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IL BRUTTO ANATROCCOLO - PARTE 3°

2012-02-01 07:33 by elfa (letto 659 volte)
Si trattava di una classica abitazione di paese costituita da una cucina e da una camera da letto. Si rese conto che la cucina, molto grande, sarebbe potuta diventare un soggiorno tinello rustico...

Ludovica aveva promesso ai suoi che ora che abitava a Roma, sarebbe tornata spesso ed il padre le aveva ricordato che la nonna le aveva lasciato un piccolo appartamento che era rimasto da tempo abbandonato.

Volle subito andare a vedere in che condizioni era. Si trattava di una classica abitazione di paese costituita da una cucina e da una camera da letto. Si rese conto che la cucina, molto grande, sarebbe potuta diventare un soggiorno tinello rustico con angolo cottura. Il gabinetto era esterno, su un balconcino che si sarebbe potuto chiudere a vetri come una verandina.

Trovandosi a non più di due ore da Roma, avrebbe potuto rappresentare il luogo ideale dove venirsi a riposare e rilassare.

Decise quindi di ristrutturare l’appartamento, che comunque sembrava ancora in buone condizioni, apportando delle migliorie.

Nelle settimane che seguirono, Ludovica diede il via ai lavori.

Fece ricoprire il balconcino con una vetrata e sistemare la doccia mettendo nuovi servizi. Ordinò un angolo cottura attrezzato in stile country, provvide a far compiere le necessarie riparazioni, imbiancare le pareti, verniciare le travi del soffitto e ridare l’originale aspetto al pavimento in cotto.

Non aveva però voluto fare molti cambiamenti nell’arredamento, lasciando i vecchi mobili in arte povera, buttando solo il superfluo, le cianfrusaglie di cattivo gusto e i tendaggi lisi di cretonne a fiori. Aveva solo acquistato delle sedie nuove e due poltrone.

I lavori si erano protratti per oltre due mesi e quando tutto, o quasi, fu a posto, Ludovica decise di prendersi un paio di settimane di vacanza per godersi il suo eremo.

Arrivò nella tarda sera di venerdì, passò a salutare i suoi, trattenendosi a cena, quindi con una certa emozione entrò nella sua casa. Quando però vide il bel lettone in ferro battuto, improvvisamente fu presa dalla tristezza e vi si buttò sopra singhiozzando: si sentiva sola, irrimediabilmente sola.

Seppe comunque reagire e la mattina seguente, dopo aver preso le misure delle tende uscì per andarle a comprarle nel negozio dove incontrò la figlia della sua amica d’infanzia.


Come le aveva promesso, si recò nella nuova casa di Barbara e si offrì di darle una mano per gli ultimi preparativi delle nozze.

Barbara teneva in grande considerazioni i suoi consigli e continuamente si rivolgeva a lei:

Che ne dici, zia, questo può andare bene?…quale sceglieresti, zia, tra questi?…”

Aveva pensato bene di invitarla alle sue nozze che venivano celebrate nella stessa chiesa dove si era sposata la madre.

C’era parecchia gente invitata e Ludovica si sistemò abbastanza in fondo. Le sembrò di riconoscere Elisabetta, venuta insieme al fratellastro di Barbara. Il marito non era venuto in quanto questa era una conditio sine qua non posta dalla figliastra che mostrava di avere un carattere deciso.

Ed ecco entrare in chiesa Barbara in abito bianco al braccio del padre. Quando l’aveva definito un uomo stupendo, bello e interessante… non si era trattato di una esagerazione dettata dall’amore filiale: era proprio vero. Bello lo era sempre stato ma ora c’era un qualcosa in più che forse definire solo interessante era restrittivo, meglio aggiungere affascinante.

Ludovica notò che era molto commosso e chi non lo sarebbe stato?

Anche il marito di Barbara lo era. Si trattava di un bel giovane e Ludovica si fece subito l’idea che fosse un tipo molto dolce e comprensivo e questa era una dote molto importante per vivere con una ragazza dal caratterino tutt’altro che docile come quello di Barbara.

Al ricevimento, Ludovica poté osservare più attentamente Elisabetta e trovò che quella definizione moglie di notaio, era quanto mai indovinata anche se era difficile spiegare perché.

Era molto cambiata da quando frequentava le scuole e anche da quando aveva sposato. Ludovica la ricordava molto carina, ben vestita con un fisico da indossatrice. Ora aveva un aspetto da matrona romana, il suo viso aveva perso qualsiasi accenno di dolcezza e in quanto al vestire (visto che questo era il suo campo) Ludovica aveva da farle parecchi appunti, per non parlare di quella mostra di gioielli che la faceva sembrare un albero di Natale…

Ludovica le andò vicino per salutarla e lei le chiese se era una parente dello sposo. Barbara che era vicina e aveva ascoltato, intervenne subito.

- Ma mamma non riconosci la tua più cara amica d’infanzia?

Ludovica le spiegò chi era e Elisabetta, guardandola con stupore (e con una punta di cattiveria) esclamò:

- Certo che oggi con la chirurgia plastica fanno degli autentici miracoli!

Barbara pensò bene di portare via Ludovica e la volle presentare al padre:

- Papà, c’è una tua ammiratrice da tempo immemorabile che desidera salutarti.

Come ne era più che sicura, Guido non si ricordava affatto di lei e Ludovica pensò che era un bene. Per toglierlo dall’imbarazzo aggiunse solo.

- Sfido, quando c’incontravi i tuoi occhi erano tutti per Elisabetta

Si misero a parlare. Ludovica sapeva come condurre una conversazione: niente ricordi o allusioni al passato, solo una ricerca di interessi comuni su cui confrontarsi.

Restarono a parlare a lungo e a Ludovica questo ricordava la notte passata con Gilbert sulla terrazza dell’Albergo.

Barbara li osservava da lontano e vedendoli così presi dalla conversazione ne fu felice. Distribuendo i confetti si chinò a baciare sia il padre che la zia. Poi prima di lasciare il ricevimento, le sussurrò all’orecchio.

- Abbi cura di lui…


Svegliatasi la mattina dopo, Ludovica udì il leggero russare di Guido. Si voltò verso di lui e si ricordò di quando ragazzina, ogni volta, dopo averlo incontrato, sognava che una fata buona con un prodigio la trasformava in una bella fanciulla e Guido s’innamorava di lei. E ora la favola stava diventando realtà.

A Giordana era andata buca, Elisabetta aveva ritenuto disfarsene (come diceva Barbara: e poi per chi?), lei era decisa a non farselo scappare. La figlia si era raccomandata che avesse cura di lui e lei l’avrebbe accontentata.

Aveva la sensazione che Barbara l’avesse destinata al padre sin dal loro primo incontro. Certo il rapporto con lei sarebbe stato ben diverso da quello che aveva con il patrigno.

A quel punto, Ludovica pensò che se tutto procedeva nel modo auspicato tra qualche tempo sarebbe potuta diventare nonna e sperò che si trattasse di una nipotina. Si sarebbe presa lei il compito di provvedere al suo guardaroba: non poteva permettere che indossasse cose di cattivo gusto acquistate da nonna Elisabetta.

Guido si era svegliato. Sembrava non rendersi conto dove si trovava, poi giratosi verso Ludovica, le sorrise e le augurò il buongiorno. Lei gli chiuse la bocca con un bacio e lui la strinse a se.


di Jean Claude Riviere

Redazione ELFA Promotions


 
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