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GIOVANI: l’ERBA INCOMBE

2013-07-10 23:51 by elfa (letto 379 volte)
“Non voglio più mangiare carne!”


Oltre sei milioni di italiani scelgono la dieta vegetariana ma il nervo vegetale isolato non è distinguibile dal nervo animale

 

“Non voglio più mangiare carne”. Questa è l’ultima moda dei “giovani” e non dell’ultimo millennio, un prolificare di abitudini alimentari in grado di coinvolgere e raggiungere gli oltre sei milioni di italiani che negli ultimi anni hanno scelto la dieta vegetariana, con una maggioranza di giovani. Ma cresce anche il numero di persone che senza diventare vegetariane riducono fortemente il consumo di carne.

Che siano puri e duri, magari nella versione “vegana”, senza carne, uova, latte o qualsiasi altro alimento animale o più tolleranti, i vegetariani sono in espansione soprattutto nella fascia di età al di sotto dei venticinque anni. Provengono dalla classe media, sono spesso donne (il 70%)  e anche se le motivazioni sono varie (etiche, fisiche, religiose o sociali) sono persone che vogliono sentirsi in armonia con l’ambiente e in qualche modo migliorare il  pianeta Terra. Di pari passo cresce il mercato dei cibi compatibili con questo genere di dieta. Si moltiplicano i centri e negozi di alimentazione naturale, i corsi di cucina che gli sono dedicati e, in particolar modo, l’offerta del biologico perché è impossibile immaginare un accanito sostenitore di una dieta priva di carni “morte”, felice poi di inghiottire verdure piene di pesticidi, di fertilizzanti o di temibili ogm.
Diventeremo tutti vegetariani? Nel 2050 sono previsti in Europa  almeno 30milioni di vegetariani. Al momento, lo dicono i nutrizionisti, questo tipo di alimentazione è sano, riduce l’eccesso di colesterolo, protegge dalle malattie cardiovascolari ed è molto equilibrato, a condizione di introdurvi alghe, soia, lenticchie, cereali, frutta secca.  Ma se si pensa che le piante, come dimostrato da
Cleve Backster, sono vive come gli animali ci viene da chiederci che cosa fare per la nostra e l’altrui nutrizione e che scelte fanno quelli che si “mangiano l’erba?”


Nel 1966 Cleve Backster, un tecnico dell’ F.B.I, addetto alla messa a punto ed all’impiego della macchina della verità, scoprì casualmente che la Dracena, che aveva in ufficio, reagiva quasi emotivamente a ciò che accadeva attorno ad essa. Tutto ebbe inizio un giorno in cui volle misurare la variazione di conducibilità elettrica delle foglie della pianta per effetto dell'innaffiamento. Bagnò il terreno del vaso e poco dopo effettuò una misurazione. Si aspettava un aumento della conducibilità elettrica delle foglie di Dracena ed invece il valore di tale parametro diminuì così come accade di solito in un essere umano che prova una lieve emozione.
Delle reazioni fortissime si ebbero quando dei gamberetti vivi furono buttati nell’acqua bollente in presenza della pianta.
Backster allora compì altri esperimenti e si accorse che la pianta reagiva inspiegabilmente alla presenza di persone che, al cospetto di essa, avevano precedentemente ‘ucciso’ altre piante o piccoli animali - reazione che fu interpretata come espressione di ‘paura’. Poiché sembra che la pianta ricordasse l’identità di coloro che avevano ‘ammazzato’ altre piante o piccoli animali, ci si potrebbe chiedere se non si tratti di una forma elementare di ‘memoria’.
Le esperienze di Backster mostrano che anche le piante sono in grado di manifestare reazioni fisiche e chimiche assimilabili alle risposte biologiche da noi definite emozioni. Tali tipi di reazioni sono chiamate "effetto Backster" cioè una poligrafia che è tecnica, basata su sensibilissimi strumenti elettronici che consente, con basso margine di errore, di evidenziare uno stato psico-fisico anomalo e, quindi, eventuali menzogne in soggetti implicati i casi giudiziari rilevando variazioni del ritmo di traspirazione, resistenza cutanea, pressione del flusso sanguigno etc. Lo scienziato, spinto da uno di quegli strani impulsi che spesso inducono l’uomo a compiere azioni apparentemente irrazionali, applicò gli elettrodi del suo poligrafo ad una comune pianta di appartamento la Dracena massangeana. Lo scopo del suo inconsueto esperimento era quello di vedere quale reazione avrebbe registrato il poligrafico versando acqua sulle radici della pianta, essendo il poligrafo un Ohmetro, cioè un misuratore di resistenza elettrica ci si sarebbe aspettata una diminuzione della resistenza intrinseca della pianta dovuta all’aumento del tasso di acqua assorbito. In realtà lo strumento registrò delle variazioni impulsive della conducibilità, come se la Dracena fosse stata sottoposta ad un breve ma intenso stimolo emotivo.

 “Il modo più efficace per provare nell’uomo una reazione tanto forte da far ‘saltare’ il galvanometro, – scrivono Tompkins e Bird in La vita segreta delle piante –  è quello di minacciare il suo benessere”. Backster volle fare lo stesso con la pianta. Immerse una foglia di Dracaena nella sua tazza di caffè bollente: l’apparecchio, stranamente, non registrò reazioni. Egli studiò il problema per diversi minuti; poi concepì una minaccia ben peggiore: avrebbe bruciato proprio la foglia dove stavano attaccati gli elettrodi. Non appena ebbe l’immagine mentale della fiamma, e ancor prima di muoversi per prendere il fiammifero, il disegno sul grafico registrò un vivissimo cambiamento e la penna fece uno scatto prolungato verso l’alto. Possibile che la pianta avesse letto nel suo pensiero? Pare proprio di sì, a giudicare dai suoi successivi esperimenti. La Dracaena, ed altre piante su cui sperimentò, si mostrarono in grado non solo di esplicare facoltà “telepatiche” ma anche di “distinguere”, per vie misteriose, tra intenzione vera o simulata. Nel 1968 Backster rese pubblico uno dei suoi più strani e stupefacenti esperimenti: alcune piante, collegate a poligrafi, erano in grado di percepire e “memorizzare” il momento in cui alcuni gamberetti vivi, in un’altra stanza, venivano gettati in un recipiente di acqua bollente.

La polemica, dopo tali rivelazioni, scoppiò furiosa. E non da parte dei soliti ‘animalisti’ ad oltranza! Migliaia di scienziati gli scrissero per avere maggiori dettagli. Tuttavia le idee propugnate dal Backster, non erano completamente nuove per la scienza occidentale. Già vari anni prima sir Jagadis Chandra Bose, scienziato indiano, sulle idee del quale l’Encyclopedia Britannica scrisse: “esperienze e sue modalità di esecuzione che erano tanto progredite per il suo tempo da non poter essere esattamente valutate.”Backster aveva concluso, dopo lunghi studi, che la sola maniera per evidenziare gli invisibili mutamenti che avvengono nelle piante, per determinare cioè il loro stato di ‘eccitazione’ o di ‘depressione’, era quello di scoprire una forza coercitiva che faccia dare alla pianta un segnale di risposta. Nelle sue esperienze, lo scienziato. dimostrò che anche le piante possiedono una sorta di sistema nervoso, di carattere, di sensibilità “emotiva”. Accertò che le piante esalano “l’ultimo respiro” costatando che esse, nei loro ultimi istanti di vita, rabbrividiscono in maniera del tutto simile agli spasmi della morte negli animali. Poté inoltre rilevare che, nel momento della morte, alcune piante sono in grado di liberare una sorta di “anima” sotto forma di energia elettrica e che, come egli scrisse, “cinquecento semi di legumi freschi potevano sviluppare cinquecento volt”.
Pubblicò, nel 1906, i risultati delle sue osservazioni in due volumi dal titolo Plant Response as a Means of Physiological Investigation nei quali dimostrò come le piante possedessero una struttura straordinariamente simile al nostro sistema nervoso. Ciò non poté non procurargli la manifesta ostilità dei fisiologi e botanici che contestarono vivamente idee così rivoluzionarie.In un suo successivo scritto Comparative Electro Physiology sostenne che il nervo vegetale isolato non è distinguibile dal nervo animale.Allora a noi la scelta tra carne e verdure
. Siamo tutti, comunque assassini, anche le piante e gli animali?


Roberta Valeriani

 
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