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L'incontro - parte 2°

2011-11-30 14:13 by silvana puschietta (letto 504 volte)
Dopo la lunga attesa estiva , eccovi la seconda parte de "L'incontro"

Daniela era una donna che ancora lavorava e da come si era espressa doveva avere una posizione di responsabilità. Silvana ricordava che l’azienda, dove era andata a lavorare Daniela, era ancora la stessa che 38 anni prima l'aveva chiamata per un posto di lavoro, ma lei non aveva potuto accettare poiché doveva trasferirsi con la sua famiglia a Milano. Spontaneo fu il pensiero rivolto all'amica.

Le chiese così di presentarsi in vece sua. A quei tempi, dopo la maturità, in base alla votazione ricevuta in fase d'esame, si era chiamati dalle aziende dietro segnalazione della scuola medesima.

Gli studenti potevano così trovare subito la loro strada lavorativa. Fu così che Daniela accettò di andare al colloquio al posto di Silvana e fu assunta. Ed era proprio in quella società che lei lavorava ancora. Aveva fatto senz’altro carriera! Pensò.

Ricordava che aveva un’intelligenza vivace. E poi il suo sorriso…era contagioso. Era coraggiosa e molto determinata. Se la immaginò con il passo veloce, i capelli un po’ ribelli e forse ancora magra.

La voce però tradiva il tempo che era passato: era di donna matura. Quando si raccontarono le loro vite, Daniela le disse che alcuni anni prima, alla vigilia di Natale, era stata operata per un cancro al seno. Non aveva avuto figli.

Era felicemente sposata con Alberto. Suo padre era morto tanti anni prima e la madre, novantaduenne, era molto malata e richiedeva assistenza quotidiana. Abitava sempre a Torino. Era responsabile di un ufficio commerciale export. Il suo lavoro la portava a fare viaggi frequenti.

Era felice della sua vita vissuta. Silvana, a sua volta, le parlò di lei. Era da poco andata in pensione. Aveva lavorato per tanti anni nella stessa azienda e si era sempre occupata d’export. Negli ultimi anni aveva assunto delle responsabilità nel marketing commerciale di zona occupandosi d’informazione.

Aveva deciso di andare in pensione a seguito di un brutto incidente casalingo. Si era fratturata una vertebra. L'attività d'ufficio, per lunghe ore alla scrivania, le procurava problemi fisici. Aveva inoltre raggiunto l’età pensionabile e l'accaduto le aveva fatto accelerare la decisione di ritirarsi dall'attività lavorativa. Era sposata con Beppe.

Aveva avuto una figlia che si era laureata, poi sposata e ora aspettava un bambino. Il padre, che Daniela ben conosceva, era purtroppo morto da ben dodici anni, mentre la madre ottantaduenne era ancora in vita, anche se con gli acciacchi dell’età. Pure lei era felice della sua vita vissuta. Ricordarono poi attimi della loro gioventù trascorsa insieme e risero felici.

Venne il giorno che avrebbe dovuto farle incontrare. Fissarono per telefono il week-end che entrambe avevano libero. A metà settimana, per sicurezza, l’avrebbero confermato. Aspettarono con ansia il momento in cui si sarebbero definitivamente dette il giorno. Daniela con la sua voce allegra chiamò per prima.

Nel frattempo si erano consultate con i rispettivi mariti. Chiesero il loro parere. Essi accettarono. Avevano capito, dai giorni precedenti di racconti e di ricordi, l'importanza di quell'incontro. C’era effettivamente stata una grande amicizia fra le due, ed era un evento da assecondare e da condividere. Silvana inizialmente pensò di stare a Torino una sola giornata.

Daniela, più espansiva e gioiosa le propose di fermarsi almeno una sera. Avrebbero così avuto più tempo per parlarsi e stare insieme. Aveva ben in mente come accoglierla e le disse di non preoccuparsi. “Voi venite con il treno, io vi vengo a prendere e poi mangiamo a casa mia.

Restate qui una notte e la mattina dopo facciamo un giro per Torino e poi ripartirete nel primo pomeriggio. Cosa ne pensi?” “Grazie, ma non ti devi disturbare. Per la cena basta una cosa semplice, e poi possiamo uscire, no?" “Scherzi, faccio una bistecca, e via…” “Sì beh, allora va bene. Però, per quanto riguarda dormire, possiamo fermarci, la tua idea è buona, ma per favore prenotaci un albergo. Sai devi pensare ai nostri mariti, non si conoscono. Se fossimo sole io e te non ci sarebbe nessun problema, ma loro, non possiamo !” “Non ti preoccupare, ho già in mente tutto, tu pensa solo a venire e poi vedremo.” “Sì, ma non è giusto che ti disturbi tanto. Ho voglia di vederti, sono felice”.

“Anch’io sono felice e non sto più nella pelle. Per la notte c’è un alberghetto accogliente qui vicino a casa mia. Dimmi quando arrivi, che ti vengo a prendere al treno.”

Si salutarono gioiose e trepidanti. Silvana quella sera parlò a lungo con suo marito, cercando di renderlo sempre più partecipe all'emozione che la pervadeva.

Gli raccontò dei tempi della scuola descrivendo alcuni episodi come quello della sera prima degli esami, quando avevano studiato fino a notte fonda e bevuto mille caffè.

Di quando dopo l’ultima interrogazione per la maturità erano andate al Valentino e avevano buttato all’aria i libri.

Di quando si erano messe a correre come lepri perché, tornando da scuola lungo la strada, si era parato davanti a loro un uomo con l’impermeabile e aprendolo aveva messo in mostra le sue nudità. Racconti che non nascondevano l'evidente agitazione che era in lei.



 
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