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Dannunziana - I° parte

2012-09-03 13:43 by elfa (letto 477 volte)

Eine Welt zwar bist Du Rome! Tu se il mondo, o Roma! Ma senza l’amore il mondo non sarebbe il mondo, Roma stessa non sarebbe Roma.

Come per il protagonista del Piacere di D’Annunzio, che portava il suo stesso nome, Roma costituiva per Andrea il grande amore: non la Roma degli Archi, delle Terme, dei Fori ma la Roma delle Ville, delle Fontane, delle Chiese.

Ammirando Roma da Trinità de’ Monti, Andrea non poteva fare a meno di riandare con la mente alle pagine del Piacere, che elaborando la sceneggiatura della trasposizione cinematografica (che lui stesso avrebbe diretto) aveva più volte riletto.

Per lui si sarebbe trattato di un passo importante per la sua carriera di regista e sapeva che se gli era stata offerta questa splendida opportunità, molto lo doveva all’affermata attrice Maria Elena Marques che in gioventù aveva amato.

Osservò dall’alto la Scalinata illuminata dagli ultimi bagliori del sole, che al pari di un bambino recalcitrante nel momento di dover andare a letto, sembrava voler ancora indugiare prima di accomiatarsi, divertendosi a lanciare i suoi ultimi raggi sui piani più alti dei palazzi..

Con una certa commozione e rimpianto si soffermò sulla seminascosta scalinata laterale, che saliva dalla piazza Mignanelli. Quei gradini, come aveva rivelato D’Annunzio, avevano rappresentato un tempo per il conte Andrea Sperelli-Freschi d’Ugenta la felicità per l’ascensione della bellissima Elena Muti che spesso piacevasi di salire per recarsi al buen retiro di Palazzo Zuccari. Saliva piano, seguendo l’ombra, ma l’anima sua correva rapida alla cima.

Andrea volse lo sguardo sulla facciata del palazzo Zuccari, tra l’inizio di Via Sistina e di Via Gregoriana, le cui scene in interno sarebbero state ricostruite in Studio, e non poté non pensare ad una delle pagine più significative del romanzo che aveva il compito di far rivivere nel film..

“L’anno 1887 sta morendo assai dolcemente. Il sole di San Silvestro spande un tepore velato, mollissimo, aureo, quasi primaverile, nel cielo di Roma. Tutte le vie sono popolose come nelle domeniche di maggio e il rumorio confuso e continuo, che sale alla Trinità de’ Monti e alla via Sistina, giunge, attenuato, fin nelle stanze del palazzo Zuccari dove Andrea Sperelli aspetta l’amante.

Tutte le cose attorno rivelano una special cura d’amore. Il legno di ginepro arde nel caminetto e la piccola tavola del tè è apparecchiata. La luce entra temperata dalle tende di broccato rosso e la trama fiorita delle tendine di pizzo si disegna sul tappeto.

L’orologio della Trinità de’ Monti suona le tre e mezzo. Manca mezzora e l’ansia dell’aspettazione punge acutamente Andrea Sperelli, che ha bisogno di muoversi, di operare, di distrarre la pena interna con un atto materiale. Si china verso il caminetto per ravvivare con le molle il fuoco e nel suo spirito sorge un ricordo.

Proprio davanti a quel caminetto Elena un tempo amava indugiare prima di rivestirsi, dopo un’ora di intimità. Prendeva le molle pesanti con ambo le mani e rovesciava un po’ indietro il capo ad evitar le faville. Appena ella aveva compiuto l’opera, le legna conflagravano e rendevano un subito bagliore e l’odore del ginepro arso dava al capo uno stordimento leggero. Quando tornava nella stanza dopo essersi vestita, Elena sollevava un poco la gonna e avanzava prima un piede poi l’altro perché l’amante chino le legasse i nastri della scarpa ancora disciolti.”

Era sicuro che la bella Maria Elena, impersonando l’affascinante Donna Muti, sarebbe stata quanto mai aderente al personaggio e lui si sentiva gratificato dal fatto di dirigerla, ancor più sapendo che era stata proprio lei ad esigerlo.

C’erano però altre immagini che si sovrapponevano a quelle del romanzo di D’Annunzio, immagini reali portate dai ricordi di 15 anni prima, quando era ancora uno studente del Centro di Cinematografia. Proprio davanti a Palazzo Zuccari, all’inizio di Via Gregoriana, attendeva la giovane Elena Marchetti, indossatrice alle prime armi, la sua Elena, non ancora diva dello schermo, non ancora l’affermata Maria Elena Marques.

Andrea l’attendeva e appena la vedeva uscire dal portone dell’Atelier, sentiva il suo cuore battere forte e riempirsi di gioia.

Affrettando il passo, Elena andava verso di lui, felice: Andrea ed Elena, proprio gli stessi nomi dei protagonisti del Piacere e in quello stesso incomparabile scenario.

Gliene aveva parlato in un giorno di pioggia in cui, scesa di corsa la Scalinata di Trinità de Monti, avevano trovato rifugio da Babington. Tenendole la mano tra le sue, Andrea le aveva raccontato la storia con molta passione e lei l’aveva ascoltato come rapita dalle sue parole. E vedendo i suoi occhi specchiarsi nei suoi, Andrea aveva improvvisamente interrotto il racconto per dirle.

- Quanto ti amo…

- Lo so… - aveva risposto Elena stringendo forte la sua mano.

E quello non era l’unico ricordo legato alla pioggia.

Era stato in una domenica d’autunno che, come altre volte, avevano deciso di passare insieme nella casa al mare della famiglia di Andrea. Purtroppo era una giornata piuttosto brutta e minacciosa.

Scesi dalla 500, cercando di ripararsi con un ombrello piuttosto sgangherato, raggiunsero la casa. Andrea provvide ad accendere lo scaldabagno ed una stufetta elettrica per asciugare i vestiti bagnati. Elena aveva un tailleur di tweed e gli chiese di aiutarla a spogliarsi. Quando furono completamente nudi si abbracciarono e, impazienti, si buttarono sul letto, coprendosi con la trapunta. Era bello amarsi, stretti uno all’altra mentre la pioggia batteva violentemente contro i vetri delle finestre e i tuoni si facevano sempre più frequenti e fragorosi accompagnando l’ascesa verso quella che D’Annunzio avrebbe definito spiritualizzazione del gaudio carnale, generata dalla perfetta affinità dei due corpi.

Erano ricordi ancora vivi in lui. E il più indelebile era il ricordo di quella sera di Carnevale.

Aveva ricevuto attraverso un amico introdotto nel bel mondo cinematografico, un invito per una festa nella villa di un produttore a Grottaferrata e propose ad Elena, di andare con lui.

La passò a prendere sotto casa. Elena scese in pelliccia e abito da sera, che aveva avuti in prestito dalla Casa di Mode. Anche Andrea si era dovuto mettere per la prima volta lo smoking. Si sentiva elegante e per niente impacciato.

Si diressero verso i Castelli ed entrarono nella bellissima Villa. C'era molto del bel mondo, non solo cinematografico, ma loro non sfiguravamo di certo.

- Sono senza fiato - le disse Andrea vedendola nel suo bellissimo abito dopo che si era tolta la pelliccia - sei stupenda e dovrò stare molto attento che nessuno tenti di portarti via da me…

- Sei molto gentile - rispose Elena ringraziandolo - e anche tu non sei affatto male… ho l'impressione che dovrò essere io a dover stare attenta


a cura di Jean Claude Riviere

 
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