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Hijack Party - Hijack Party

2013-04-16 15:26 by Lozirion (letto 638 volte)
15 pezzi Brit-rock per l'ottimo album di debutto per la band romana


Il brit-rock è una creatura strana, sempre in voga qualsiasi moda ci sia in circolazione, pop ma non troppo, rock ma non troppo, elettronica ma nemmeno qui troppo, un compromesso continuo, una via di mezzo tra stili, sonorità e atteggiamenti che permette al genere di restare sempre verde, e non c'è da stupirsi quando un nuovo, ennesimo album brit-rock finisce per apparire una novità seppur i riferimenti sono più che lampanti, perchè il brit-rock è talmente malleabile che bastano pochi elementi in più o in meno, una chitarra un po' più acida da una parte, un riverbero in più dall'altra, un ritmo punkeggiante o chissà cos'altro per portarlo su una nuova dimensione.


Quando si sceglie un genere così duttile sono le sfumature che contano, e lo sanno bene gli Hijack party, band romana che nonostante la recentissima formazione può vantare un'esperienza ed una tecnica che diventano immediatamente palpabili all'ascolto. Il gruppo nasce all'inizio del 2011, e dopo poco più di un anno e mezzo giunge all'album d'esordio autoprodotto e omonimo pubblicato lo scorso novembre. Sono undici i brani che vanno a comporre la tracklist dell'album, tutti estratti dal repertorio che la band ha portato in giro per l'Italia dal 2011 ad oggi, brani freschi, dal sound tipicamente british come è giusto che sia, perchè il brit-rock deve assolutamente sapere di pub, deve assolutamente avere il retrogusto di una London Pride ghiacciata, ed è proprio questa la sensazione all'ascolto di "Hijack party", quella di una semplice quanto appagante freschezza che è la stessa da sempre, conosciuta ma mai del tutto scontata, che ricorda gli Oasis ma con un basso più incisivo, ricorda gli Smiths, ma meno depressi, gli Stereophonics, a tratti persino i blur più festaioli e casinari, e una miriade di altre band che negli ultimi tre decenni hanno affondato le radici nel rock britannico.


Sono tantissimi i richiami nel sound della band capitolina, ma come dicevamo prima sono le sfumature ad essere importanti in situazioni come questa, sono le deviazioni a rendere unica la musicalità degli Hijack Party, sono gli elementi e le incursioni di altri generi ad arricchire i 15 pezzi, dalle ritmiche funk di "Love infection" alle melodie d'altri tempi di due ballate come "Soul searching" e "Somewhere nice", dal pop morbido di "Freefall" alla cadenza spensierata di "Ashes", fino alle venature più rockeggianti e di impatto punk di "I’m not moving" e della atomica "I don’t have an answer".


E' una musica che sa di estate, che fa battere il piede, cantare, a tratti urlare quando le cadenze più secche fanno capolino, e fa venir voglia di saltare in macchina e andarsene verso la spiaggia, con il sole che si specchia negli occhiali scuri ed un aura di allegria, sfiorata da tracce di una leggera sensazione malinconica, ma è soltanto qualche attimo, il vento passa dal finestrino abbassato e spazza via tutto, quel che resta è un disco che scivola via, liscio e senza sbavature, un album in cui forse si sarebbe potuto osare un po' di più - perchè di classe in questi quattro ragazzi ce n'è, e pure tanta - soprattutto sulle chitarre dei brani più aggressivi, nei quali un pizzico di sudore in più probabilmente avrebbe messo la ciliegina sulla torta, ma sono dettagli che il tempo può tranquillamente smussare, per questo non resta che aspettare i prossimi lavori, nel frattempo rimane la certezza che "Hijack Party" è un gran bel disco e che il brit-rock, anche quello tricolore, è sempre sulla cresta dell'onda...


 
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