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L'ULTIMA FATICA DI ROMAN POLANSKY: CARNAGE

2011-10-27 13:57 by Tiziana Lungo (letto 835 volte)
Due bambini litigano in un parco ed uno dei due rimane ferito. I loro genitori si incontrano per cercare di affrontare “civilmente” la situazione.

Due bambini litigano in un parco ed uno dei due rimane ferito. I loro genitori si incontrano per cercare di affrontare “civilmente” la situazione. Da qui parte Carnage che il regista Roman Polansky ha tratto dallo spettacolo teatrale di Broadway di Yasmina Raza dal titolo “Il Dio della carneficina”.

Tutto il film si svolge in un'ora e venti minuti effettivi prevalentemente tra il salotto, la cucina, il bagno e uno scorcio di pianerottolo di un appartamento newyorkese dove pian piano le maschere del bon ton dei 4 protagonisti (Kate Winslet, Jodie Foster, John C.

Reilly e Christoph Waltz) cadono e la loro aggressività animale viene fuori. I sorrisi amari degli spettatori si susseguono durante tutto il film che mette in luce molte bugie sociali con cui ormai si convive ogni giorno che riguardano la famiglia, il rispetto degli altri e l'educazione.

Le due coppie di genitori vorrebbero risolvere tranquillamente il problema dei propri figli ma non ci riescono ed i toni aumentano sempre più fino ad arrivare ad una “carneficina” (ovviamente in senso metaforico) senza risolvere un granchè. I dialoghi, infatti, diventano come una sorta di incontro di wrestling psicologico ed in parte anche fisico.

Più va avanti il film e più sono loro i bambini anche se ogni tanto cercano di ricordarsi dove sono ma soprattutto chi sono ed i toni si placano nuovamente. Roman Polansky, infatti, dice che tutto quello che si agita sotto la superficie non è tanto bello da vedere: in fondo non siamo che animali addomesticati da noi stessi.

Il film è stato anche presentato all'ultimo festival del Cinema di Venezia dove è stato accolto calorosamente sia dalla critica che dal pubblico ma non è stato premiato. È un film graffiante e a tratti grottesco fino a travolgere lo spettatore in un insieme di stati d'animo soprattutto nel finale.

Il cast è ottimo ma rimane sempre la pecca dello “spazio unico”: sembra proprio di stare seduti sulla poltrona di un teatro e vedere gli attori in carne ed ossa che recitano a pochi metri da noi. A questo punto si potrebbe dire che il film non è tratto da un'opera ma è direttamente una traslazione dal teatro al grande schermo. Forse in questo modo il regista voleva fare un omaggio anche ad un altro film: “L'angelo sterminatore” di Bun-uel.

Le due coppie di Carnage infatti sembrano come bloccate nell'appartamento, prigioniere della casa in cui si trovano e sono incapaci di uscirne. Atto unico, pochi metri, pochi minuti, 4 personaggi che rappresentano altrettanti modelli differenti ma esagerati all'ennesima potenza: un film difficile da realizzare e dirigere ma Polansky anche questa volta c'è riuscito.

REDAZIONE ELFA

a cura di Tiziana Lungo

 
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