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Django Unchained

2013-02-09 00:54 by Lozirion (letto 690 volte)
Lo spaghetti western secondo Tarantino


"Hey Dijango!" - "La D è muta, bifolco!". E poi BOOM! Un colpo di pistola e uno splatterissimo fiotto di sangue. Tarantino è tornato e i produttori americani di gelatina rossa possono finalmente dirsi fuori dalla crisi... Ogni volta che al cinema esce un nuovo film di Quentin Tarantino le aspettative sono altissime, perchè da un lato sai già che tipo di film ti dovrai aspettare, con dei punti saldi che rappresentano lo stile inconfondibile del regista americano, ma dall'altro c'è la quasi certezza che, nonostante tutti gli elementi immancabili nei film del buon Quentin, ci sarà da stupirsi, spunterà un nuovo coniglio dal cilindro e facilmente si griderà di nuovo al genio di Tarantino.


La sua ultima fatica - "Django unchained" - non fa eccezione: è il classico film Tarantiniano, con tratti inconfondibili come le scene cruente e il sangue che schizza in maniera surreale ad ogni colpo di pistola, pieno di citazioni e riferimenti cinematografici di ogni tipo, eppure è una pellicola che riesce a stupire, ad affascinare e a divertire. A tre anni di distanza da "Bastardi senza gloria", Tarantino prosegue un percorso di "vendetta storica", e se nel 2009 i suoi bastardi se ne andavano in giro durante la seconda guerra mondiale torturando i nazisti, stavolta è il turno della vendetta sul razzismo e sullo schiavismo nero nel vecchio west. Il film è un omaggio al grande cinema western, e in particolare a "Django", pellicola del nostro Sergio Corbucci del 1966 e interpretata da Franco Nero, che in questo nuovo film recita in un divertente cammeo, ma si sta pur sempre parlando di Tarantino, e quindi toglietevi pure dalla testa l'idea di un remake fedele, anzi, scordatevi il concetto di remake, perchè "Django unchained" racconta tutta un'altra storia: siamo a metà del diciannovesimo secolo, Django (Jamie Foxx) è uno schiavo nero che - come tutti gli altri - viene maltrattato dai vari padroni e negrieri, tutto questo fino all'arrivo del dottor Schultz (Christoph Waltz), un ex dentista tedesco diventato cacciatore di taglie. Il dottor Schultz infatti acquista Django da alcuni fratelli mercanti di schiavi, e gli propone un accordo: Django può riconoscere i fratelli Brittle, dei mercanti di schiavi sui quali pende una grossa taglia, e se lo aiuterà a catturarli ne uscirà da uomo libero e con un bel mazzetto di banconote per potersi rifare una vita. Durante le ricerche i due imparano a conoscersi, il Dottor Schultz insegna a Django perisno a leggere, e ben presto scopre che il più forte desiderio di Django è quello di andare a riprendersi sua moglie, Broomhilda, come lui ridotta a schiava. Il dottor Schultz propone allora un ulteriore patto a Django, un patto tra uomini liberi nel quale i due si spartiranno le taglie dei fuorilegge che cattureranno per un anno intero, al termine del quale il dottore aiuterà Django a recuperare sua moglie, prima accompagnandolo in pieno Mississippi ad una sorta di "registro degli schiavi" per scoprire a chi sia stata venduta, e successivamente inventando un geniale stratagemma per andarla a riprendere a Candyland, immensa tenuta di proprietà di Calvin Candie (Leonardo DiCaprio), ricchissimo proprietario terriero con la passione delle "lotte tra mandingo".


Una storia abbastanza lineare, troppo lineare se si parla di uno come Tarantino che ci ha abituati ad ingarbugliamenti infiniti: leggendo questa striminzita trama il film può sembrare la classica storia dell'eroe che va a riprendersi la sua bella, ma quello di Tarantino non è un eroe ma un fantastico antieroe, Django è uno schiavo incazzato che vuole vendetta, non certo un eroe senza macchia e senza paura alla Clint Eastwood, il dottor Schultz poi è un altro personaggio completamente controcorrente: in pieno periodo di schiavismo nero Tarantino tira fuori un personaggio che non sopporta la discriminazione razziale e di quale nazionalità lo sceglie? Tedesco! Già da soli basterebbero due personaggi così particolari a garantire qualcosa di completamente diverso dai canoni classici, ma Tarantino questa volta ha deciso di strafare, e getta nel calderone situazioni comiche che prendono in giro il Ku Klux Clan, dialoghi geniali e, soprattutto, l'antagonista perfetto e il suo scagnozzo, Calvin Candie, interpretato da un Leonardo DiCaprio mai così cattivo e forse mai così convincente e dentro il suo personaggio, e Stephen, capo della servitù di Candyland, un nero che odia i neri almeno quanto i bianchi, interpretato magistralmente da Samuel L. Jackson. Quello che bolle in pentola con così tanti ingredienti non può che essere un piatto succoso, nel quale ovviamente non manca la carne al sangue, ma che soprattutto riesce a conciliare in modo splendido romanticismo, violenza, comicità, azione, vendetta ideologica e chi più ne ha più ne metta. Per il resto il film procede secondo gli standard tarantiniani, capitoli ben distinti, titoloni a scorrimento, citazionismo a destra e a manca (e non è da tutti riuscire a infilare in un western un richiamo al Tony Montana di Scarface), una lunghissima presentazione dei personaggi ed una seconda parte di film dedicata alla vera trama della storia, ritmi lenti ed esplosioni d'azione.


Si potrebbe restare ore ad analizzare "Django unchained", perchè durante le quasi 3 ore del film di carne al fuoco ce n'è tantissima, ci sono le provocazioni, c'è una sorta di vendetta (anche se soltanto sullo schermo) dei soprusi che il popolo nero ha dovuto subire nei secoli, ci sono interpretazioni atomiche di tutti i personaggi principali, dal Django Jamie Foxx, alla classe d'annata di Samuel L. Jackson, fino a Christoph Waltz e Leonardo DiCaprio, entrambi da oscar senza se e senza ma (resta da capire perchè dei due soltanto Waltz abbia ricevuto la candidatura come miglior attore non protagonista). Se ne potrebbero raccontare molte altre di sfaccettature, ma in fin dei conti bastano un paio di frasi: "Django unchained" è un cazzutissimo gran film. E Quentin Tarantino è un genio. Punto.


 
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