Online: 1 | LOGIN | English

Home Servizi Roster Parters Contatti

Scritti Inversi Naturelfa

IL BOSS E LA DANZA DELLA PIOGGIA

2012-06-12 01:09 by elfa (letto 727 volte)
Quando uno show diventa una festa tribale, sei ancora convinto di non credere?

Firenze, 10 Giugno 2012 - 43 mila anime. Nel pubblico non c'erano solo giovani, quelli che il rock'n'roll ce l'hanno segnato nel DNA. No.
C'erano quelli che quando dici "anni '80" hanno la luce negli occhi, che adesso lavorano 48 ore al giorno, ma non perdono occasione di andare a vedere il Boss, perché gli ricorda il loro primo concerto, il primo bacio con la donna che proprio
ieri sera era seduta accanto a loro. Nella mia stessa fila ero la più giovane, e questo mi ha resa felice.
Bruce non è una moda, è un sogno... IL sogno. Dopo aver lottato per avere una maglia con la sua bella chitarra disegnata sopra, trovo posto. Il cielo è bianco ed è ancora giorno, ma Lui ancora non accenna a farsi vedere.

Arriva il tramonto, le nuvole si colorano di rosa e una melodia che almeno una volta nella vita tutti hanno ascoltato (C'era Una Volta In America) fa da tappeto rosso alla loro entrata: la E-Street Band e Bruce al seguito, con la sua chitarra imbracciata verso il cielo. Inizia il concerto: "Wrecking Ball", "We Take Care Of Our Own" estratte dal nuovo album, insieme a "Death To My Hometown", dai meravigliosi influssi folk/celtici/tribali.
Seguono "Badlands" e "My City of Ruins", ma è con "Spirit In The Night" che il Boss presenta i suoi compagni al mondo. "Questo è un rituale gospel, non uno show" penso. Una messa tribale a cui tutti siamo invitati e inevitabilmente coinvolti a partecipare, il tutto seguito da "The E-Street Shuffle". Dopo aver presentato  tutti esordisce con "Manca qualcuno? Are we missing anybody?", aprendo uno squarcio nel cuore di chi conosce la storia della band e dell'incredibile perdita subita di cui parlerò più avanti.

L'atmosfera cambia, si abbassano le luci. Bruce ora è solo sul palco, e in un italiano un po' ammaccato accenna testuali parole: "In America sono stati tempi duri. Molta gente ha perso il lavoro. So che anche qui è stato molto difficile e che qualcuno ha reso tutto più duro. Questa canzone è per gli uomini che tornano a casa dalla moglie dopo avere vissuto una giornata nel lavoro di oggi", e parte "Jack Of All Trades".


Uno strano insieme di fattori rende l'atmosfera incredibile alla vista, gli accendini che sembrano stelle tra la gente e le prime gocce di pioggia che attraversano la luce dei riflettori trasformandosi in polvere magica, e la sua voce che in acustico trasmette tutto il vissuto che c'è.

E tutto questo non bastava, perché per far esplodere la bomba e ritornare alle scintille Bruce intona "Shackled And Drawn", creando una festa che ricordava tanto quelle irlandesi, ma con la corista Michelle che mi ha fatto più o meno svenire dall'incredibile voce.

"Waitin' On A Sunny Day", sotto quello che adesso è il diluvio, Bruce è con noi. E' con quelli che hanno
pagato il posto "prato" e adesso se lo godono tutto. Lui è sotto la pioggia e si dimena come faceva 30 anni fa.


Afferrando un bambino sui 6 anni dal pubblico e tirandolo a sé sul palco, riuscivo a sentire commenti dal pubblico tipo "Ma ti pare che adesso canta?". Bruce gli passa il microfono, gli da il tempo e il bambino attacca perfettamente sull'inciso, creando un boato grazie al pubblico impazzito.

Una micro pausa e poi il delirio dei sensi: il Boss è solo con la sua armonica... è l'ora dell'eterna "The River".
Continua a piovere e proprio non accenna minimamente a smettere, quindi le luci dello stadio Artemio Franchi si accendono: una distesa di mantelline colorate e di ombrelli davanti a me balla e si dimena, e quasi Lui non se ne vuole andare, perché dopo il calore su Born To Run, Born In The USA, Hungry Heart e Dancing In The Dark, lasciarci diventa veramente difficile.

Una serie di immagini dello storico sassofonista Clarence Clemmons, Big Man,  provoca un lunghissimo applauso di rispetto per un musicista tanto grande. Bruce rientra col sorriso dolce, ci vuole bene, ci ama. Imbraccia la chitarra, "Twist & Shout" sotto un diluvio universale che ha allagato lo stadio, gente senza maglia che balla fradicia o senza più un filo di voce.

Con le lacrime agli occhi per 3 ore e 50 minuti di fila, posso dire che ho capito perché il Boss è THE BOSS. Quell'energia avrebbe potuto alimentare Firenze per anni, raccogliendola.
Da un cuore ad un altro, ringrazio Bruce per avermi permesso di far parte della famiglia, e di avermi alimentato i sogni e le speranze, di cui in fondo, quel ragazzo del Jersey si nutre.

Ok, Bruce se n'è andato. Ma adesso io in hotel sotto al diluvio come ci torno?


a cura di Nicole Di Gioacchino

per ELFA Promotions

 
Mi piace Non mi piace


I PIU' POPOLARI

I PIU' LETTI