Online: 2 | LOGIN | English

Home Servizi Roster Parters Contatti

Scritti Inversi Naturelfa

Lincoln

2013-03-17 06:11 by Lozirion (letto 422 volte)
Il kolossal di Steven Spielberg che celebra il più amato presidente degli Stati Uniti


"Ci insegnano a ricordare le idee e non l'uomo, perchè l'uomo può fallire. L'uomo può essere catturato, può essere ucciso e dimenticato. Ma 400 anni dopo ancora una volta un'idea può cambiare il mondo". Così, negli istanti iniziali di "V per vendetta", la voce fuori campo della protagonista racconta lo spessore e l'importanza delle idee giuste. In "V per vendetta" il riferimento è a Guy Fawkes, eroe britannico che nel diciassettesimo secolo fece di un'idea il pilastro portante dei suoi ultimi anni di vita e di quel gesto che l'ha consegnato alla storia. Un eroe, un rivoluzionario, un uomo che credeva così tanto in quell'idea da non dormirci la notte per dedicarcisi anima e corpo, rischiando grosso ma senza mai cedere, fino alla morte. No, non sto più parlando di Guy Fawkes, e l'idea in questione non è quella di far saltare il parlamento inglese con i suoi lord, siamo invece nell'America della guerra di secessione, tra il 1864 e il 1865, e l'eroe, il rivoluzionario, l'uomo dall'altissima statura morale (oltre che fisica) è il sedicesimo presidente degli Stati Uniti, Abraham Lincoln.


Lincoln è il presidente più amato ed ammirato dagli americani, le motivazioni stanno tutte nel suo essere tutto d'un pezzo e nel suo credere fermamente all'uguaglianza di tutti gli esseri umani, e non c'è da stupirsi che la sua immagine sia legata ad una purezza di ideali e di azioni a cui pochissimi altri personaggi vengono accostati. Lincoln è il simbolo di una politica buona e senza pecche, limpida e bianca, senza ombre, ma non sempre per raggiungere gli ideali più puri si percorrono strade assolate, anzi, il più delle volte bisogna attraversare antri oscuri, e soprattutto bisogna sporcarsi le mani, utilizzare i mezzi che sono giustificati da un fine altissimo, ed è proprio questo quel che Lincoln ha fatto, ha barato, mentito, corrotto e abusato della sua posizione e del suo potere, sfruttando persino i poteri di guerra con i quali la costituzione americana garantisce al presidente la libertà quasi assoluta in caso di situazione belligerante, tutto questo per far approvare il tredicesimo emendamento, probabilmente il più importante di tutti, quello che in piena guerra civile conferì uguale dignità al popolo nero rispetto ai bianchi, abolendo la schiavitù.


E' proprio sul tredicesimo emendamento, ed sul percorso dissestato per il quale l'america dovette passare, che Steven Spielberg ha scelto di puntare la macchina da presa per il suo nuovo kolossal semplicemente intitolato "Lincoln", portando sul grande schermo le vicende del più coraggioso presidente che gli Stati Uniti abbiano mai avuto. Il regista americano sceglie infatti di focalizzarsi sugli ultimi quattro mesi di vita di Lincoln, quelli in cui il presidente sentiva che il momento era propizio per quel chiodo fisso dell'uguaglianza che l'aveva sempre accompagnato, ma la lente d'ingrandimento mostra soprattutto l'uomo che stava dietro alla figura autoritaria e coriacea del presidente, quell'Abraham Lincoln - interpretato in maniera magistrale da un Daniel Day Lewis in stato di grazia - sempre pronto a raccontare aneddoti più o meno inventati anche nei momenti di tensione, l'Abraham Lincoln amante del temporeggiamento che d'un tratto diventa frettoloso perchè l'occasione è troppo ghiotta per non essere sfruttata, lo stesso Abraham Lincoln che per perseguire la giusta causa sembra non dare importanza alla propria famiglia, salvo poi averla sempre costantemente in testa lacerandosi con i sensi di colpa. E' una celebrazione a 360° quella di Spielberg, distesa lungo le 3 ore di una pellicola dal ritmo lento ma efficace, girata in maniera impeccabile, con una fotografia eccelsa ed una gestione delle luci che regala una grandissima ambientazione alla vicenda. Si celebra il mito di Lincoln come è giusto che sia, mostrando le azioni sporche di cui si è macchiato, ma mostrandole con l'ottica di uno dei risultati più rivoluzionari della storia della civiltà moderna, ottenuto grazie a cariche pubbliche regalate in cambio del voto di favore, mazzette lasciate scivolare in compiacenti tasche, fino alle minacce e ad uno stratagemma che ritardò l'arrivo della delegazione sudista in cerca di un armistizio che avrebbe tolto ogni possibilità di approvazione dell'emendamento.


Quello che ne risulta, alla fine, è l'eroe assoluto, puro di cuore e deciso a perseguire i giusti intenti, a qualunque costo, fosse il rischio quello di perdere la fiducia del popolo bianco, della propria famiglia, o persino di morire, un eroe che, come l'Andy Dufresne de "Le ali della lbertà", "Attraversò un fiume di merda e ne uscì fuori pulito e profumato". Certo, il film è ciò che di più celebrativo e buonista ci si potesse aspettare, e le critiche a Spielberg per il sapore zuccherino della pellicola non si sono fatte attendere, ma ogni tanto fa bene farsi raccontare storie come questa, e poco importa se il film aggiunge poco o nulla a quel che già i libri di storia raccontano, "Lincoln" è un gran bel film, che trasmette un po' di speranza che la politica dei giorni nostri (non solo quella americana, anzi....) possa scrollarsi di dosso decenni di sporchi interessi e tornare ad essere il faro del proprio popolo...


 
Mi piace Non mi piace


I PIU' POPOLARI

I PIU' LETTI