ha deciso di puntare.

Racconta la storia di una madre il libro di Donatella di Pietrantonio, scrittrice abruzzese su cui la Castelvecchi ha deciso di puntare pubblicandone il romanzo d’esordio: “Mia madre è un fiume”.

Due donne, ciascuna con la propria famiglia che inevitabilmente si intreccia a quella dell’altra: la prima è la madre, la seconda la figlia. Due donne il cui rapporto non è mai stato facile, a metà tra la presenza e l’assenza, tra il detto e il non detto, tra i sensi di colpa e il sentimento di amore.

Quella raccontata da Donatella di Pietrantonio è la storia di un rapporto complicato tra madre e figlia, all’interno del quale molti di noi probabilmente si ritroveranno. L’improvvisa malattia di Esperia, che condanna la donna a una lenta discesa verso l’oblio corrodendone giorno dopo giorno la memoria, è il punto di svolta nella relazione tra madre e figlia. Senza di essa probabilmente non sarebbe mai avvenuto alcun ravvicinamento. Tuttavia, pur nel costante amore con cui la figlia accudisce la madre malata, resta palpabile la fatica di riuscire a regalarle quel perdono che la donna, inconsapevolmente, cerca.



Ciò che colpisce del romanzo è, a mio parere, la causa che nel tempo ha corroso il rapporto tra le due donne e che ha determinato una ripetuta assenza. Le motivazioni, infatti, non vanno tanto ricercate nei tratti caratteriali burberi di Esperia, quanto piuttosto nel contesto socio-economico e culturale in cui ella viveva. Quello cioè dell’Italia povera, contadina, agricola, allevatrice di qualche decennio fa, dove non c’era tempo, né soldi, per i bambini, per i giochi e per i regali e dove l’amore genitoriale non trovava altra espressione se non nelle ore passate chini sui campi, per procurare cibo e un tetto sotto cui far dormire i figli.

E’ proprio questo, forse, al di là della relazione madre/figlia in sé, l’aspetto più interessante del romanzo: quel saper ricostruire una società a noi oggi sconosciuta, o comunque dimenticata dai più. Ovvero, l’Italia di cui sono rimasti portatori soltanto i nostri nonni e che è bello, bellissimo a mio giudizio, ritrovare nelle descrizioni dell’odore delle stalle e dell’assenza di luce elettrica, dei lavori sui campi e dei magri pasti quotidiani.

Ancora più interessante è seguire l’evoluzione di questa società contadina e arcaica nella versione moderna che tutti noi oggi conosciamo e constatare, con un sorriso dipinto sul volto, come anche gli irriducibili agricoltori di un tempo si siano a poco a poco lasciati affascinare dalla tecnologia: la televisione, il trattore, l’elettricità, l’autostrada.

Così leggereMia madre è un fiume dà la possibilità di ritornare indietro nel tempo e di ritrovarsi calati in un rapporto d’amore ostacolato, in cui l’impedimento è ben diverso da quelli a cui siamo ormai abituati. Esso è infatti un ostacolo fisico, pratico, reale, misurabile in termini di fatica corporea e di denaro.

E’ proprio questo l’aspetto che più risulta interessante nel romanzo d’esordio della Di Pietrantonio. Un romanzo che la Castelvecchi ha scelto di pubblicare, alla costante ricerca di talenti letterari e di spunti narrativi poco scontati, meno ovvi, più riflessivi.

a cura di Chiara Giacobelli

Fonte:
Non solo Cinema

 
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