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LA VEDOVA (romanzo) Cap. II

2013-05-18 10:18 by Gabriele Prignano (letto 319 volte)

                                  LA VEDOVA

                                     Cap.  II


Non può essere che un uomo a trent’anni suonati, grande e grosso come una quaresima, debba ancora starsene attaccato alla gonnella delle zie: farsi sfamare, vestire, servire, coccolare, eh, no! Basta, ora! Io dico che è troppo. Uno schifo! Avrà anche una brutta storia alle spalle, non lo nego, no,  lo so  che i genitori erano poveri, perché avevano già una bella carrettata di figli e perché hanno deciso di abbandonarlo nelle mani di quelle due vecchie streghe. Non lo nego, questo, no! Anzi, diciamo anche che ha bisogno di affetto, di protezione, di qualcuna che si prenda cura di lui. Ma chi io sarei, allora? Cosa rappresenterei io per lui?  Perché non le fa a me le sue confidenze? Perché non mi parla, mi nasconde tutto, gli viene il mal di pancia se a malapena azzardo qualche domanda? Mistero! Sono davvero strani questi uomini, davvero fatti male, ma proprio male male e hanno ragione le donne a fare le puttane, una scelta difficile, io non ne sarei capace, ma quanto le invidio, Dio mio, quanto vorrei anche io mandare a quel paese l’amore, la sincerità, la tenerezza e tutti gli altri sogni nei quali noialtre donne ci culliamo, passando la nostra vita ad illuderci che poi l’amore esiste davvero e che prima o dopo arriverà anche per te il sospirato giorno dei baci e degli abbracci. Puah! Non ci credo più. Perché mai, dico, lui a volte manco mi guarda in faccia, non parla, finge di pensare, ma che avrà mai da pensare uno che mangia e beve a sbafo e poi, mangiato e bevuto, viene a farti visita e di nuovo beve e fotte sempre a sbafo? Niente, non ci ha nulla, io dico che quello ha la testa vuota, libera, ha trovato la scema che non si fa mica pregare ad allargare le gambe e ad invitarlo, se vuole, ad accomodarsi tranquillamente e senza fretta, fare tutto quello che gli piace di fare!...Dio, spero che frattanto il fuoco in cucina non mi bruci anche la pentola e il baccalà!...Ma non mi rassegno, no. Giuro che la paga se scopro l’inganno. Sarò chiara, un giorno. Voglio saperlo, capirla bene ‘sta storia. Ha problemi? Quali? Perché non ne parla, allora? Sfogarsi di tanto in tanto, ammesso che davvero abbia dei problemi, mica gli farebbe male. Ma non me lo lascia toccare questo tasto, Riccardo! Neanche gli puoi dire niente, perché col carattere chiuso che ha, mica si sa come reagirebbe, e così, volente o nolente, resto ancora una volta sola, senza un uomo, senza una carezza e senza nemmeno una parola di conforto. Io, invece, mi comporterei molto diversamente, perché ho un altro carattere, un’altra educazione, io, ma lui è fatto così, prendere o lasciare e quasi quasi mi decido e gli dico arrivederci e grazie. E chi s’è visto s’è visto. Chiusa una seconda parentesi. Poi parleremo della prima. E’ destino, dai! O mi tocca prendere atto che in fondo tutto ha una sua logica, in fondo sono affari suoi, no? Io, in fondo, non sono ancora nessuna per lui, ci siamo appena conosciuti, sarà si e no un mese da quel dannato giorno. Ma, per tornare alle zie, io dico che la verità potrebbe anche essere un’altra, che è lui che se le gira e rigira, si fa dare il denaro, le lascia sole e prende il treno per venire qui da me a passare una bella vacanza. E, quando è stufo, un bacetto e torna da loro, per ripetere la storia dopo una settimana o dopo un mese, insomma, quando gli fa comodo a lui! Dritto il giovanotto, eh! Questo si è capito subito, che gli piace la vita comoda, lo spasso e la femmina, specie se ha due belle cosce come le mie! Ma mica ha trovato la scema, eh! Io faccio finta di niente finché voglio, ma poi un giorno tireremo le somme e saranno guai per lui se i conti non tornano. Giuro che si ricorderà di me per tutto il resto della sua vita, ammesso che lo lasci ancora vivere, s’intende! Già, fa il finto tonto con le povere zie, lui, perché ha capito che loro vivono solo per lui, che basta che lui apra appena la bocca e loro restano come incantate, sorridono come due ebete o spuntano addirittura le  solite lacrimucce, per l’emozione. E non gli fanno mancare niente, darebbero la vita per lui, vivono solo e esclusivamente per lui. Poverine! Chissà che colpo per loro se un giorno a lui saltasse in mente di restare qui, con me, sempre e solo con me. Forse, chissà, può anche darsi stia solo aspettando un fischio per decidersi, tornare, riabbracciarmi, buttarmi sul letto e mangiarsi tutto di me, dentro e fuori, anche il cuore. E perché no? Sono mica da buttare via, io! E dove la trova, poi, una tosta e fresca come me, piena di salute e di voglia di fare l’amore a qualunque ora, di giorno di notte, dormendo, mangiando e, se vuoi, anche cucinando? Gira, gira e guardati un po’ attorno: se non sono vecchie, sono storte. E se non sono storte, c’hanno i loro bei difettucci ben nascosti, ben coperti. Prendine una a caso e portatela a letto, dalle una “bottarella”! E poi vieni a raccontarmi com’è andato l’affare, su, su, coraggio!  Fesso però non è e non ci prova, lo so, perché ci ha trovato lo zucchero da me, gli è bastato affondare una mano per capire che qua, addosso a me, di roba buona ce n’è in abbondanza, da sfamare un esercito, caporali e generali compresi. Ma dopo, però punto e daccapo. A pancia piena ragiona diversamente, il signorino, comincia a girarmi di nuovo le spalle, a farsi pregare, a farmi piangere, come ha già fatto tante, troppe volte. Stavolta però sarei davvero una scema patentata se ci cascassi ancora, non mi resterebbe che lanciarmi a capofitto giù da un ponte per completare il capolavoro, se mi sprecassi ancora per lui. Ma, poi, io ammazzarmi per lui? Scherziamo? Sono forse matta? Ma su, su, basta con questi discorsi, dai! Insomma, o si chiariscono una volta per tutte le cose, oppure qua la mano, arrivederci e grazie, lieta di averla conosciuta. Qua la mano e stop! Stop, ho detto. Finito. Si abbassa il sipario e la commedia è finita. Già! Una volta, due, tre, ma poi basta, no? Non sto mica qua ferma ad aspettare  lui, sai quanti ne trovo che mi si butterebbero ai piedi pur di avere il piacere di sfiorarmi appena! Giuro, però, che quella volta non la dimenticherò mai. Fu colpa mia, lo confesso, lui aveva cominciato benissimo, non sto a dire come. Ma poi, ecco, improvvisamente lo vedo impallidire e resta fermo, bloccato, dico, per via dell’odore dell’aceto che avevo addosso! Oddio, mi bruciavano le emorroidi, erano grosse come patate, me le sentivo sbattere addirittura tra le chiappe, giuro,  e non c’era altro rimedio, inutile usare creme e cremine. Ma ridevo come una scema pensando allo strano effetto che può provocare quello strano odore nel sedere. E lui peggio. E’ andato del tutto giù. Era avvilito, svogliato, imbarazzato perché pretendeva di mostrarsi ancora “uomo”, pur non avendone il potere. Non riusciva a raccapezzarsi e io, matta, continuavo a ridere e logicamente fingevo di non capire il motivo per cui se ne stava lì impalato a fissarmi, non potevo cero mettermi a spiegare che era un antico rimedio suggeritomi da Concetta, perché lui la odia, quella donna, e poi magari o mi voltava le spalle o, con la sua solita malizia, cercava in qualche modo di destreggiarsi lui con le mie povere emorroidi. Beh, questo francamente a me non sarebbe piaciuto, non glielo permetterei, perché ci giocherebbe solo lui, a me toccherebbe solo urlare dal dolore. Lo so, certo, che ci sono donne a cui questo piace, ma a me no, per niente, in fondo a goderci sarebbe solo lui e a soffrirne solo io. E sarebbe amore questo? No, per niente. Ho fatto male, forse, a dirgli di no, quando me l’ha chiesto? Chissà! Beh, io dico che se davvero ci teneva a me, non sarebbe andato via come una bestia, no? Si vede, allora, che doveva finire così, era arrivato il momento di dire stop, urlando e sbattendo la porta alle sue spalle. E io già lo sapevo, già l’avevo detto anche a Concetta che stava per finire tutto. E mica sbagliavo, vedi? Quel giovanotto non mi ha mai convinto del tutto, troppo furbo in realtà per i miei gusti. Vedrai, mi dicevo, che un giorno o l’altro scoppia la bomba, questo ragazzo non me la conta mica giusta. E infatti! Forse era tornato già con quell’idea di farla finita, era un pretesto l’aceto, me lo fossi spruzzato con un bel profumino non sarebbe cambiato nulla. Lui lo voleva e basta.

<> mi ha detto. E io:

<> E lui se n’è andato, infatti: ma guarda te che tipo! Mica ci ha pensato su. E’ scappato, per dirla esattamente. Squagliato, come un qualsiasi ladruncolo. Ebbene? Cosa si aspettava? Che lo richiamassi? Che piangessi? Che lo implorassi di restare? Ma sai quanto mi importa di un uomo così! Meglio perderlo che trovarlo, io dico. Eh! Nessuno li conosce meglio di me, gli uomini: o ti prepari a dire sempre si o li perdi. Questa è la storia. Tutti uguali, dai! In fondo, anche un po’ fessacchiotti, a pensarci bene, a loro basta un lembo di mutande colorate, viste e non viste, così, e ti cascano ai piedi come pere cotte e magari in quel momento ti salterebbero volentieri addosso, ti si papperebbero tutta intera, così come sei, vestiti e scarpe comprese. Ma poi, all’atto pratico, se ci sai fare, te li giostri come pupazzi, lasci che sbavino dalla voglia e poi li smonti e rimonti come vuoi. Ma al primo no che dici ecco l’esempio pratico che ho ancora davanti agli occhi, ti scappano dalle mani come anguille e vanno via, scompaiono! Boh! Mi devo ricordare di comprare un paio di fette di carne di maiale, dicono che faccia bene alla salute ed è già la seconda volta che passo davanti a quel negozio e non mi viene mica in mente di entrarci, perché è un periodo che mi scordo tutto, ma proprio tutto, chissà a cosa sarà dovuto, alla vecchiaia, forse? Ma devo comprare assolutamente la trippa, di quella non mi scorderò mai, la preparo come solo io so fare e faccio una cenetta da leccarmi i baffi e buttarmi alle spalle tutte le cose sgradevoli che mi stanno capitando. Speriamo, però, non arrivi il solito rompiscatole, capacissimo quello di riempirmi la casa di fagioli, ah, ma stavolta giuro che glieli butto in faccia e poi chiudo a chiave la porta, perché voglio mangiare da sola e in santa pace, gustarmi pranzo e cena e magari stavolta glielo dico chiaramente in faccia, che quando una è a tavola, tocca non disturbarla mai e per nessuna ragione. Non credo, però, di riuscirci, perché lo sciancato è fesso e assolutamente screanzato. Mi farà parlare, urlare, gridare. Magari andrà anche via, ma poi, dopo cinque minuti, eccolo di nuovo sull’uscio, impalato, a guardarmi con quei suoi occhietti tristi e speranzosi! Ma va’! Gli ci vorrebbe uno sputo nell’occhio, forse, altro che discuterci: ma chi lo convince, a quello? E sai quanto se ne frega, poi? Te lo sei trovato e te lo troverai in casa sempre quando sei a tavola o quando esci dalla doccia o quando sei mezza svestita, pronta ad andare a letto: ma che ci abbia una spia, dico? Tocca tenerlo d’occhio, però. Fesso è fesso, ma a modo suo e quando gli fa comodo. Pazzesco! Una volta ha avuto il coraggio di sollevarmi la gonna e io non me l’aspettavo e sono rimasta senza parola, rossa in viso dalla vergogna, e allora si vede che la scema sono io, perché non solo gli volto le spalle e mi chino, ma nemmeno gli ho dato uno schiaffo in piena faccia, così come meritava. Chissà poi che gli passava per la testa in quel momento, gli sarà salito il sangue al cervello, forse, perché ha visto un bel mappamondo a portata di mano e non gli è parso vero di poterlo agguantare. Oddio, ma non l’ha mai fatto, però, non potevo mica aspettarmi una cosa del genere, io! E poi, alla fine, gli avrò gridato porco almeno cento volte e mi spiace solo che abbiano sentito tutti nel mio palazzo, chissà che risate si saranno fatte, lo immagino, si! Ma il giorno dopo è tornato, tranquillo e felice, come mai nulla fosse accaduto. E allora io mi domando: ma è scemo o è pazzo? E si può combattere contro un pazzo? Me lo domando seriamente, perché glielo avrò detto cento volte che deve tenersi lontano da me, cosa dovrei fare, ammazzarlo? Logico che la prossima volta, se ci prova ancora, gli metto due dita negli occhi e la finiamo con questa storia della gonna corta che eccita e dà diritto alla gente di togliersi lo sfizietto di guardarci sotto. Beh, però, sai cosa penso a volte? Non ci credo più che debbano capitare per forza tutte a me. Ci deve essere una ragione, io dico. Ma quale? Sarà, penso, il fatto che vada io a cercarmele, ho sempre pietà di tutti, mi fido sempre, non so tirarmi mai indietro. Sono un po’ tonta, da questo punto di vista, io dico. O no? Certo che trovarsi in certe situazioni mica è tanto bello, a pensarci. Tocca, allora, cominciare a cambiare qualcosa. E lo farò, promesso. Comincio a tirar fuori le unghie e vediamo poi chi la spunta, dai! Devono rigare dritto tutti, dico, senza eccezioni. Orma questa casa è diventata peggio di un albergo, chi entra e chi esce, in qualunque momento  e a tutte le ore, persino la notte. E basta, no? Si fa presto a imparare a essere cattivi, basta volerlo. E se lo voglio, se mi ci metto, io, puoi giurarci mille volte su, a occhi chiusi, che è una passeggiata per me farli piangere tutti. E perché mai, poi, dovrei continuare a prenderlo sempre io in quel posto? Fare la fine di mio marito, poverino  - si fa per dire -  un colpo al cuore e via, dritto dritto in cielo, senza una parola e, fortunatamente, senza altri pugni in faccia a me, che non sapevo niente di lui, perché niente, dei suoi sporchi affari, lui mi ha mai detto! Beh, avrò tempo per ricordarlo nelle mie preghiere: ma è giusto pregare per un uomo che ti ha rovinato la vita, ti ha sempre ignorato  e, quando si ricordava di te, era solo per sferrarti calci nella schiena? Pugni, sputi, calci persino quando sono andato in ospedale, da sola, a partorire il mio povero bambino, morto forse proprio a causa delle tantissime botte ricevute dalla sua povera mamma, che lo amava, amava un criminale, lo adorava, malgrado le torture, quel suo guardarmi dall’alto in basso, quel suo trattarmi come fossi un oggetto superfluo nella sua bella casa, una scatola di salmone scaduta o un frutto marcito da buttare nel secchio. Oddio, quanto dolore, tutte le volte che mi torna in mente. Stanotte l’ho sognato. Lui ho sognato, non Riccardo: ma si può essere pazze fino a tal punto, dico? Sognare uno che ti ha reso infelice per ben nove anni e che, però, crepando, ha dovuto lasciarti, suo malgrado, interi quartini ai quartieri Spagnoli, a Toledo, e poi denaro, lusso, agiatezza? Ma lui era fatto veramente male, un camorrista gli faceva un baffo a lui, giuro! Troppo cattivo! E intanto, poi, vedi la fine che ha fatto? E allora perché tanta cattiveria, tanta inutile violenza? Perché? Si, lo so benissimo che avrebbe continuato ad aggiustarmi per le feste se non fosse morto d’infarto, anche se avessi continuato ad inginocchiarmi davanti a lui e a supplicarlo, così come ho fatto tante volte, di avere pietà di me, di ricordarsi che lo amavo, che lo avrei sempre amato, che sarei morta volentieri per lui. Puttana, mi gridava! Ci si riempiva la bocca di queste belle parole, lui. Ne gioiva. Gioiva nel vedermi ai suoi piedi, nel constatare che piangevo per lui, non per le percosse, no, ma perché avrei voluto abbracciarlo, baciarlo, stringerlo, avrei voluto lui, e lui solo, da amare e adorare notte e giorno, sempre. Pazza, ero! Ma non l’ho mai conquistato, non sono mai stata nel suo cuore: colpa mia? Non so! Intanto lo sogno, di tanto in tanto. Non mi è passata, nulla ho dimenticato, nulla!

Eccolo, infatti, lo sento benissimo ora, è la sua voce, è lui, me lo sto sognando ancora, lo rivedo ancora, davanti a me, e ricomincio a tremare e, istintivamente, mi copro il viso e ritorna la paura, e, con la paura,  tornano gli schiaffi, i calci, i pugni …

Eccolo! di nuovo mi getta contro il muro, mi schiaccia al suolo, mi picchia e io trattengo il fiato, stringo le braccia al petto, mi raggomitolo e sento l'umiliazione più del dolore e scoppio di nuovo a piangere, vedo lividi ovunque sul mio povero corpo, sulle mie braccia disgraziate, e non capisco, non vedo e non sento più nulla.
E mi sento inutile, mentre lui uccide la mia vita, spacca in due il mio naso, avverto un dolore lancinante,  ma non mi difendo, non  grido, e poi, se anche gridassi, chi mai potrebbe udirmi?

 Chi mai avrebbe il coraggio di soccorrermi?
E così, mi chiudo di nuovo in me, con le ginocchia contro il viso, il viso chino nel buio delle mie gambe
 stringo forte gli occhi, la mente è ferma, piango, di nuovo piango, ininterrottamente, né mi faccio altre domande, perché ancora oggi sento di aver colpa io e per paura di soffrire d'amore attutisco il colpo, pur sapendo di non essere stata mai amata. Ancora sentirò le sue mani che non potrò o non vorrò fermare, e resto a terra, calci sporchi, la vergogna, non mi riesce più di  rialzarmi, per amore di un bastardo ho nascosto sempre la verità,e non mi spiego perché
dovrei esserne  ancora oggi  innamorata.

Diceva che era stata la guerra ad aprirgli gli occhi, certe conoscenze, le “maniglie”, le chiamava lui, oddio! Spero non abbia fatto mai nulla di male, diceva che aveva conosciuto la miseria, la fame, le bombe, tutte cose giuste, se vogliamo, è dolorosa la vita, talvolta, lo so, ma io che c’entravo? Ho conosciuto anche io quel periodo, ma anche sangue, soprusi, ingiustizie: cosa dovrei fare io, allora: ammazzarlo? Perché mi trattava così, perché?

 Mi  mandava in giro con quattro straccetti addosso, perché, diceva, per me non c’era denaro, non voleva sprecare il suo bel patrimonio, no! Non valevo tanto, evidentemente. Ma anche io ho una dignità, o no? E poi, non erano mica questi i patti, prima di sposarci. Ricordo benissimo le sue parole.

<> mi disse e si toccava il petto lì proprio dove ci aveva il portafogli gonfio di denaro sporco. E io non lo sapevo, non lo immaginavo nemmeno cosa mi aspettava! E nemmeno s’è mai accorto quanti pianti mi facevo la notte, col cuscino schiacciato contro il viso, per non farmi sentire da lui, ma soprattutto per non prendere cazzotti, anche di notte, anche prima di dormire. E pensavo: <>. Ed è crepato lui, invece. E chissà frattanto  non si sia bruciato tutto in cucina, mentre io sono qui a ricordare e a piangere, mi dispiacerebbe, ma dopotutto non mi va ora di correre a guardarmi la pappa, sarò strana, certamente sono strana, ma vorrei che il mondo mi cascasse tutto addosso in questo esatto momento, con tutto il suo peso, con le tragedie, le lacrime, i pianti, le urla.

 In fondo, credo di avere già vissuto abbastanza, forse anche troppo. Oddio, ma amo o no Riccardo, io? Sono matta, dai, evidentemente. Mi torna in mente lui, lo sposo, coi suoi affari, di cui non mi ha mai voluto parlare, come fossi scema e non avessi già capito benissimo che non erano certo belle, le cose che faceva, ma tanto denaro chi te lo mette in mano gratis, chi te lo regala, dico? Eppure, quelle rare volte che parlava, si riempiva la bocca di parolone, tipo se ci sai fare, se ci capisci qualcosa, se non sei fesso, se sei gentile, eccetera! Ma dov’era la gentilezza in lui, quand’è che se l’è sognata? una razza, quella, che lui non ha mai conosciuta, evidentemente e non sapeva nemmeno dove avesse casa. Gli uomini gentili? Mosche bianche io le chiamo, e a ragione: porto ancora i lividi e le ossa spezzate, io! Ero più piccola di lui di tredici anni, eppure  praticamente ero io la sua mamma, dove non arrivava lui, quasi sempre ci arrivavo io. E per forza: capisco di più, ho fatto un’altra vita, io. A sette anni già lavoravo. Facevo il bucato a chi me lo chiedeva, per una briciola di pane. Ricordo che dovevo salire sulla sedia per arrivare fino all’orlo, perché ero piccola e bassa. Ho sofferto tanto. E tu guarda poi che fine mi è toccata fare: fare la mamma a un tizio che è mancato poco non mi  strangolasse, mi ha persino messo le mani alla gola, mi ha sbattuto contro il muro, mi ha sputato addosso e mi ha picchiato. Era una furia. Tremo ancora, a pensarci. E mica è servito  il mio amore per lui. Non serve mai la bontà, come si è visto. E allora mai più rifarò quell’errore. Mai sono riuscita a capire cosa ci sia dentro la testa di un uomo, forse solo il bisogno di vederti a gambe aperte, forse, passato quel momento, solo odio e cattiveria. Sarà diverso Riccardo? E chi, cosa me l’assicura, a me? Certo che devo aver sbagliato anche io in passato, non lo nego. Ma chi al mio posto avrebbe sopportato tanto? Eh, non credo ne esistano ancora di donne come me, disposte a buttare giù nello stomaco tanto dolore e tanta rabbia, quanto sono stata capace di inghiottirne io, senza mai fiatare, senza mai ribellarmi, perché temevo di rovinare tutto, di mettere la parola fine ad una storia che era allo steso tempo la mia tortura e la mia speranza. Mi faceva una rabbia del diavolo, però, vederlo, quelle rare volte che gli veniva il capriccio di fare l’amore, avvicinarsi piano piano, prendermi per i capelli come fossi una bambolina, e pian piano abbracciarmi e poi spruzzarmi come in un vaso da notte..uno, due minuti al massimo, di corsa, stavolta, come se anche a letto gli corresse dietro la polizia, e poi addormentarsi subito, felice e beato, sicuro di averle fatte perbenino le sue cose. Chissà non si aspettasse anche una medaglia da me?

Beh, ma non ci entrava nient’altro in quella testa, lo so: affari, denaro e basta, altro che amore! Ma che ci fai di un uomo così, dico? A scuola si dovrebbero decidere a mandarli, grandi e grossi ma ignoranti più di una capra, per imparare le cose essenziali per evitare di rovinare la vita ad una povera disgraziata e anche la propria, si, perché in fondo mica era felice lui: glielo leggevo in faccia quello che lui non poteva o non voleva dirmi con la bocca. Avevo imparato a guardarlo dentro e perciò mi faceva pena, perciò ne ero innamorata, perciò sopportavo tutto, anche l’impossibile. Fossi uomo io, però, sarebbe davvero bellissimo, ci starei dentro ore intere, mica è un sacrificio, anzi! mi ci farei una casa guarda, non ne uscirei più, nemmeno se mi prendessero a schioppettate, nemmeno se mi imponessero lo sfratto coattivo, giuro, con le guardie dovrebbero tirami via, con la violenza: quella che, purtroppo, conosco bene io!

Oddio, stamattina non ci sto affatto con la testa, ma tremavo al solo pensiero di rimanere ingravidata, praticamente per un paio di minuti di spasso per lui. E così è accaduto, purtroppo, e poi io volevo crescerlo come ogni mamma desidera fare, e lui invece no, non voleva assolutamente che nascesse, voleva che crepasse dentro la mia pancia, ecco perché ci si accaniva ed erano schiaffi e pugni la mattina, a mezzogiorno e a sera. Bestia! Beh, e ora eccoci qua,  io da Napoli sono finita a Roma e lui al cimitero, ma mi tornano sempre in mente quei momenti e piango si, se penso alla mia vita da schiava, sempre pronta a dirgli si, pronta a raccattare i suoi calzini e le sue mutande lasciate in giro per la casa, a fare la cuoca, la serva, la mamma e l’amante,  a fare pulizia, bucato, pranzo e cena, tutto e sempre per lui, tutto solo nella speranza che qualcosa cambiasse, che avesse pietà di me, che almeno si accorgesse di me, che esistevo, che c’ero, che l’adoravo, malgrado tutto. Mai, però, ha voluto capirmi, faceva sempre esattamente il contrario di quanto gli chiedevo, forse non gli andava giù il fatto di avermi sposata, sono stata sempre un’estranea per lui, una alla quale necessariamente ogni mattina doveva consegnare qualche spicciolo per la spesa, ma io quei quattro centesimi di carità sapevo usarli come si deve, li maneggiavo con cura, li facevo crescere, moltiplicare, per non essere costretta all’ennesima umiliazione, perché bisognava genuflettersi davanti a lui prima di chiedergli del denaro! No, diceva, bisognava fare ogni cosa come gli diceva il suo cervello, sempre, e s’è visto poi dove l’ha portato la sua testa, l’avrà consumata a furia di usarla notte e giorno per i suoi strani giri e secondo me nemmeno in quegli affari era poi quella cima che credeva di essere. Si vede allora che la fronte bassa significa davvero qualcosa, un brutto segno, e poi, oddio! Come fa un omone violento come lui a spaventarsi per un dente cariato, voleva sapere da me se è possibile morire per un graffietto alla mano: ma dico, a scuola che ci si va a fare, non ti hanno insegnato niente, solo a maltrattare tua moglie, scemo? E poi la notte, chissà perché, sprangava uscio e finestre e veniva a letto coi suoi soliti modacci e si attaccava dietro di me e la mano sai dove la teneva tutta la notte? Là, sul mio povero sedere, naturalmente. Gli uomini corrono sempre tutti lì, ti amino o ti disprezzino, non fa differenza, lui infatti si ricordava che la moglie aveva un bel culetto solo la notte, e nemmeno sempre. Che strani, gli uomini! Prendi Gaetano, per esempio: non ce l’ha proprio la testa lui, questo lo so, è scemo del tutto, ma mi sta sempre tra i piedi, o lui o un altro uguale a lui. Mai che arrivi quello giusto, no, sarebbe davvero bello, ma si vede che non me lo merito ancora, evidentemente, oppure è destino, deve andare sempre così e basta, mettiamoci una croce su e tiriamo a campare, dai! Proprio vero, secondo me, che c’è chi nasce con la scalogna e chi no. Io sono tra le prime, si, comincio proprio a crederci che un marito delinquente non mi è capitato per caso, a me! E’ destino, così come un brutto destino è toccato a tutta la mia città, una scalogna peggio di me, forse. E tu guarda, infatti, che città disgraziata è Napoli: se la stanno pappando tutta intera, pezzettino dopo pezzettino, stanno grattando anche la crosta terrestre, maledetti cagnacci, la stanno pelando piano piano come fosse una patata. E’ vecchia ormai la storia, ci hanno fatto persino un film, ma a che è servito? Un giorno o l’altro si venderanno anche il Vesuvio, tanto chi li ferma più, ormai! E chi se lo comprerebbe, poi, il nostro Vesuvio? Ah, non dubito che se ne troveranno a carrettate di compratori. Gli affari si fanno in silenzio. Soprattutto all’oscuro. Con la scusa dell’edilizia, si fa questo e altro. E a sbagliare, ancora una volta, siamo sempre e solo noialtri, se ci fermiamo un momento a riflettere. Per esempio, perché non cominciare a insegnare una materia nuova nelle scuole? Potrei addirittura farlo anche io, personalmente, un corso triennale di addestramento a mentire! Si potrebbe, volendo, farlo anche per corrispondenza,  tutto diventa più semplice e facile, e ti eviti altri empiastri tra i piedi: busta, francobollo, un paio di leccate ed è fatta! Questo si che si chiama ragionare, è proprio così che si mettono le toppe, no? La chiamerei menzogna didattica, o meglio: didattica della menzogna. E fosse vivo ancora lui, si che ne vedremmo delle belle, insuperabile nel mentire come nel prenderti per i capelli e scaraventarti a terra, su questo non si discute, no! Ma si può insegnare questa robaccia, che è poi gran parte della vita, è realtà, verità, è ciò che un giorno se sarai sfortunato incontrerai anche tu e con quella dovrai farci i conti, imparare a conviverci o a lottarci contro? E intanto, però si continua a sbagliare, facendo pubblicità solo alla generosità, alla bontà, alla sincerità. Bene, benissimo, d’accordo, ci mancherebbe! Ma volete decidervi a mettere la povera gente in grado di capire che raramente incontrerà delle virtù in giro, nemmeno a cercarle col lumicino. Incontrerà, invece, come minimo, gente come mio marito, pronto a spaccarti la testa in due o a farti ruzzolare per le scale, esattamente com’è accaduto a me. E allora? Come ci si difende? Come e chi ci prepara, a noi poveri illusi? Ieri vedi?, è tornato di nuovo lo sciancato, sempre con quella idea in testa, inutile, nessuno riuscirà mai a convincerlo che è tempo perso, almeno con me, che può risparmiarsi benissimo di sprecare uova fresche e fagioli: mai gliela darò, non gli darò mai nemmeno le dita di una mano, giuro. Però io lo continuo a ripetere che secondo me è scemo per modo di dire:ci capisce parecchio, invece, ha fiuto, sente l’odore lontano un miglio con quel suo nasone, insiste a guardarmi   - me ne sono accorta anche ieri! -  con quei suoi occhi storti e a leccarsi i baffi. Però, se continua a comportarsi così, si vede che è convinto che la scema sarei io e che prima o dopo gli dica: <> Se lo sogna questo, ovviamente. Però a volte penso che siamo fatte proprio strane, noi donne, troppe fosse, buchi e cose pendenti, sembra fatto apposta per invitare a succhiare, premere, entrare, uscire! Con un po’ di pazienza ci si poteva creare diversamente, senza tutta questa roba e queste cose inutili e questi arnesi. Chissà  - oddio, guarda ora che mi salta in mente! -  se un giorno fingessi di dormire quando arriva quel matto, no, no, meglio fingere di cascare svenuta davanti a lui, con un po’ di zinna e un po’ di coscia bene in vista, chissà cosa farebbe lui, sarei proprio curiosa di saperlo, magari crepa, speriamo di no, non mi piacerebbe avere un morto proprio qua, in casa mia. Forse si precipiterebbe a farmi la festa, mi si butterebbe addosso come un falco, non gli parrebbe vero di potermi azzannare come un pezzo di pane fresco e dopo, no, no, anzi prima mi morderebbe tutta e mi sbaverebbe addosso. Ho qui davanti ai miei occhi la scena completa: mi strappa i vestiti, poi mi solleva, poi mi rigira e poi comincia a ciucciarmi e a spupazzarmi, farmi gocciolare la saliva di cane arrabbiato fin dentro le orecchie! E cos’altro ti aspetteresti da un pezzente come lui? Beh, guarda però come passa il tempo, comincio già  a sentirmi un po’ vecchia, ma perché pensarci, poi? E’ presto, dai! Per rughe, acciacchi, malattie, morte!Ecco! La morte! Non mi fa paura, a me. Pronta a giurare. Ne ho visti morire sotto le bombe, nell’ultima guerra. Giovanissimi!!! E tantissimi ne ho visti andarsene senza avere nemmeno avuto il tempo di salutare i propri cari. Quanti! Un colpetto al cuore e via! Finish! E’ la vita, no? E’, poi, l’unica cosa giusta che ci ha mandato il Signore: uguale per tutti. Però immaginare me stesa sul letto, con fiori e candele tutt’attorno e magari qualcuno che finge di piangere un po’ mi fa senso, francamente questa scena non mi piace per niente, addirittura mi vergogno: ci ho già provato altre volte, mi sono distesa sul letto, con le braccia incrociate sul petto, strano  ma mi viene da ridere o mi vergogno pensando a quanti, anche morta, si sforzerebbero di guardami tra le gambe. Che schifo! Ma è solo questo il motivo? Beh, dovrei chiederlo a qualcuno, ma a chi? Pochi sanno a stento persino perché sono vivi, figurarsi! Io dico che quando arriva l’ora, è arrivata e basta, amen! inutile dannarsi, inutile arrovellarsi il cervello per ottenere una risposta che non esiste. Però dev’essere assai brutto lasciare tutto e tutti da un momento all’altro, almeno ci venisse concesso di sapere quando! E poi dove si va? Ed è sicuro che si va, poi? Certo è un momento brutto per tutti, speriamo almeno arrivi il più tardi possibile. Io, per esempio, ancora non ho avuto il tempo di godermela un po’, la vita. Guarda che è una cosa davvero molto triste: morire senza aver vissuto. O, peggio, dopo aver vissuto come ho vissuto io! Quando mi capita di sentirmi un po’ depressa la prima cosa che mi succede è quella di perdere la voce, anche quando salutai per l’ultima volta lui ero senza voce, praticamente un filino, diciamo, e non pareva nemmeno la mia, giuro, stentavo io stessa a crederci che potesse capitarmi di piangere e parlare a quel modo.  Però è davvero strano trovarsi all’improvviso sola e abbandonata da parenti e amici tutte le volte che avresti bisogno di qualcuno, almeno una carezza, un sorriso, una parola di conforto, proprio come è capitato a me. Ma lo so già benissimo, io, lo so che morirò giovane e sola, da sempre ci penso, da quando ero ancora bambina e mi dicevo che non sarei andata lontano e, poi, nemmeno mi piacerebbe campare a lungo, che gusto ci sarebbe ad inghiottire sempre pillole amare, sempre storture e sempre falsità? Dieci anni ancora, si, ma bene, però, e ci metterei subito la firma, giuro! Invece potrebbe arrivare la sorpresa anche stanotte. Ti si presenta Lei, la Padrona e Signora, e ti ordina di seguirla: c’è stato forse qualcuno da che mondo è mondo capace di dirle di no, capace di ribellarsi? Non si può, è proibito. E quando arriva il momento non c’è nulla da fare, cara mia! Comincia a rassegnarti. E, se no, cosa penseresti di fare? Strillare? E chi ti sente? Dimenticato già: hai strillato anche quando ti massacravano e nessuno ti ha sentito, perché nessuno voleva sentirti. Scappare, chiedere aiuto? E a chi? Tempo perso, lo si sa benissimo. Tanto vale allora chiudere gli occhi e lasciar fare, anzi farsi trovare già distesa sul divano o sul letto, pronta a partire. Ma tu guarda un po’ che testa mi ritrovo stamattina!!! Non mi sono mai voluto dannare l’anima per cercare di capire se morire oggi o domani o, magari, tra cento anni, mai ci ho voluto pensare, mai mi è interessato. E ora invece? Si vede che è la depressione che avanza, penso io. Devo, però, ricordarmi di stringere forte le gambe in quel momento , quando capita capita, perché non voglio che mi si continui a toccare  anche da morta. No! Un amico medico una volta, a Napoli, mi raccontò una cosa orrenda, storie incredibili, inaudite che accadono dentro l’obitorio, specie tra i giovani medici. Violentare una morta! Non vorrei crederci, perché è terribile, insopportabile. Ci vuole un bel coraggio, io credo, bisogna essere peggio delle bestie, o sbaglio? Beh, ci starò molto attenta, giuro, non devo assolutamente permettere a nessuno nemmeno di avvicinarsi, nemmeno di sfiorarmi, nemmeno di guardarmi, chiaro? E poi verranno a prendermi, mi porteranno via, praticamente mi spazzeranno con uno o due colpi di scopa, come quella volta quando mi morì la micia e la lanciarono nell’immondizia, davanti ai miei occhi, senza riguardo e senza pietà. Tutto  può essere a questo punto, non mi meraviglierei più di niente, ormai. E’ insopportabile questo mondo, ecco! Oppure, penso io, qualcuno potrebbe avere la bella idea di tirarmi giù dal letto, afferrandomi e trascinandomi per i piedi, speriamo non sia Gaetano, però, quello proprio non lo sopporto, vederlo ancora qui è già una bella condanna per me. Una volta vidi un soldato morto ammazzato da una scheggia, fu quel famoso giorno che i tedeschi sparavano cannonate addosso alla gente dal bosco di Capodimonte, sperando di cogliere gli inglesi che si erano accampati ben lontani da loro. Furono i pianti e gli strilli della gente giù in strada a svegliarmi, era la fine del mondo proprio sotto il mio balcone e io vorrei tanto scordarmeli quei tristissimi momenti. Morì, dunque, il bel soldatino e, poi, chi altro? Ricordo, si, certo, morì anche il figlio del cenciaiolo,  lo vidi in faccia, si, mentre due donne lo trascinavano per i piedi, perché credevano o perché volevano crederci fosse ancora vivo… e poi più in là vidi due uomini che portavano via una donna svenuta, come fosse già morta. E ora, io dico, vorrebbero trascinare anche me come fossi un sacco? Ah no, mai! E’ davvero brutta l’ignoranza, però, prendere una donna svenuta e portarla via senza curarsi di tirarle giù la gonna, di evitare che gli occhi si posassero sulle sue mutandine. Che schifo! Mi fa uno strano effetto tutto ciò, giuro. Non mi riesce in nessun modo di giustificarlo, sei morta, d’accordo,  a te ormai non interessa più nulla di ciò che faranno di te: ma il decoro, la dignità l’umanità di quanti restano dove è andata a finire? Un giorno glielo dissi al mio tesoro:

<>

Io gliele dico sempre chiare e tonde, e in faccia, le cose: ma lui? Sempre punto e daccapo, come non avessi mai parlato. Eh, ma mi ci vuole uno con le cosine quadrate per farmi fessa, a me! Finalmente però, credo, deve averlo capito stavolta: attento eh!, meglio stare lontani da me, quando mi girano, è un consiglio, perché finalmente anche io ho imparato col tempo e saprei usarle benissimo anche io le mani, ora, volendo, se fosse necessario. Attento, dunque, ragazzo, eh, sei avvisato. E’ che non posso assolutamente soffrire le finzioni, sono stata fatta così e non cambio più, ormai. Ma mi manca forse qualcosa, a me? Volendo, ho un esercito intero a mia disposizione, alle mie spalle, volendo, un sorrisetto e sono tutti ai tuoi piedi. E tutte noi donne sappiamo essere maliziose, prendere quello che ci piace, lasciare ciò che non va, a meno che non capiti quello che è accaduto a me. Sappiamo fingerci felici o scontente, secondo il caso, e mai nessuno sarà in grado di capirci, di controllarci, di dominarci. Si illudono di essere loro i forti, ma forti in cosa? Nel bastonarci? E lui, invece, continua a sbagliare, non ci ha ancora capito niente , mi sottovaluta, ecco, crede evidentemente che io sia nata ieri: ma ora mi diverto io, volendo, faccio la scema anche io e poi vediamo dove vuole arrivare, il giovanotto!  Spesso mi fa l’occhio di pesce morto, mille complimenti, bella di qua, bella di là, raramente, però, un regalino, non pretendo mica tanto, un fiore, una rosa, diciamo, ma mica ha intenzione di sprecarsi, lui, tante, tantissime belle parole per una semplice bottarella e, dopo, una volta soddisfatto, mi volta le spalle e, felice e contento, apre la porta, un salutino e via. Di corsa! Ci fa proprio una bella figura, guarda, a comportarsi così. E io quasi quasi ci rinuncio, è l’ennesima delusione, pazienza! Quasi quasi gli dico:

<< Eh, no, basta ora! Sono stufa e, poi, chi me lo dice, a me, che dopo non vai a cercartene un’altra, se già non ne hai un’altra tra le mani?>>

Ecco, lui ancora si illude che io non capisca che, se scompare, una ragione ci dev’essere e che non serve uno scienziato per capirlo. Già, anche stavolta, vedi?, me lo sono andato a scegliere dal mazzo l’uomo adatto a me, vorrei vedere, però, se gli mettessi un bel po’ di denaro in mano la faccia che farebbe. Ah, mi piacerebbe vedere se ha il coraggio di aprire la porta e andarsene, perché io lo so che l’uomo è ingordo per natura,  vuole proprio tutto, arraffa a due mani, non si accontenta di spupazzarti gratis, vuole arrivare anche al denaro, mettere le mani anche sulla casa, se no è finita che il padrone è sempre e solo lui. Uno che, poi, ti racconta, che ha paura di un topolino, ma è davvero un uomo, mi domando? Fossi uomo io, francamente mi vergognerei, cercherei almeno di tenere tutto nascosto, di evitare il discorso delle paure, ma a volte è proprio stupida la gente, non arriva nemmeno a capire che si fa del male con le sue stesse mani. Brrr!!! Forse devo cominciare a fargliela vedere col cannocchiale, la bella mia cosina, se dovesse tornare. E’ l’unico modo per costringerlo a scoprire le carte e per farmi dire chiaramente il motivo per cui torna di tanto in tanto: cosa vuole da me? Ed è anche l’unico modo per cominciare finalmente a farsi rispettare, conosco certi scorfani di donne che fanno paura solo a guardarle, eppure, eccole! riverite e rispettate, perché evidentemente ci sanno fare, si fanno desiderare, non gliela schiaffano  subito in faccia, le danno il giusto valore, insomma. Vedi, allora, che ci ho ragione io? Più fai schifo e più ti rispettano, basta saper fingere, recitare, rendersi preziose. Tutte le fortune capitano a me, però. Abitasse almeno un po’ più vicino, potrebbe anche capitarmi di incontrarlo per caso. E invece no, è rimasto a Napoli, lui, in campagna, tra trattori, erba, mucche e pietrisco: proprio la cura adatta a lui, costruire case per conto d’altri, coi camion che caricano e scaricano, i trattori che vanno e vengono e gente che entra e esce. Impazzirei letteralmente io, al posto suo, non sono una che sopporta il casino e nemmeno il padrone che ti dà ordini: questo qua, quell’altro là, no, sbagliato,  ho detto là,  non qua, dove ce l’hai, la testa?! Però, se guardi bene, gli occhi di matto ce l’ha pure lui, si! Mi ha raccontato che chi lo comanda ha la sua stessa età, ma è un vero supplizio per lui. Mi ha detto che presto andrà in un cantiere con Luigi, mio nipote. Altro non ha voluto dirmi, anzi ho notato che è come si tappasse a fatica la bocca, quando affronto l’argomento! Boh! Sarà vero? E sarà vera, poi, anche la storia delle vecchie zie? Non può lasciarle sole, ora  - dice. E perché mai? Non ha il coraggio di parlar chiaro, di dire loro che anche lui ha diritto alla sua libertà, mica potrà vivere sempre attaccato alla loro gonnella, no? Dentro o fuori, insomma, ma io dico che la ragione è un’altra. Forse lui pensa al denaro che le due vecchie hanno nascosto sotto i mattoni della loro casa, forse, teme di perdere quella ricchezza e non vuole mollare, forse, ma sarà poi vera la storia di tutta questa ricchezza? Allora ha ragione mio nipote Luigi, quel ragazzo c’ha davvero le palle, io dico, parla poco, ma quando apre bocca ci azzecca sempre e, secondo me, ci ha visto giusto anche stavolta, dice che c’è tanto egoismo in giro, tanta falsità, ed è proprio vero, sai? E allora cosa dovrei aggiungere ora? Che l’unica scema ancora in circolazione sono proprio io? Scema, si, appunto, ma non me ne vergogno: continuo a fargli trovare il piatto pronto, al mio giovanottello, quando mi fa la grazia di venirmi a trovare, e poi gli preparo il letto, gli faccio fare l’amore, gli lavo e stiro persino le camicie! Insomma, ha trovato l’America, lui, in casa mia, e per forza ora devono venirmi le madonne, quando penso come mi ricambia. Niente, non esistono più gli uomini di un tempo, se n’è perduto lo stampo. E’ scomparsa persino la semplicità di una volta, anzi, quando una cosa ti sembra semplice, è proprio quello il momento che ti sbagli. Ma che motivo ha, mi chiedo, di ingannare proprio me? Gli ho forse fatto del male? Ed è appunto questo che mi sto domandando da tempo, notte e giorno, mica riesco a chiudere gli occhi, sai?, mica mi do pace: gli ho forse chiesto qualcosa? Gli ho forse negato qualcosa? LO sa bene anche lui, d’altra parte, che non voglio, non desidero, e non ho bisogno di niente, perché col denaro che mi ha lasciato quello mi ci potrei pulire il sedere, io! Ma stavolta, però, giuro che me la paga, non doveva trattarmi così: sparire senza nemmeno un salutino, senza nemmeno un colpo di telefono. Stavolta è lui che ci rimette, si, se si fa vivo anche solo un minuto, appena il tempo per dirgliene quattro, stavolta mi sentirà, eccome se mi sentirà!

Anche stamattina mi sono svegliata nera, non mi passa, no! Sembro una pazza, apposta non mi guardo più allo specchio, mi faccio paura a me stessa: ma dovesse arrivare lui proprio in quei momenti e vedermi in quelle condizioni, gli piacerei ancora? Penso proprio di no! Beh, si vede, per, che certe cose non mi riesce prprio di digerirle, mi restano qui sullo stomaco, non mi va più nemmeno di lavarmi, nemmeno di vestirmi e nemmeno di parlare. Sono diventata peggio di una mummia, ecco dove ti portano le delusioni, cavolo! E’ cambiato proprio tutto, vedi, sono cambiata soprattutto io: mi fa sempre male la testa, ho le vertigini, qualche dolorino, non riesco a stare ritta con la schiena e mai prima, nemmeno sotto le maledette botte che subivo mi sono mai sentita così. Mai mi succedeva di dimenticare ogni cosa. Mai! Ho perso persino la memoria, oddio, spero, proprio di non perderla del tutto, sarebbe davvero una gran brutta disgrazia, una cosa orrenda, mi vengono i brividi ora, solo a pensarci. Ma una vita disgraziata può provocare la perdita totale della memoria? Devo chiederlo al mio medico, voglio tranquillizzarmi, devo assolutamente sapere come stanno realmente le cose. Ma, a proposito ora, devo ricordarmi di telefonargli, al dottore, perché mi dovrà spiegare a cosa servono le supposte che mi ha prescritto: a stare meglio o a stare peggio?  Lo so che c’è gente che sta davvero male e io, rispetto a loro, non mi lamento mica, ma non è un buon motivo, credo, perché io sia obbligata a usare medicine che, anziché bene, mi fanno sentire anche peggio. Vivrò benissimo anche senza supposte, io credo, perché in fondo sto benino in salute, poi non mi manca niente, e va bene: Ma perché vivo, però? Che scopo ho io? Che ragione, che motivo, che senso ha la mia vita? Stamattina stavo male sul serio, ma davvero male, ma mi sono detta:

<>

E così mi sono affacciata alla finestra e mi sono detta:
<grazie, Signore! E inginocchiati! Digli:

<>

Non dire mai:

<>

No, non dirlo mai. Pensalo. Ma taci. E’ peccato dire grazie per chiunque il Cielo accolga tra le sue braccia. E, poi, senti questo profumo, quest’aria? Vedi questo sole, questo cielo? E’ tutto per te. E’ tutta roba tua!

Giusto, mi sono detta, proprio così. E mi sono preparata una bella colazione: latte, biscotti, cioccolato, frutta e ogni ben di Dio. Ma dopo mi sono di nuovo chiesto: E che me ne faccio ora di un’altra giornata, io sola, a parlare con le pareti, i quadri, il soffitto o a girare come una sonnambula per casa,  notte e giorno? Forse pretendo troppo o forse mi è partito il cervello, ma odio la gente che ti fa la posta solo per romperti le scatole, tutte le sante mattine, appena apri gli occhi. Mai una volta che mi sia azzardata io a svegliare qualcuno, ma loro, evidentemente, si sentono autorizzati a presentarsi in casa mia a qualsiasi ora, magari mentre  sto cercando un po’ di refrigerio sotto la doccia, col sapone che scivola lentamente lungo la schiena e il culo scoperto. La ragione è che vengono solo per arraffare qualcosa, girano tutto il santo giorno in casa altrui per potere, poi, spettegolare fuori o per convincerti di votare un amico carissimo, che fa comodo a loro, ma, secondo loro, anche a te. Anche a Napoli si fa così e, intanto, con la scusa dell’amico carissimo, se la sono mangiata viva, ma anche qui, a Roma, mica si scherza, anzi! Dev’essere così ovunque, credo. Inutile illudersi, allora. Si vede che è Dio che vuole che le cose vadano così, se no, per uno potente come Lui, mica sarebbe difficile dire basta, fermare la mano dei mariuoli e poi, perché no?, anche i terremoti, le guerre, la fame, e tutte le calamità naturali e non. Ragiono male, forse? O forse ci mette alla prova.

<> forse penserà. E allora anche stavolta ha ragione Luigi, lo dice da sempre che o si cambia il mondo o siamo destinati per sempre a subire e a tacere. Non abbiamo scampo, insomma. Però che bel cervellone, Luigi, non perché sia mio nipote, ma molti se la sognano una testa così, è solo un po’ troppo complicato per i miei gusti, in verità, i suoi guai lui se li porta a passeggio, non li abbandona mai, come fossero creaturine sue, anche alle giostre li porterebbe, credo. E’ una mandria scatenata di pensieri e di preoccupazioni che gli corre dietro, auguriamoci però non abbia davvero qualche brutto male, ma è già la seconda volta che finisce sotto i ferri e non vorrei ci avesse ragione lui, quando dice che ha i giorni contati. Oddio, un altro dolore proprio non mi ci vuole, non lo sopporterei, apposta l’ho portato qui, a Roma, per dargli un lavoro, ma anche per distrarlo. Spero, perciò, sia felice tutta la vita, se lo merita, uno così in giro non lo trovi facilmente, incontri, invece gente come Riccardo. Non è cattivo, no, non credo, ma qualcosa mi nasconde, lui, ci giurerei. Già! Evidentemente lui nemmeno immagina che noi donne abbiamo antenne speciali, a volte vogliamo illuderci, è vero, ma non ci sfugge mai il puzzo di bruciato, eh no! Riccardo si sarà detto:

<>

Bravo! Non sei scemo, vediamo allora, dai! Ma ricorda, però, che ne ho di cose da dirti al momento opportuno anche io, a carrettate, ti aspetto al varco, eh! Luigi, però, non ne sa nulla, non voglio sappia qualcosa, perché non voglio la guerra tra loro davanti ai miei occhi. Però non è giusto: l’uomo padrone e signore della terra. Non sto mica scoprendo l’America, lo so, ma, volendo, può farti figliare quando gli viene in mente e poi, magari, anche andarsene in giro a vantarsene, come se lo portasse lui nella sua pancia, il suo caro figlioletto. E noi? Zitte, per carità. E’ sempre colpa nostra, perché noi siamo fatte di ferro, subiamo tutto e sopportiamo tutto. Ma chi l’ha detto, chi l’ha scritto che andrà sempre così? Ora ricordo! C’era una sorca  gonfia come una botte ieri sera, giù nel cortile, l’ho vista mentre stendevo i panni. Io dico che ne avrà avuti almeno dieci nella pancia, più o meno, e passeggiava tranquillamente su e giù con l’aria di una gran signora e s’è persino accorta che la guardavo, la disgraziata, e avrei potuto benissimo lanciarle tutto il cesto coi panni dentro e schiacciarla, se avessi voluto, era giusto a tiro, guarda! Ma lei niente, non mi ha nemmeno curata e ha continuato a passeggiare su e giù, finché non mi sono decisa a chiudere la finestra, perché francamente non posso soffrire tutto quello schifo proprio sotto la mia finestra, ci dovremmo decidere a chiamare la disinfestazione, sarebbe proprio ora, credo, o no? Riccardo, me lo immagino già, non ci penserebbe nemmeno, scappa, lui, diventa bianco come un cadavere dalla fifa e dallo schifo e pensa solo a scappare, l’imbecille!  Una volta, ricordo, gli capitò di incontrarne una in strada e mi arrivò mezzo morto a casa e la notte manco a parlarne, ci provò, certo, ma senza risultato. Ricordo che quella volta, a furia di lisciarglielo, mi si atrofizzò quasi la mano, e lui mi disse solo grazie, ma era mortificato, me ne accorsi, gli spiaceva la brutta figura, non il fatto di non essere riuscito ad accontentarmi, ma hai voglia di lisciare, se la giornata è storta non ti resta che accendere un cero lì davanti e metterti il cuore in pace, perché sarà sempre tutto inutile, tutta fatica sprecata. Lo so benissimo, ormai, ma mi faceva pena, giuro che non pensavo a me, mi preoccupavo vederlo così cupo, così silenzioso da toccarti il cuore!

<> gli chiesi.

<> mi rispose lui  <>

E intanto, però, è normalissimo, ma sta ancora scappando, come fosse andata male solo per lui, per noialtre donne va sempre bene tutto, dobbiamo sempre fingere che ce l’abbiamo solo come decorazione, in realtà sta lì solo per loro, per noialtre, invece, è solo un peso e basta! Sapessi che fame, a volte! Ma, a proposito di fame, ricordo bene che in tempo di guerra mica si mangiava, una volta mi è capitato di non toccare cibo per ben tre giorni di fila, oddio, e chi potrà mai dimenticarlo quel brutto periodo? Eppure, anche in quel caso, si doveva fingere di stare bene, per non dare un colpo al cuore di mio padre, che stava già male in salute.  E che, però, capiva benissimo il dramma, perché ce l’hai scritta in faccia la tua sofferenza, solo i ciechi possono non vedere: ma che siano per caso davvero ciechi gli uomini che incontro io? Oddio, secondo me c’è qualcosa che collega stomaco e cervello, se no non si spiega perché quando hai fame in tutti i sensi  non ci stai più nemmeno con la testa. Ma il mondo, però, è pieno di gente affamata, non solo pane, non solo amore, c’è soprattutto la fame di petrolio, d’oro che scatena guerre e stermina innocenti. Ed è fame, questa, che non si sazia mai, non finisce mai, io dico che si sta preparando un bel futuro per tutti, chissà che razza di millennio sarà il 2000, io penso il peggiore, il più infame di tutti. Basta, chi vivrà vedrà, intanto io mi salvo ancora, ma i giovani come Luigi? Che faranno, che vita avranno? Quale futuro? Lui, poverino, è troppo ingenuo, ancora crede che il mondo un giorno cambierà, si dà da fare. Va persino alle manifestazioni in piazza e prende persino bastonate dalla polizia, perché lui ci crede davvero, dice che se si lotta, se non ci si arrende, è tutt’altra storia. Ma quale storia? Esattamente l’opposto di Riccardo, che cerca la storia tra le mie gambe o tra quelle della solita puttanella che incontri ad ogni angolo di via. Lui una scema l’ha trovata e avrà anche capito che non mi riesce di dimenticarlo, perciò è tranquillo e beato, perché sa benissimo ormai che lo spasso è assicurato. Va e viene quando vuole, servito e riverito. E nessuno fiata, a me manca il coraggio di chiedergli:

<questo e basta? Tutto qui?>>

Ricordo che una volta mi ha messo un cuscino sotto il sedere, per sollevarmi: Ma dove le avrà lette certe strane cose, mi domando?  Però a volte somiglia tantissimo alla buonanima, quando dorme, per esempio, ha la bocca spalancata e una mano sulla fronte. Glielo ho anche detto, fortuna però non mi abbia capito o sentito: gli uomini sono tutti fatti allo stesso modo, sono lenti, tardivi, soprattutto egoisti, perché io in quel suo modo di dormire ci ho letto tutta la sua beatitudine, la sua felicità di essere padrone e signore di tutto. Rosa Cutilli, però, non è scema come lui crede: io lo voglio, certo, lo desidero, lo amo, ma non può, non deve continuare così, apparire e sparire come un fantasma, e poi di nuovo apparire, proprio quando cominci a rassegnarti e a abituarti alla sua assenza. E’ un supplizio, io dico! Come quella volta, ricordo, che mi vennero le mie cose e lui desiderava fare ugualmente l’amore e anche a me sarebbe piaciuto, ma volevo darmi una sistematica prima, perché era un lago, come un rubinetto aperto e mi sono rifugiata in bagno e lui a gridare che doveva tornare a Napoli, non aveva mica il tempo di aspettare. Ma allora, se l’uomo è tardivo, devi essere svelta tu ed evitare domande cretine, del tipo:

<>

Ma dove lo trovi più il tatto di un tempo? , anche quello s’è perduto, e sempre per lo stesso motivo, perché l’uomo si crede troppo importante, è convinto di essere indispensabile e di aver diritto ad avere la dona sempre pronta ai suoi comandi. E invece io penso che ognuno dovrebbe capire l’altra, rispettarla, non pretendere, sbaglio, forse? Ma se stavolta aspetta un mio fischio per farlo ritornare, si sbaglia. Nemmeno morta, giuro, gli telefonerò. Ma lo so, io, perché non si fa vivo: è perché non sa prendere mai una decisione, ha paura di affrontare la situazione e magari si starà anche mangiando il fegato, perché io non gli invio nessun segnale, ma lo so, preferisce crepare pur di evitare l’umiliazione di presentarsi di nuovo in casa mia. Già! E’ l’orgoglio la sua rovina, io sarei più sbrigativa, se mi va mi va e se non mi va non mi va: punto e basta! Ma lui non ne è assolutamente capace e poi, se prova ad aprire la bocca per una spiegazione, finisce sempre per complicare le cose e allora dovrei ficcargli un tappo in bocca, per farlo zittire, ammesso che torni. E poi ho visitato casa sua, è il suo esatto ritratto, ha avuto il coraggio di dipingere le pareti della sua camera di blu, ma scherziamo? Blu!!! Mi vengono i brividi, giuro, a pensarci. Secondo me, qualcosa non quadra nella sua testa e logicamente uno così non poteva non capitare a me, no? Io dico che quando uno è così o si affrettano a ricoverarlo o lo portano a casa mia. Mi dispiace, ma stavolta sono d’accordo con le sue zie: se si presentasse in casa mia con un pennello in mano, lo farei volare giù dalla finestra, lui e il suo maledetto pennello. Una volta gliel’ho detto:

<>

Mica mi ha risposto! S’è messo a ridere! Ma che ti ridi, dico, c’è forse motivo per ridere, secondo te? Boh! Comunque, se vuole tornare, io sono qui ad aspettarlo, non mi muovo: ma evitiamo almeno le guerre, per carità! Toh, e guarda ora cosa mi viene in mente: le fettine di maiale, la mia passioncella, gliene farei assaggiare anche a lui, se fosse qui, si, sono sicura che non andrebbe più via, gli direi:

<>

Ecco, se tornasse, lo prenderei per la gola, perché conosco i suoi gusti, il suo lato debole, sono sicura che solo così riuscirei a non farlo scappare più!

 ...continua                Gabriele Prignano

 

 
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