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Mancarsi di Diego De Silva

2013-07-13 09:21 by Martina Fiore (letto 285 volte)
"Narratore di situazioni, non di storie" così si definisce l'autore campano quando parla del suo ultimo libro

Nell'ambito della rassegna culturale To my Sweet South organizzata dal Centro Europeo di Studi Rossettiani di Vasto (CH), ho avuto modo di assistere all'intervento di Diego De Silva, autore campano ospite della rassegna, tenutasi il maggio scorso.

Nel presentare il suo ultimo libro, Mancarsi (2013, Einaudi, pp.104, euro 10,00) l'autore campano ha descritto come, nel corso degli anni, alla volontÓ di scrivere delle storie si sia sostituita in lui l'esigenza di voler narrare delle situazioni, dei momenti di vita, degli istanti capaci di uscire dalla pagina.

Dubbioso di fronte alla reale compiutezza di un romanzo che resti coerente a se stesso per un determinato numero di pagine, dall'inizio alla fine, Diego De Silva ha espresso cosý un' idea frammentaria e scomposta della vita, in generale, e della scrittura, in particolare.

Mancarsi arriva a tutto questo intrecciando le vite parallele,ma reciprocamente sconosciute, di un uomo e una donna sulla scena comune di un bistrot. Lui, Nicola, Ŕ amareggiato per la morte di una donna, sua moglie, che in fondo non lo aveva mai reso felice; lei, Irene, in preda ad una crisi matrimoniale, decide di andare via, accantonando il problema.

Ritrovandosi entrambi a vivere una fase critica della propria vita, in preda alla instabile precarietÓ di sentimenti e situazioni, Irene e Nicola si osservano e si conoscono solo da lontano; mancando l'uno all'altro per˛, sembrano riuscire a comprendersi.

Quello di Diego De Silva Ŕ quindi un libro destinato a rappresentare un'epoca, la nostra, in cui spesso l'assenza del qualcosa o del qualcuno che abbiamo davanti agli occhi tutti i giorni, si traduce in motore del nostro agire nell'ambito di una costante ricerca dell'altro intesa come sintomo di una natura umana desiderante, e bisognosa di soddisfare un ego che, per quanto possa apparire scontato, necessita e cerca sempre pi¨ di apparire e sempre meno di essere.

Mancarsi Ŕ richiamo d'attenzione su un'assenza peculiare relativa anche al nostro quotidiano cercarci dentro le parole e i discorsi degli altri; Ŕ la narrazione di una lontananza che ci vede protagonisti ogni qual volta, cercando di compiacere, ci dimentichiamo di essere. Non si tratta solo della restituzione della casualitÓ della vita ma anche di una curiosa e leggera analisi del mettersi in discussione di fronte agli eventi.

Spesso capita, a posteriori, di leggere nel passato la chiave del presente ma, altrettanto spesso, capita anche di non riconoscere la veritÓ se non quando si manifesta in modo violento e irruente.

╔ la perenne ricerca della felicitÓ sotto forma di benessere, di pace, di dinamica espressione di sÚ o sotto forma di amore, che spinge l'essere umano all'errore, alla fuga o semplicemente alla esplorazione del suo mondo.

Mancarsi Ŕ, dunque, un tentativo di spingersi al di lÓ della convenzione letteraria, attraverso una narrazione leggera ed essenziale, fotografata senza fronzoli nella scrittura; ma anche al di lÓ della convenzione logica che presiederebbe alla dinamica di un incontro. Mancarsi pu˛ voler dire cercarsi. Ma forse pu˛ anche voler dire trovarsi.

Martina M. E. Fiore

 
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