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Il Giudizio di Eleonora su Ondalternativa

2011-06-15 15:15 by elfa (letto 1045 volte)
Melodica ma aggressiva, grintosa ma avvolgente, dall'ugola versatile, in grado di scivolare con nonchalance da note alte a note basse, abbellendo le code con latineggianti gorgheggi in una maniera....

Tracklist:

01. Femmina
02. Non mi baci mai
03. Ci manca il pane
04. Borderline
05. Vertigine
06. Era inevitabile
07. Dimmi
08. Grida
09. Le strade che non so
10. Gitana
11. L'identità
12. Nuovi Mondi
13. Il Fiume


Un disco promettente questo de Il Giudizio di Eleonora. Mettendo nel lettore, infatti, si viene subito piacevolmente coinvolti dalla calda e graffiante voce della cantautrice Eleonora  Giudizi: melodica ma aggressiva, grintosa ma avvolgente, dall'ugola versatile, in grado di scivolare con nonchalance da note alte a note basse, abbellendo le code con latineggianti gorgheggi in una maniera così sinuosa e naturale da sembrare quasi orientale.

In realtà non stiamo parlando di un prodotto originalissimo, ma evidentemente non è tanto l'originalità che si cerca, quanto la capacità di produrre un disco di qualità.

Il genere è un power-pop con unghiate rock e venature spagnoleggianti (la cantautrice, tra l'altro, in passato ha messo la sua penna al servizio di artisti spagnoli come Chenoa e Gisela, sottolineando questa sua propensione nei confronti delle sonorità latin-rock che poi si ritrova anche nel suo disco). L'album si apre con il primo singolo Femmina, un aggressivo e battagliero anthem che canta e decanta la forza delle donne “...essere orgogliosa d'esser femmina, alla fine l'odio si dimentica, posso fare a meno di te...”.

Il secondo singolo, Non Mi Baci Mai sottolinea ancora di più l'anima sfrenata della cantautrice, con un ritmo che flirta volentieri perfino con il punk, per non parlare degli archi in levare che proprio non possono farti restare seduto. Quando ormai siamo completamente sudati per il pogo scaturito da questi due brani, veniamo richiamati alla calma da Ci Manca Il Pane, una malinconica ballad sulla fine di un amore, che non sfigurerebbe sul palco del Teatro Ariston.

Le melodie vocali di Eleonora sono intelligenti, stuzzicanti e difficilmente banali, però chi scrive apprezza decisamente di più i momenti maggiormente energici, pungenti, incazzati, come la successiva Borderline. Cosa dire di un testo come “...stupido che sei, tu vuoi guarirmi, io desidero annientarti, romantico che sei, fai vomitare...”? o ancora “...un cane già ce l'ho, non abbaiare, tu non vali il suo collare...”: non venite a dirmi che l'anima di questa donna non è spudoratamente rock! 

Ad onor del vero Eleonora è autrice delle musiche e quasi mai dei testi, per i quali hanno collaborato diversi autori (Frankhead, F.Testa, V.Centrone, M.Adami), ma i grandi parolieri solitamente vestono la propria ispirazione con gli abiti di chi quelle parole deve interpretarle con il proprio modo di essere, dunque, percependo un'uniformità di intenti che prende forma brano dopo brano, siamo certi che le note di Eleonora Giudizi volevano comunicare esattamente quello che le parole esplicitano.


L'ascolto del disco prosegue con brani dimenticabili, fino a giungere a Dimmi, in cui torna lo spessore rock e si impossessa violentemente di musica e parole: una preghiera, forse; una richiesta disperata di avere delle risposte da qualcuno che non si sa neanche se esiste per davvero. E' come distruggere la chitarra sul palco: si percepisce la disperazione ma mista a rabbia, si vedono le fiamme tra le note e tutto esplode in un ennesimo ritornello che si farà ricordare.

L'attenzione nei confronti di questo disco rischia di calare, perché i momenti migliori sono troppo frequentemente alternati da brani che dimostrano cali d'ispirazione più o meno evidenti. L'unico brano che merita ancora una menzione è, comunque, la nona traccia, Le Strade Che Non So (in cui la voce di Eleonora ricorda particolarmente un riuscito mix tra Anna Oxa e Loredana Bertè). Questo è un brano vicino a chi sente pulsare dentro un dolore insistente, un vuoto esistenziale che può o schiacciarti o farti spiccare il volo, come reazione opposta e contraria “...e giù nel cuore io ce l'ho qualcosa che brilla e nelle strade che non so c'è già una scintilla...”.

Il Fiume chiude un album che stava inizialmente scivolando via alla grande, ma che via via ha iniziato ad intaccare l'interesse dell'ascoltatore. Un disco intriso di velocità e pause, rabbia e intimità, odio, amore e sogni, che si chiude con questo brano, che vede Eleonora autrice anche di parte del testo (con Vittorio Centrone).

Volutamente più scarna nella line-up (una chitarra acustica e, in crescendo, la batteria non invasiva e le percussioni tribali), il pezzo parla del bucolico ottimismo di Eleonora Giudici, la quale si affida al fato senza chiedersi dove tutto questo affannarsi a vivere conduca: l'importante, ancora una volta è andare e lasciarsi andare perché “...il fiume può trasformare la paura di cambiare in un viaggio senza fine...”. Un disco, questo de Il Giudizio Di Eleonora, che se fosse stato composto esclusivamente dalle prime quattro tracce e poi da Dimmi e Le Strade Che Non So, avrebbe meritato quasi esclusivamente elogi (anche se gli arrangiamenti tendono ad essere un po' troppo simili l'uno all'altro).

Certi cali d'ispirazione in alcuni brani, però, ci fanno pensare che essi siano stati inseriti più per riempire il disco che non perché realmente aggiungessero qualcosa a quanto detto. Le doti, comunque, ci sono e le melodie di Eleonora possono conquistare veramente un vasto pubblico. Un consiglio? Distaccarsi un po' di più dal concetto di “musica italiana commerciale” puntando soprattutto su quella grinta rock che vuole ancora esplodere e che, forse, proprio la voglia di comporre hit radiofoniche (intento riuscitissimo!) ha un po' diluito e a tratti smorzato.

Tuttavia un godibile esordio che speriamo abbia un degno seguito.


a cura di Doriana Tozzi

Ondalternativa.it

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