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Festival di Sanremo 2013- Primo pagellone

2013-02-12 16:37 by elfa (letto 460 volte)
Festival di Sanremo 2013. Prima serata - Il pagellone di Ghostrider71

Festival di Sanremo 2013

Prima serata

Il pagellone di Ghostrider71

Ci risiamo. Un'altro sanremo inizia ed il sottoscritto si ritrova davanti al pc a scrivere, a commentare, a sezionare.

L'inizio sembra promettente: Fazio è un conduttore garbato, con quella faccia che piace alle nonnine; la Litizzetto (che fa il suo ingresso sulla carrozza di Cenerentola) è di tutt'altra pasta: grintosa, forse un pochino volgare ma c'è di peggio.


In questa prima serata i big canteranno due brani a testa; sarà il pubblico col televoto a scegliere quale dei due brani sarà effettivamente in gara. Sistema curioso, non privo di un certo fascino.


1) Marco Mengoni

  • L'essenziale. Brano turgido e melenso, fastidiosamente gorgheggiato da un Mengoni rigido ed impacciato. Il pezzo risulta piatto e banale. 5

  • Bellissimo. Il brano è una canzonetta ben congegnata, leggerina ma godibile. Il problema è l'interpretazione di Mengoni, completamente fuori linea, rigida, irritante.

Sta a Marco Alemanno comunicare che passa il turno L'essenziale.


2) Raphael Gualazzi

  • Senza Ritegno. Il brano non è niente male, coplesso ma comunque immediatamente fruibile. Alcune sbavature alla voce non rovinano la performance di Gualazzi, che comunque sembra lontano dai fasti dell'edizione 2011. 7

  • Sai (ci basta un sogno). Pezzo dolce, profondo ed intenso. Il piano e la voce si sposano perfettamente, calandoci in un'atmosfera di altri tempi, incantandoci. 8

Ilaria D'amico annuncia la vittoria di Sai (ci basta un sogno).

Sorvoliamo sul siparietto con la litizzatto bloccata in cima alle scale e l'incontro con Felix Baumgartner.


3)Daniele Silvestri

  • A bocca chiusa. Siamo di fronte ad un brano intimo di lotta e rabbia, politico come la vita che racconta, sentito e onesto. Daniele Silvestri lo interpreta in modo insolitamente garbato e misurato. 7

  • Il bisogno di te (ricatto d'onor). Questo brano è perfettamente in linea con la precedente produzone di Silvestri, che qui può gigioneggiare al meglio. Deboluccio e poco convincente. 6

Tocca a Valeria Birello annunciare la vittoria di A bocca chiusa.


4) Simona Molinari e Peter Cincotti

  • Dr. Jeckyll Mr. Hide. Brano postumo del grande Lelio Luttazzi che ci trasporta nei mitici anni '60, interpretato in modo sbarazzino e coinvolgente. 7

  • La felicità. Si va a tutto swing. La Molinari è briosa e scoppiettante, Cincotti al piano è incantevole. 7,5


E' Flavia Pennetta ad ufficializzare il passaggio de La felicità.


Quando tutto sembrava andare per il meglio, complici la conduzione nonostante tutto misurata ed il buon livello dei brani in gara, ecco che arriva Maurizio Crozza. E' il disastro.

La sua imitazione di Berlusconi è noiosa e tutto sommato inutile, oltre che fastidiosa. Parte una salva di "vai via", "basta politica", "pirla" e contumelie varie. Fazio interviene per moderare, alla fine i disturbatori (due nella versione ufficiale, ma sembravano di più) vengono zittiti e, presumibilmente allontanati.

Crozza può proseguire con la sua solita esibizione. E' la sagra del luogo comune camuffata da satira. I ritmi crollano, l'attezione cede, si ha solo la percezione di una inutile perdita di tempo: si potevano fare esibre almeno tre cantanti al posto di questa insulsaggine.


5) Marta sui tubi

  • Dispari. Originale, sghemba, ridondante. Cattura l'orecchio pur lasciando perplessi. 6,5

  • Vorrei. Brano rock robusto e tenero, interpretato in modo vigoroso. 7



Benedetta e Cristina Parodi fanno capolino per annunciare la vittoria di Vorrei.


Entra la coppia gay che il giorno di San Valentino si sposerà a New York, per sensibilizzare, in modo tenero e leggero, la gente sul problema delle nozze gay in Italia e sui diritti degli omosessuali in genere.


6) Maria Nazionale

  • Quando non parlo. Brano leggero spensierato ed ottimista. L'interpretazione è lieve ed elegante, piacevole come una sera primaverile. 7

  • E' colpa mia. Non c'è che dire: Servillo e Mesolella scodellano un brano in dialetto napoletano notevole, intimo e vibrante. Maria Nazionale interpreta questa canzone con un'intensità fuori dal comune, innalzandola verso alte vette. Notevole 8

Passa E' colpa mia e lo annuncia Vincenzo Montella.


Ecco lo sapevo... Altra perdita di tempo. Entra Angelo Ogbonna, ottimo difensore del Torino e della Nazionale, per consegnare il premio Città di Sanremo a Toto Cutugno per la sua "l'Italiano". Prima dobbiamo sorbirci un pistolottone retorico su un tema importante come la cittadinanza agli stranieri, dopodichè ci tocca sciropparci proprio "l'Italiano" cantata dal Cutugno e... dal coro dell'Armata Russa!

Segue brano chiamato "Le notti di Mosca" su cui stendiamo velo pietoso che è meglio. Chiusura in brodo di giuggiole con il coro dell'Armata Russa che ci somministra una simpatica versione di "nel blu dipinto di blu" (che originalità!).



Chiara Galiazzo

  • L'esperienza dell'amore. Che palle! Il brano (firmato Zampaglione) è noioso fino alla molestia. L'interpretazione di Chiara anche. 4,5

  • Il futuro che sarà. Brano vecchio ed insipido, musicalmente banale e desolante per i testi, impietosamente massacrato da una sopravvalutata Chiara. 4,5

Stefano Tempesti ci annuncia che in gara entrerà Il futuro che sarà.


Finalmente siamo al termine di questa prima serata. Notiamo un deciso innalzamento della qualità dei brani in gara rispetto alla scorsa edizione. Peccato però che i ritmi siano da migrazione dei bradipi. La conduzione si arrabatta ma spesso manca di mordente.


a cura di Ghostrider71


 
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