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Intervista ad Alessandro Haber, protagonista di ??N GIORNO DELLA VITA

2011-01-14 20:44 by elfa (letto 588 volte)
Esce oggi Venerdi 14 gennaio 2011 nelle sale ??n giorno della vita?? la favola sul cinema che vede protagonisti Alessandro Haber, Maria Grazia Cucinotta ed Ernesto Mahieux.


Esce oggi Venerdi 14 gennaio 2011 nelle sale “Un giorno della vita”, la favola sul cinema che vede protagonisti Alessandro Haber, Maria Grazia Cucinotta ed Ernesto Mahieux.


Il cinema italiano ci riprova (a produrre qualcosa di buono) e lo fa con una proposta della Gfg Production (distribuzione di Iris Film), affidata alla regia di Giuseppe Papasso.

La storia è quella di Salvatore, che in una Basilicata del 1964, all’età di dodici anni, finisce in riformatorio a causa della sua divorante passione per il cinema. Nonostante l’ostilità del padre, infatti, Salvatore percorre ogni giorno alcuni chilometri in bicicletta, in compagnia degli amici più fidati, per raggiungere il paese vicino e assistere a tanti film, proiettati in una saletta di terza visione.

A ben guardare è la storia (verosimile) di molti cineasti italiani, soprattutto quelli di una volta. Iniziarono tutti più o meno così, nell’Italia povera di fine guerra, e alcuni di loro oggi sono firme acclamate in tutto il mondo. Alessandro Haber ci racconta il “Dietro le quinte” di questa inedita storia di e sul cinema.

Partiamo dall’inizio. Com’è nata la collaborazione con Giuseppe Papasso? Hai accettato subito la parte?

“Questo film potrebbe essere definito un progetto fuori dal coro. Proprio quando una schiera di produttori rincorre filoni e mode, questa proposta si differenzia dalle altre. E’ per questo motivo che mi ha intrigato subito. Poi devo ammettere che, se la sceneggiatura mi era sembrata molto bella, il film finito lo è ancora di più”.



“Un giorno della vita” è già stato presentato alle Giornate del cinema ed è stato definito “una vera rivelazione, che conferma la lenta ma indubbia rinascita del cinema italiano”. Quali sono a tuo parere i punti forti che gli hanno procurato questi consensi?

“Credo che il film di Giuseppe Papasso sia una sorta di favola sul cinema capace di regalare emozioni, raccontando in maniera semplice un mondo che oggi non c’è più”.

Ci puoi svelare qualche aneddoto, curiosità o retroscena simpatico del set e del periodo delle riprese?

“Sì, me ne viene in mente uno tra i tanti! Stavamo girando una scena in un vecchio convitto in provincia di Potenza. Era tardi e chi aveva le chiavi non s’era accorto che stavamo ancora girando, così ci ha chiuso dentro. La porta, di quelle robuste, non poteva essere aperta dall’interno. Non sapevamo che fare… Alla fine siamo stati costretti ad aspettare diverse ore prima che si accorgessero di noi!”.

Nel film di cui sei protagonista si parla di cinema, di passione per esso e anche della necessità di fare i conti con le risorse economiche disponibili. A che punto siamo, in questo senso, per quanto riguarda il panorama cinematografico italiano?

“Penso che questo sia un settore afflitto da molti pregiudizi e ostilità. Per migliorare la situazione attuale credo siano necessari una buona legge sul cinema, il rinnovo delle agevolazioni fiscali e il reintegro del Fus. Considerato che lo Stato investe nel Fus una cifra molto modesta, ulteriori tagli rischiano di bloccare il trend positivo del nostro cinema, con la conseguente perdita di posti di lavoro e la delocalizzazione all’estero delle produzioni”.



La tua filmografia, se stampata, occupa due pagine intere! Se dovessi eleggere un film su tutti (quello che meglio ti rappresenta o a cui sei più affezionato), quale sceglieresti?

“In realtà non c’è un film in particolare. Ogni ruolo che un attore interpreta lascia dentro di lui una piccola traccia indelebile”.

Come ultima domanda un ricordo. Quello di Mario Monicelli.

“Mi viene da dire che il cinema italiano deve molto a questo coraggioso e grande maestro”.

News a cura di Chiara Giacobelli

 
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