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CAPITAN HARLOCK 3D - Recensione

2014-01-03 11:48 by elfa (letto 566 volte)

Se i veri miti resistono al tempo, è perché parlano un linguaggio universale. Mutadis mutandis, gli eroi che hanno incarnato un ideale con forza e convinzione sopravvivono al traghettamento nel futuro, si riciclano in forme e linguaggi aderenti alle innovazioni tecnologiche, sfruttano l'avvicendarsi delle mode e degli slang per mostrare la propria poliedricità. E infine, si fissano ancora una volta nell'immaginario comune con la gloria del proprio nome resa immune al salto nel tempo. Capitan Harlock è uno di questi miti. Dal lontano, eccentrico e idealistico 1976, anno della nascita del personaggio dalla penna del mangaka Leiji Matsumoto, il capitano dell'astronave da guerra Arcadia sbarca nel terzo millennio con una coraggiosa rilettura diretta da Shinji Aramaki e voluta dalla Toei Animation per rinverdire l'aura leggendaria di questo fascinoso prototipo rivoluzionario. Trainato da una grafica raffinatissima e da un 3D avveniristico, che ne esalta le sequenze più dinamiche e gli scenari ad ampio raggio, la nuova versione delle avventure spaziali di Harlock è una tessitura fine e profonda, una dissertazione filosofica svolta per immagini, che punta su un'estetica allo stesso tempo minimal e spettacolare e su un logos abbondante e ricercato (i dialoghi sono folti e frequenti, a tratti quasi ridondanti) per riproporre ad un pubblico attuale un personaggio tra i più iconici del suo tempo. Nel film di Aramaki, in verità, Harlock rimane defilato rispetto alla trama e aleggia sullo sfondo come una nemesi salvifica, dal profilo semi divino.

Al centro dello script c'è il confronto-scontro tra due fratelli, uno ufficiale delle forze di Gaia che tiranneggiano la Terra, l'altro infiltrato nella ciurma di Harlock con il compito di uccidere il capitano e poi redento dalla forza dell'ideale che il fiero popolo dell'Arcadia oppone all'inaridimento del Pianeta. Ridimensionato da questo nuovo nucleo narrativo, Harlock, che pure mantiene intatti la sua fisionomia e i tratti salienti del carattere che lo hanno reso leggendario, dalla scarsa loquacità al fascino austero e schivo, viene spostato sul piano del deus ex machina, volendo (forse) adattarlo alle esigenze di una cultura di massa contemporanea che apprezza di più le entrate ad effetto con opportuni e scenografici sventolamenti di mantello degli slogan populistici e ribelli tanto cari al pubblico di trent'anni fa. Il grande merito di questo reboot è di sicuro l'aver uniformato l'animazione eterogenea e a tratti rozza del manga originale, elevandola a vera e propria pittura tecnologica: un'operazione complessa e audace, che, se anche rinuncia giocoforza al romanticismo della prima versione, ne acquista di nuovo con un linguaggio più ricercato, conforme al palato di una platea che vuole miti più belli che sani. Capitan Harlock 3D non è una semplice riproposizione del vecchio: è il racconto di un ideale che si sveste e si riveste, innovandosi senza perdersi di vista.


a cura di Elisa Lorenzini

si ringrazia per la collaborazione

il portale Cinema4stelle.it

 
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