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IL BRUTTO ANATROCCOLO - PARTE 2°

2012-01-19 11:34 by elfa (letto 559 volte)
Ludovica trovò anche una foto del loro matrimonio. Lei non si era voluta far fotografare in quanto, specie in quel periodo, si sentiva quanto mai brutta e aveva il morale a pezzi.

Ludovica trovò anche una foto del loro matrimonio. Lei non si era voluta far fotografare in quanto, specie in quel periodo, si sentiva quanto mai brutta e aveva il morale a pezzi.

Alla festa organizzata poco prima, per il diploma, lei era rimasta squallidamente sola. Piangendo Ludovica era tornata a piedi a casa e si era chiusa in camera senza mangiare. Era decisa a lasciare quel paese, ma non sapeva dove andare.

Verso la fine dell’estate lesse sul Messaggero l’avviso pubblicitario di una scuola di Moda. Le sarebbe piaciuto molto frequentare quei corsi e le venne in mente che a Roma abitava una sua zia anziana. Avrebbe potuto stare da lei alla pari. Visto che i corsi erano pomeridiani, in cambio di un letto, lei sarebbe andata a fare la spesa e rigovernato la casa.

I genitori erano perplessi, dovevano però ammettere che la loro figlia non aveva mai dato delle preoccupazione, mostrandosi sempre studiosa e assennata.

Si presero il compito di contattare la vecchia zia che dopo aver un po’ tergiversato alla fine accettò di ospitare la nipote pensando che così brutta era contro ogni tentazione.

E così all’inizio dell’anno scolastico Ludovica si poté trasferire a Roma. I genitori, che avevano sempre condotto una vita modesta, mettendo da parte qualche risparmio, provvedevano ad inviare una somma mensile sia a lei che alla zia.

Il primo anno dell’Accademia di Moda era propedeutico e dal secondo gli allievi avrebbero dovuto scegliere la specializzazione a loro più congeniale.

Ludovica si trovò subito bene e poté constatare che, in quanto più maturi o forse perché vivevano in una grande città, nessuno dava peso al la sua bruttezza. Tra le varie specializzazioni c’era anche la scuola di trucco e Ludovica si trovò a fare da cavia. Per prima cosa le sfoltirono le sopraciglia e le sistemarono bene i capelli. Ludovica cominciò ad acquisire più gusto nel vestire pur indossando dei capi abbastanza modesti acquistati nelle bancarelle.

Con piacere sentì che parlando di lei una compagna aveva detto “però è un tipo”. Questo le diede uno stimolo maggiore a curare il suo aspetto e sentendosi meno brutta, Ludovica era diventata più aperta, più cordiale con tutti e più simpatica.

Peccato quel naso che guastava tutto…avrebbe potuto provare con un intervento plastico ma sapeva che non poteva chiedere un ulteriore sacrificio finanziario ai suoi.


Finito l’anno propedeutico, Ludovica scelse il ramo giornalistico. Era sempre stata molto brava in Italiano e si mise subito in luce facendosi apprezzare dalla insegnate che aveva una sua agenzia giornalistica nel campo della moda e che ben presto le chiese di scrivere degli articoli.

Terminato il corso, l’insegnante le offri un lavoro fisso nella la sua Agenzia. Lo stipendio, specialmente agli inizi era piuttosto basso ma le permetteva di non dover essere più occupata a fare i servizi per la zia (alla quale però non faceva mancare il suo aiuto), non essere più totalmente a carico dei genitori e curare un po’ di più il suo abbigliamento.

Veniva inviata alle sfilate e Ludovica si fece una bella cerchia d’amici. Aveva affinato moltissimo le sue doti di redattrice di moda e dopo qualche anno si vide spalancare la possibilità di lavorare per un importante gruppo editoriale a Milano con uno stipendio che le avrebbe permesso di mantenersi da sola, anche se i genitori non le avrebbero fatto mancare il loro aiuto.

Prima di trasferirsi a Milano, Ludovica prese la decisione di sottoporsi a quell’intervento di chirurgia plastica al naso da tanto vagheggiato.

Quando finalmente iniziò a lavorare a Milano, Ludovica non era soltanto un tipo. Il suo corpo minuto si era arricchito di qualche libbra al posto giusto ammorbidendo le curve: non si poteva dire che fosse bella ma era senz’altro una donna intelligente, brillante e sexy. Dell’interesse sessuale che suscitava, ne erano testimonianza le varie avance soprattutto femminili. E Ludovica non si fece scrupolo di trovarsi a letto con colleghe e indossatrici. Certo avrebbe accettato volentieri gli inviti degli uomini, ma l’ostacolo era costituito dalla sua verginità quanto mai imbarazzante in una donna che aveva superato i trent’anni.

Era un inutile fardello del quale si doveva liberare, ma come?

La sua attenzione cadde su un aiuto fotografo, giovane e robusto e certo non molto navigato.

Si trovavano in Africa per un servizio. Per il gran caldo erano molto sudati e Ludovica l’invitò a salire nella sua stanza per una doccia e un drink. Ludovica andò per prima sotto la doccia e quando uscì fuori aveva indossato una camiciola trasparente molto corta e un paio di mutandine bianche molto caste ma per questo ancora più sexy. Prima di andare a sua volta nella doccia, l’aiuto fotografo diede un’occhiata ammirata e concupiscente a Ludovica. Quando tornò nella stanza, lei gli porse un Long drink. Mise in atto le arti della seduzione e quando gli si offrì al ragazzotto sembrò di toccare il cielo con un dito. Poiché stava trovando un ostacolo imprevisto, Ludovica lo attribuì alle sue doti di toro, asserendo che non era mai stata con un uomo così ben dotato, accendendo ancora di più il baldo giovane e provocando in lui una esplosione vulcanica.

Ora che era stato abbattuto l’ostacolo, Ludovica poteva concedersi anche delle compagnie maschili, ma non cambiò repentinamente il suo atteggiamento. Si faceva corteggiare, accettando romantiche cene tète-à-tète al lume di candela e sapeva come sottrarsi alle richieste di concludere in modo degno la serata, lasciando, però, ogni volta la porta aperta e riuscendo a capire quando era il momento di concedersi prima che la corda si spezzasse.

Ma non rinunciò agli incontri saffici: brillante, intelligente corteggiata e bisex…non si poteva dire che non si godesse la vita.

Tutto questo finché non apparve Gilbert. Scrittore giornalista francese, sposato con figlio, ma separato dalla moglie, fu subito attratto da Ludovica e altrettanto lo fu lei nei suoi confronti.

La sera che si conobbero passarono l’intera notte nella terrazza dell’Albergo a parlare e quando arrivò l’alba si diressero ognuno nella propria stanza.

Quella lunghissima conversazione aveva dato loro una intimità come sicuramente una notte d’amore non sarebbe stata capace di fare.

Ludovica andò a vivere con lui a Parigi, continuando a lavorare per il suo gruppo editoriale come corrispondente dalla capitale della Francia e della Moda.

La loro affinità sia intellettuale che sessuale aveva permesso loro di vivere anni felici finché, come nelle storie di film, alla vigilia di festeggiare il loro settimo anno insieme, un incidente aveva privato della vita Gilbert e lei di quella che in quegli anni era stata la ragione della sua vita. .


Ludovica aveva dovuto lasciare l’appartamento in Rue Marbeuf, reclamato dalla moglie, ed era ritornata in Italia. Le venne offerto l’incarico di responsabile delle PR del Centro d’Alta Moda a Roma. Ludovica si sistemò in un Residence ai Parioli e approfittò del primo weekend libero per una visita ai suoi.

In tutti quegli anni la cittadina non era cambiata di molto. Alcuni negozi erano nuovi, molti locali pubblici si erano modernizzati ma la merceria dei suoi era rimasta esattamente la stessa e sempre gli stessi sembravano anche i clienti.

Nessuno si ricordava di lei e non solo perché era molto cambiata ma perché era sempre stata un persona insignificante.


 
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