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GIOVANNI BALZARANI - "MY PERSONAL USA"

2009-11-22 15:57 by elfa (letto 650 volte)
- "C'è qualcosa di assolutamente originale nei nostri palazzi enormi e sontuosi, nelle colossali centrali elettriche che di notte somigliano a castelli medievali, nelle lunghe file di case tutte uguali che ricordano caserme, nei nostri svettanti edifici pubblici dalla facciata stretta e infine in certe costruzioni in vetro e in ferro"..............
GIOVANNI BALZARANI - "MY PERSONAL USA"

"C'è qualcosa di assolutamente originale nei nostri palazzi enormi e sontuosi, nelle colossali centrali elettriche che di notte somigliano a castelli medievali, nelle lunghe file di case tutte uguali che ricordano caserme, nei nostri svettanti edifici pubblici dalla facciata stretta e infine in certe costruzioni in vetro e in ferro"
Sidney Allen. in "Camera Work" (1903)


In "My personal USA" - ultimo impegno fotografico di giovanni Balzarani - l'apparente oggettività dell'immagine fotografica viene immediatamente smentita dalla "Personale" visione dell'artista e dalla sua capacità di vedere e di raccontare, della realtà, quella "magia nascosta", che troppo spesso non sappiamo o non riusciamo a cogliere.

Quella di Balzarani appare essere un'America intimamente percepita e vissuta.

Un'America scelta e "fissata" in una serie di scatti all'apparenza molto diversi tra loro, ma tutti straordinariamente costruiti attraverso un attento stdio di valori formati ed un calibratissimo controllo della luce, esplicitato nel sapiente risalto dei toni intermedim che dà vita ad un'ampia gamma di grigi di rara purezza e bellezza.

Il bianco e nero è infatti il medium prediletto del fotografo, che tenendo a mente la grande tradizione fotografica statunitense - da Stieglitz a Strand, da Sheeler a Boourke-White - la rivisita con la cultura e gli strumenti odierni.

In una New York in cui la presenza umana è solo occasionalmente suggerita, l'obiettivo indagatore dell'artista si concentra sul dettato principale: il Paesaggio Urbano.


Attraverso di esso ci racconta il fascino dell'America di Lloyd Wright e del Chrysler Building che, senza contrasti apparenti, convivono accanto alle alte scale antincendio del Greenwich Village e ai lunghi tunnel della grande Subway.

A tratti sembra quasi che il mito americano della Virgin, di Wall Street, del Guggenheim Museum e di Andy Warhol possa annullarsi nella costante ricerca di nuove luci e di nuove forme, ma è solo per far posto ad altre visioni newyorkesi, in cui la Grande Mela appare quasi trasfigurata, forse non più immediatamente riconoscibile, ma autentica generatrice di nuove immagini.

Il racconto si dipana così sulle curve delle leggendarie chitarre fender, le bianche balaustre in legno del "Rock n'Roll Ave", il silente Ponte sospeso sull'Hudson, la raggiera delle travi in ferro di Ellis Island. le grandi facciate neo.optical dei grattacieli di Times Square e - perchè no - anche nell'attonito Gabbiano, immobile e quasi solenne nella sua americana compostessa.

Latina 25 ottobre 2009
Vincenzo Scozzarella
Storico dell'arte


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