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La Madonna di Via Rialto

2012-07-02 08:18 by elfa (letto 451 volte)
Tra due settimane la seconda parte del racconto

I° PARTE


Borgo val di taro, 1909

Come ogni mattina il diligente e servizievole figlio del fattore mi ha portato Il Resto del Carlino che sistematomi sulla poltrona vicino alla finestra mi accingo a sfogliare. Molto risalto viene dato all’assegnazione del Nobel per la Fisica a Guglielmo Marconi: un riconoscimento che inorgoglisce tutta la nazione ma la mia attenzione viene richiamata dalla notizia dell’approvazione, da parte del Parlamento, di una legge che stabilisce il definitivo assetto istituzionale alle Antichità e Belle Arti disciplinando, per la prima volta tutta la materia inerente il patrimonio artistico, archeologico e storico del Regno d’Italia. Nell’articolo viene messo in risalto come la legge sia stata fortemente voluta e caldeggiata dal Direttore Generale del Ministero dell’Educazione Nazionale, Corrado Ricci. Già proprio il brillante giovane che appena laureato è stato mio assistente nella Biblioteca dell’Ateneo di Bologna.

Ho ancora vivo il ricordo di quella mattina di settembre, poco più di dieci anni fa, in cui si presentò a me per prendere servizio.

Prestavo la mia opera presso quella importante struttura da alcuni anni e oltre ad esserne diventato dirigente responsabile venivo considerato quasi un simbolo, al pari del grande ritratto di Umberto I° diventato re proprio negli stessi giorni un cui ero stato assunto.

Non tardai a rendermi conto come quel giovane, che da studente aveva assiduamente frequentato la Biblioteca, fosse un elemento molto preparato e di valore destinato a farsi valere, come poi diede conferma.

Aveva preso molto a cuore il lavoro che svolgeva con particolare diligenza e capacità. Mi piaceva trattenermi a conversare con lui e più di una volta lo invitai a casa mia dove ci dilungavano in discussioni e dissertazioni, spesso in compagnia anche di mia moglie che trovava interessanti i nostri discorsi.


Pensai di utilizzare il suo apporto per procedere ad una revisione e una nuova catalogazione dei vecchi manoscritti giacenti quasi abbandonati. Il mio giovane assistente prese questo nuovo lavoro con particolare entusiasmo in quanto (come lui stesso ebbe modo di rivelarmi) gli permetteva di compiere interessanti ricerche che sarebbero potute risultare utili al suo futuro di scrittore.

Fu così che una mattina lo vidi venire da me portando un vecchio libro rilegato in pelle scura con le borchie metalliche, sul cui frontespizio si poteva leggere “Cose seguite in Bologna che principia nel 1502 e termina il 1549

Il libro, vergato con carattere duro e lungo su carta grossa, conteneva, come indicato nel frontespizio, un diario degli avvenimenti accaduti in città nella prima metà del cinquecento.

Il mio giovane bibliotecario era affascinato dal contenuto del volume in quanto la lettura delle cronache passate, oltre a potersi rilevare dilettevole, costituiva una utile fonte per ricostruire un mondo scomparso o mutato.

- La storia dei fatti degli avvenimenti principali, come le guerre, le invasioni, le rivoluzioni - volle farmi rilevare - è sovente ripetitiva e niente può consentire la conoscenza delle abitudini di vita, la varietà dei costumi come la modesta opera di cronisti che si sono trovati a constatare ed annotare ogni aneddoto, ogni minimo avvenimento, lieto o doloroso, trasmettendo ai noi posteri notizie di delitti o di amori, nonché la cronaca di feste, balli, gazzarre carnevalesche, cerimonie e funzioni religiose, sciagure, supplizi, pestilenze.

Con soddisfazione mi rivelò che sin dalla lettura delle prime pagine, aveva potuto constatare come il cronista fosse stato un gran ficcanaso che non tralasciava il minimo fatto o pettegolezzo, avendo ben compreso la sua missione. Non perdeva mai di mira le brighe e le faccende della gente. Frequentava le piazze e i mercati, dei quali ne registrava le quotidiane novità. Parlava di fiori e piante, di stoffe e di gioielli, di libri, quadri, ceramiche, oggetti d’arte. Aveva diligentemente annotato nascite, matrimoni, funerali, delitti, indugiando su alcuni particolari, rimpiangendo la morte di donne giovani e belle, facendo rivivere con sentimento la vita della sua epoca. Fatti che il mio solerte assistente poi mi riferiva, sottolineandone gli aspetti più interessanti e mettendoli a raffronto con i giorni nostri.

Con il passare dei giorni mi accorsi che all’entusiasmo per la lettura stava affacciandosi in lui un certo turbamento, la cui natura era per me difficilmente individuabile.

to be continued....


a cura di Jean Claude Riviere



 
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