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L'incontro parte 3°

2011-07-31 14:14 by silvana puschietta (letto 370 volte)
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Il giorno dell'incontro si avvicinava e lei, guardandosi allo specchio, cominciò a chiedersi come l’amica l'avrebbe trovata. Senz’altro più vecchia! Pensò. Aveva poi quei capelli un po’ grigi, che ultimamente si era messa in testa di non tingere più. Stava male, sembrava più anziana. Non sapeva se andare subito dalla parrucchiera per farseli sistemare, o restare così com’era. Ci pensò e poi decise che in quel momento lei era così perché lo voleva e quindi qualsiasi cambiamento sarebbe stato una forzatura. Lei odiava non essere sé stessa. Era il suo modo di vivere! Sul lavoro, in famiglia, con gli amici, con i parenti, con la gente che incontrava per strada. Lei era così e così doveva essere accettata. L’incontro sarebbe potuto avvenire tre mesi prima e allora si sarebbe presentata con la sua bella testa colorata e giovanile, ma in questo momento aveva deciso di restare grigia e non voleva cambiare nemmeno una virgola di se stessa. Aveva timore; una gran paura che non si sarebbero riconosciute; che avrebbero scoperto di non essere più le stesse e che le vite vissute da entrambe le potessero nuovamente allontanare. La notte, prima della partenza, era molto agitata. Chiese al marito di darle un calmante e lui prodigo l'aiutò, dandole un pastiglia per rilassarsi. Stranamente non aveva fatto la valigia. Lei era solita, prima d’ogni viaggio, anche se pur breve, preparare minuziosamente qualsiasi cosa. Controllava nei dettagli tutto. Partiva dal bagno; raccoglieva ogni piccolo oggetto, sapeva cosa serviva ad entrambi. C’era lo specchio piccolo che di solito il marito le chiedeva sempre ogni volta che erano in un albergo per pettinarsi. C’era il filo infra-dentale, del quale lui non poteva fare a meno e poi le forbicine. Poi passava ai medicinali. Teneva sempre una borsetta in bagno con tutte le solite pastiglie che potevano servire in casi d’emergenza. Ma ogni volta ricontrollava tutto, perché qualcosa poteva essere stato usato altre volte, oppure, peggio, scaduto. Poi passava al comò e tirava fuori, contando i giorni di permanenza, il numero necessario di calze, di mutande, di magliette, di reggiseno, di camicie. Sceglieva con cura i pigiami, di lui e di lei. Prendeva dallo sgabuzzino le pantofole da camera e poi secondo la stagione sceglieva i golfini, i pantaloni e quant’altro. Lei sapeva come preparare la valigia. Era esperta. Il marito se ne vantava, quando a volte si era trovato solo in viaggio ritrovava sempre ciò che gli necessitava. Non mancava mai nulla. Questa volta però non sapeva cosa le stesse succedendo. Stranamente non aveva voglia di dedicarsi ai preparativi a lei consueti. Era sufficiente partire, andare ed incontrare l’amica. Il resto aveva poca importanza. Avrebbe potuto anche viaggiare con quanto aveva addosso. Sarebbe bastato! Nonostante il tranquillante, la mattina si svegliò prestissimo. Appena aperto gli occhi, pensò che sarebbe stata una giornata molto impegnativa, quindi doveva alzarsi presto per fare tutto. Cos’era poi ‘tutto’ ? I biglietti li aveva già prenotati la sera prima via internet. Doveva solo preparare un pranzo veloce da consumare prima della partenza. Accertarsi che le coincidenze dei treni fossero corrette e acquistare i biglietti della metropolitana, tanto da non dover rischiare di perdere del tempo prezioso. Preparare inoltre la valigia, avendo accettato la proposta dell'amica di passare una notte a Torino. Una calma apparente s’insinuò in lei. Non riusciva quasi a muoversi. La paura dell'incontro incalzava. A nulla servivano le parole del marito che cercavano di calmarla. Si guardava allo specchio e pensava a come l'amica l’avrebbe vista. Avrebbe sorriso o sarebbe stata delusa? E poi, a sua volta, come l'avrebbe vista lei? L’avrebbe riconosciuta? Nel corso delle telefonate si erano dette l’una che era con i capelli lunghi grigi e un po’ ingrassata; l'altra con i capelli rossi e ricci, esattamente del colore di quella famosa parrucca che aveva acquistato in Inghilterra durante la vacanza studio. Le venne in mente che in quell’occasione erano entrambe tornate a casa da Londra con minigonna e parrucca in testa. Pazzesco! Che cosa avranno pensato i loro genitori? Le avevano imbarcate con abiti molto sobri e curati. La mamma di Silvana aveva confezionato con cura dei completi pantalone estivi, le aveva comperato delle scarpe rosse coordinate alla borsa. L’aveva vestita come una principessa per la sua prima permanenza all’estero. La madre era orgogliosa della figlia e vedeva proiettato in lei tutto ciò che non era riuscita ad ottenere dalla vita. Aveva fatto sacrifici anche questa volta per renderla felice. Chissà cosa aveva pensato quando aveva visto arrivare la sua adorata figlia con una minigonna vertiginosa e una parrucca in testa di colore biondo cenere che copriva la sua bella chioma di capelli ramati. Avrà fatto fatica a riconoscerla? Forse, per il tempo passato, anche Silvana avrebbe avuto le stesse difficoltà a riconoscere Daniela, la sua amica di gioventù? Era in ansia. I suoi movimenti erano frenati dal timore dell’incontro. Era come se una parte di lei volesse correre e un’altra bloccarsi. Il marito capì tutto, prese la decisione e con calma le disse che potevano incamminarsi. Sarebbero arrivati in stazione in anticipo, ma almeno sarebbero stati sicuri di non perdere il treno. Sembrava che avesse letto nella mente della moglie, che improvvisamente si sentì leggera e pronta all’incontro. Per la prima volta salì su un treno senza portarsi l’usuale libro che sempre in ogni viaggio l'accompagnava. Si accontentò di una rivista che sfogliò distrattamente lungo il percorso. Non c’era spazio per niente che non fosse il pensiero per quello che aveva costruito dal giorno che aveva deciso di cercare la sua vecchia amica, compagna di scuola. Scambiava qualche commento con il marito su questo e quell’avvenimento, ma poi il pensiero tornava sempre all’amica. Come sarà? Quale sarà stata la sua vita in tutti questi anni? Quali saranno i suoi ragionamenti? Quale sarà la sua idea politica? Ricordava che quando erano giovani erano delle grandi pasticcione. Andavano in manifestazione con i ragazzi di sinistra e Daniela aveva i volantini del partito liberale. Durante tutti questi anni, da che parte sarà stata? Sarà una signora della borghesia torinese, o un’ intellettuale della sinistra radicale? Intanto il treno correva. Guardando il paesaggio triste invernale, lei cercava di disegnare con la mente il viso di Daniela, componendolo in ogni suo dettaglio, cancellandolo poi immediatamente per poi immaginarlo come avrebbe potuto essere ora. La stazione di arrivo si stava avvicinando e finalmente riuscì a confidare a suo marito che aveva paura. Si guardarono e l’intesa che da sempre li univa la fece sentire sicura di sé. Quando scesero dal treno lui la prese sotto braccio e l’accompagnò. Il passo si fece sempre più veloce; i pensieri che l’avevano afflitta per ore erano spariti. Era arrivato il momento tanto atteso e temuto dell’incontro. A Silvana venne in mente che la loro professoressa di francese aveva tanto insistito nell’insegnamento del filosofo J.P.Sartre la cui massima diceva: “L’uomo si definisce al momento dell’azione” e lei in quel momento si sentì l’eroina di quella massima che tante volte avevano studiato insieme. La vide laggiù, in fondo alla banchina, che salutava a braccia alzate, sorridente. Si staccò dal marito, le andò incontro con trepidazione e l'abbracciò con tutta la forza che aveva dentro. Il marito restò leggermente indietro con discrezione, lasciando le due amiche alle loro effusioni. A entrambe scesero lacrime di gioia. Si guardarono. Si dissero che si erano riconosciute subito, da lontano. “Eri tu!” Si dissero. Poi si presero sotto braccio e s’incamminarono. Avevano tante e tante cose da dirsi. Avevano trentacinque anni di vita vissuta da raccontarsi.  
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