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I Fiori Bianchi del Samurai - 2° parte

2011-05-23 10:08 by elfa (letto 628 volte)

Terminata la scuola, Leon giudicò di saperne a sufficienza. e sentì un grande desiderio di evadere: quello che gli occorreva era un altro cielo, un’altra lingua, l’avventura.

Si arruolò in aviazione, ma lo misero a terra, come telegrafista. Vide i suoi sogni andare in fumo: lui voleva le ali d’oro sul berretto. E a forza di raccomandazioni, riuscì ad ottenerle.

Un primo passo era fatto, ma non bastava. Il suo sogno era quello di poter conquistare una donna straniera. Era riuscito a perfezionare il suo inglese ma non sapeva come riuscire a stabilire dei contatti. Non voleva che fosse belga, ma neanche francese o di un altro paese europeo. Americana, non di certo, meglio asiatica: giapponese poteva andare bene. Ma come riuscirci?

Mise un’inserzione sul Nippon Times. Non volendo che apparisse come un messaggio da Cuori solitari, si era tenuto sul vago, puntando su interessi in comune, idee e cultura, parole che avevano attirato Setsuko che però sin dalle prime lettere fu colpita dall’assoluta assenza di idee e di cultura. Tuttavia, la ragazza giapponese non rinunciò alla corrispondenza e alla quinta lettera si scambiarono le foto.

Leon trovò che Setsuko era bellissima (anche se, in realtà, non lo era affatto) e subito sostituì la parola amicizia con amore. Agli amici parlò della sua fidanzata giapponese e con Setsuko si finse nobile, firmandosi Van Maartens: si costruì un mondo fittizio, immaginario, d’evasione.


Dopo meno di un anno, Setsuko gli scrisse che sarebbe venuta in Europa, trasferendosi temporaneamente a Parigi a studiare e lavorare. Così per Leon, il gioco stava diventando realtà. Si riaffermò militare per altri due anni: la sua giapponesina doveva trovarlo in divisa, eroe del cielo non figlio di droghiere.

Setsuko arrivò a Parigi, trovò un piccolo appartamento, che divise con un’altra studentessa, frequentò un corso di francese e cominciò il suo lavoro che consisteva nell’accompagnare in giro per la Francia i turisti provenienti dal suo Paese. Appena libero, Leon la raggiungeva in macchina e l’assediava con una corte serrata. Non aveva mai baciato una ragazza e impazziva d’amore per lei.

Setsuko si mostrava gentile, cortese, sorridente, ma aveva altro per la testa: per lei l’incontro con la civiltà occidentale non poteva ridursi ad una unione con Leon, del quale era molto delusa, anche se non disdegnava la sua compagnia, a patto, però, che restasse nei limiti dell’amicizia.

- Allora come va con il tuo fidanzato belga? - le chiese la ragazza con la quale divideva l’appartamento.

- Ti prego, Juliette, non scherzare su queste cose…

- Mi sembra piuttosto innamorato…

- E’ questo il problema. Lui stravede per me, vorrebbe sposarmi, ma io non lo amo e non potrò mai amarlo…

- Perché non glielo dici chiaramente? Meglio troncare subito…

- Il fatto è che ancora un bambino, immaturo. Ho paura di ferirlo e alle sue insistenti richieste cerco sempre di rispondere in modo evasivo, respingendo i suoi tentativi di abbracciarmi.


Ma Leon non intendeva rassegnarsi, sognava di sposare Setsuko e un giorno arrivò a Parigi con la madre per presentarla alla sua fidanzata giapponese.

Nel salutarlo Setsuko gli disse.

- Ti scriverò domani...

La lettera arrivò tre giorni dopo, in essa Setsuko gli diceva:

Caro Leon, spero che resteremo sempre amici, ma vivere insieme non è possibile, ci sono troppe differenze tra noi, anche di età. Dimmi se debbo scriverti ancora o se è l’ultima volta.

Buona notte, la tua sincera amica.


Quando ricevette la lettera, Leon pensò di impazzire. Disertò e corse a Parigi, ma Setsuko aveva accompagnato un gruppo di turisti a visitare i Castelli della Loira. Leon vagò come un folle per la città, dormì in macchina e dopo tre giorni, tre giorni di pioggia, finalmente Setsuko tornò. Era una bellissima giornata di sole, dopo tanta pioggia, Leon le propose di fare una passeggiata per il Bois e lei accettò.

Al ritorno in macchina, Leon fermò in un viale deserto, l’abbracciò e le rubò un bacio sulla bocca, poi le chiese nuovamente di sposarlo. Ma lei era irremovibile:

- Non insistere, Leon, non voglio sposarti...


Poco distante dalla Simca di Leon, sotto un albero del Viale, monsieur Maurel, sonnecchiava vicino al suo triciclo delle Crepes, invogliato dal silenzio. Fu risvegliato da un grido straziato di donna: aprì gli occhi e vide una ragazza alta e sottile, saltare fuori dalla macchina ferma, che immediatamente si mise in moto sparendo veloce. La vide barcollare con le mani protese in avanti, prima di afflosciarsi sul ciglio del marciapiede.

Monsieur Maurel corse verso la ragazza che si comprimeva, con le mani lacerate da una lama di coltello, la gola ferita da dove sgorgava il sangue. Prima di chiudere gli occhi per sempre mormorò:

- Per pietà... muoio…

C’era nell’aria un profumo di rose proveniente dal roseto perenne di Bagatelle. A Setsuko avrebbe dovuto ricordare i petali bianchi che suo nonno accarezzava ogni giorno nel suo giardino, ma aveva in bocca e in gola il sapore del sangue e non avrebbe potuto sentire altro.

Guardando il cielo vide avanzare a cavallo i suoi antenati Samurai venuti a prelevarla per condurla verso la grande distesa di fiori bianchi del Giardino Celeste.


Leon fu rintracciato e arrestato due giorni dopo. Come per giustificarsi continuava a ripetere.

“Non voleva sposarmi, non voleva sposarmi...”

Era riuscito a rubarle un bacio, per lui era stato il primo. Ma anche per Setsuko si era trattato del primo bacio: il primo e l’ultimo, proprio come lo era stato per lui.


Nella sua casa, Mitsu Nakamura, riunita tutta la famiglia, prese una foto di Setsuko e la mise nel piccolo altare degli avi. Ai lati della fotografia dispose una coppa colma di frutta e una scodella di riso. S’inginocchiò a pregare insieme agli altri membri della famiglia come vuole il rito Bushido, la religione dei Samurai.


 
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