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IL GIUDIZIO DI ELEONORA SU SOUND MAGAZINE

2011-03-02 23:03 by elfa (letto 755 volte)
Il Giudizio di Eleonora. Sull’esistenza, sui rapporti umani, sulle relazioni d’amore, sulle dinamiche del presente. Un viaggio tutto personale, confidenziale, intimo. Perché non scrivere poesie allora

Il Giudizio di Eleonora.

Sull’esistenza, sui rapporti umani, sulle relazioni d’amore, sulle dinamiche del presente. Un viaggio tutto personale, confidenziale, intimo. Perché non scrivere poesie allora? Perché è la musica a dettare il ritmo della vita.

Un immenso punto di domanda aleggia sul primo ascolto di questo album, di cui si fatica ad arrivare alla fine. Tredici tracce sono davvero molte e permettono impunemente di penetrare da ogni angolo l’universo artistico della band romana.
E di annoiarsi lungo il tragitto. Per chi scrive la perfezione si sarebbe raggiunta fermandosi alla traccia numero sei, Era inevitabile, che segna un’inarrestabile deriva “pop” cui è difficile arrendersi: voce, chitarre, batteria, qualche contrappunto elettronico; una via di mezzo tra la musica leggera italiana e il cantautorato di pregio, senza abbracciare né l’uno né l’altro.
Ben presto ci si abitua a strutture armoniche sempre uguali: strofe scarne, anche musicalmente, ritornelli corali rafforzati dalla presenza di archi, bridge, ritornelli di chiusura.

Il suono è particolarmente ricco, curato e patinato, elemento che nella mentalità comune cozza con l’abusato concetto di “musica indipendente”, che l’immaginario associa a garage polverosi e audio granuloso.
Qui si parla piuttosto di pezzi “vendibili”, pronti per il palco di Sanremo. Ma non basta.
Non basta questo per porre definitivamente una croce sopra a Il giudizio di Eleonora. Perché in mezzo ai brillantini che offuscano la vista di un percorso musicale quantomeno originale ci sono le prime cinque tracce, che fanno ben sperare ed esclamare: finalmente una “cantantessa” come non se ne sentivano dalla fine degli anni Novanta.

Eleonora Giudizi, la front woman, canta della gioia di essere donna, come in Femmina, brano di apertura energetico e felicemente electro – rock con un irresistibile riff di chitarra come incipit ed una voce duttile e fresca, quasi recitata. Ancora, Eleonora canta di relazioni in crisi in Ci manca il pane, la prima pseudo ballata del disco: ritmo lento, pianoforte, chitarra acustica, batteria, estensione vocale, archi prepotenti.
Ma la vera dichiarazione d’indipendenza si ha in Borderline, che tratta di un “uomo oggetto”, da usare e buttare subito dopo – “prenderti, lasciarti solo se ho voglia io, quando lo ordino io”; la partitura del brano ha ritmo variabile, la voce è dapprima cattiva, poi suadente, poi ammiccante, poi strumento, in un crescendo irresistibile. Infine, come non citare le suggestioni ska di Non mi baci mai, che la rendono un pezzo sbarazzino, da canticchiare; è stata scelta infatti come primo singolo.

In conclusione, immaginando di contrarre, smussare, ridurre l’album, l’universo che risulta è esplosivo.
Difficile quindi dare un giudizio definitivo e perentorio, in qualunque senso. Menzione d’onore ai testi, frutto di svariate collaborazioni, che si ascoltano con particolare attenzione una volta preso atto dell’appiattimento stilistico che caratterizza la seconda parte dell’album: ricercati, raramente banali; poesia, appunto.

Recensione di Alessandra Mingoni
Riferimenti web:
RECENSIONE SU SOUND MAGAZINE

 
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