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Il Festival di Sanremo 2013 - IV° pagellone

2013-02-15 17:41 by elfa (letto 502 volte)
Bentornati ad un'altra pagelluzza del buon vecchio zio Ghost, infaticabile ed implacabile come sempre.


Quarta serata

Il pagellone di Ghostrider71


Bentornati ad un'altra pagelluzza del buon vecchio zio Ghost, infaticabile ed implacabile come sempre.

Per una sera la kermesse dei big si prende una pausa, il focus quindi si sposta su Sanremo Story, una passerella di brani delle passate edizioni interpretataproprio dai sunnominati big. In calce la finale del concorso dei giovani.


  1. Malika Ayane – Che cosa hai messo nel caffè? (1969). Sempre più Vanoni, sempre più godibile, la Ayane affronta questo brano con la leggerezza dovuta ed una buona dose di simpatia, Gradevole ed accattivante il balletto. 7,5

  2. Daniele Silvestri – Piazza grande (1972). Pur se inadatto ad un brano di questa caratura, Silvestri riesce comunque a fornire una performance dignitosa. Troppo sottotono. 6

  3. Annalisa & Emma – Per Elisa (1981). Arrasngiamento fin troppo a passo di carica, nel disperato tentativo di rendere il pezzo alla portata di Annalisa, che comunque esce distrutta non solo dal confronto con Alice ma anche da quello con Emma. E' la panterona dal rosso crine, infatti, a fare (ottimamente) tutto il duro lavoro, surclassando la povera Annalisa, sempre più inadatta a questo palco. 5,5

  4. Marta sui tubi & Antonella Ruggiero – Nessuno (1959). Interpreti di razza per un brano elegante e difficile che i piuù ricorderanno per l'interpretazione di Mina. Un Giovanni Gulino in piena forma tiene testa ad'un'ispiratissima Antonella Ruggiero. Ne viene fuori una performance vibrante e di sicuro effetto. 7,5


Entrano in scena i peggiori presentatori della storia di Sanremo, le quattro sciagure della 39esima edizione: Rosita Celentano, Paola Domenguin, Giammarco Tognazzi e Danny Quinn. Segue breve filmato dei disastri da loro commessi.


  1. Raphael Gualazzi – Luce (tramonti a nordest) (2001). Ci dono echi di Dave Burbeck (take five) in questo arrangiamento che risulta troppo criptico, violento e scabro per essere accattivante. Gualazzi suona per se stesso, escludendo il pubblico dal suo piccolo mondo musicale. 6

  2. Modà – Io che non vivo (1965). Il branco calza come un guanto ai Modà, che se lo giocano come vogliono. Checco gioca a fare il pesce in barile, lezioso quanto basta ma sempre in parte. Questo brano ha 48 anni e non li dimostra.

  3. Simone Cristicchi – Canzone per te (1968). Grande l'autore (Sergio Endrigo), grande il pezzo ma piccolo l'interprete. Vocalmente approssimativo, empaticamente molesto, Cristicchi si conferma sgradito intruso sul palco dell'Ariston. 4,5


Lucianina Litizzetto camuffata da Caterina caselli è esilarante. Meno male che c'è lei.


  1. Simona Molinari & Peter Cincotti feat. Franco Cerri – Tua (1959). Come per magia ci troviamo proiettati in un fumoso jazz club. Interpretazione preziosa nobilitata dalla chitarra vellutata di Franco Cerri. Elegante. 7

  2. Maria Nazionale – Perdere l'amore (1988). Una Maria Nazionale in grande spolvero fa sua questa canzone ostica e sontuosa, rendendola se possibile ancora più viscerale e vibrante dell'originale. 8

  3. Marco Mengoni – Ciao amore ciao (1967). Le norme del buon gusto imporrebbero rispetto per i defunti, ma il buon Mengoni se ne impippa e tira dritto per la sua strada, macellando questo storico brano a colpi di birignao. Ciò che era doloroso e sofferto diventa semplicemente ridicolo. Quì il Mengoni sembra la parodia di Giusi Ferreri (povera anima innocente). Imbarazzante.


Intermezzo doveroso in memoria dell'indimenticabile Mike Bongiorno, in occasione dell'inaugurazione della statua a lui dedicata.


  1. Elio e le storie tese – Un bacio piccolissimo(1964). Non bastava il travestimento con fronti alte e parrucche, non si accontentavano, le storie tese, di riprodurre in miniatura una band a balera stile anni '50, pure il Rocco Siffredi si dovevano portare! Show allo stato puro. L'esecuzione è notevole come sempre. 9

  2. Max Gazzè – Ma che freddo fa (1969). Inadeguato, goffo, legato, sempre ai limiti dell'intonazione, in una parola: indigesto. 4


Stasera il premio Città di Sanremo tocca a Pippo Baudo (e ci mancherebbe altro). A rendere gustoso il tutto ci pensa l aLitizzetto.... Che faremmo senza di lei?


  1. Chiara – Almeno tu nell'universo (1989). Anche qui siamo di fronte alla totale mancanza di rispetto per chi non c'è più. Chiara massacra questa superba canzone con la sua voce acerba ed imprecisa, stonando a più riprese. In tempi più civilizzati l'avrebbero cacciata a suon di lanci di ortaggi. Imbarazzante. 3

  2. Almamegretta – Il ragazzo della via Gluck (1966). Versione frammentaria e discontinua di un classicone di Celentano. Se la presenza di James Senese aggiunge spezia al tutto, gli interventi beceri e sguaiati di Clementino involgariscono la performance. Peccato 5


Sale sul palco Stefano Bollani e la notte si illumina. Dita felpate e cuore grande, questo signore suona che pare benedetto dagli angeli. Il mega medley poi è un divertissement notevole.

Veniamo ora alla competizione dei giovani: stasera sapremo chi alzerà il trofeo


  1. Antonio Maggio – Mi servirebbe sapere. Bravo e simpatico. Il pezzo si conferma spigliato e godibile, con echi di Jannacci e Celentano. Piace, piace, piace, migliorando la prima impressione avuta ieri. 7,5

  2. Ilaria Porceddu – In equilibrio. Ad un secondo ascolto questo brano acquista in spessore, esaltato com'è dalla voce della giovane cantante sarda. Raffinato ed intrigante. 7

  3. Blastema – Dietro l'intima ragione. I ragazzi si confermano band solida e di qualità. Il brano, tuttavia, ad un secondo ascolto sembra perdere qualcosa. 7

  4. Renzo Rubino – Il postino (amami uomo). Sarò politicamente scorretto ma questo brano è davvero brutto, a mio parere. Un secondo ascolto ne accentua le pecche e lo rende ancor più insopportabile. 4


Caetano Veloso ci delizia con la sua voce linda, omaggiando poi un grande brano come piove. E' propio Veloso a consegnare il premio per il miglior testo a Il Cile per la sua Le parole non servono più. Dopo la consegna del premio segue duetto Veloso – Bollani e lo spirito si rinfranca. Maestosi.


Riesumato da chissà dove, sbuca il corvo Rockfeller. Ma è il festival della spending review o della cassa mutua?


Arrivano risultati della gara dei giovani.


Premio critica Mia Martini sezione giovani: Renzo Rubino – Il postino (Amami uomo).


Vince Antonio Maggio – Mi servirebbe sapere.


  1. Ilaria Porceddu – In equilibrio.

  2. Renzo Rubino – Il postino (amami uomo).

  3. Blastema – Dietro l'intima ragione.


Mentre le luci del palco si spengono una domanda mi coglie: ma se il premio per il miglior testo lo ha vinto Il Cile, su quali basi hanno dato a Renzo Rubino il premio della critica??? No dico illuminatemi, anche perchè pure la musica di quel brano lascia il tempo che trova, vecchia e stantia com'è....


a cura di Ghostrider71


 
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