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Bar Sport - il film

2012-04-26 13:00 by elfa (letto 573 volte)
Come fare un buco nell'acqua in poche semplici mosse.

Bar Sport, opera prima di Stefano Benni, è un vero gioiellino della letteratura umoristica italiana. Con poche, semplici, efficaci pennellate, lo scrittore bolognese descrive la realtà di un piccolo paese e , ovviamente, del suo Bar Sport, mediandola attraverso il filtro della sua surreale ironia.

Il risultato è fragoroso e dirompente: più assurda e sghemba si fa la narrazione, più si percepisce la piacevole fragranza della verità.

I tipi e le situazioni descritte da Benni sono vive e palpitanti, delizioso esempio di quanto strampalata e assurda possa essere la vita.

La trasposizione cinematografica di questo gioiellino è uscita nel 2011, passata ahimè sotto silenzio, poco pubblicizzata e ancor meno vista, come spesso accade al prodotto nazionale.

Ad un primo sguardo il film promette bene: la sceneggiatura è dello stesso Benni, il cast è solido e ben assortito, con Bisio nella parte di Eros il "tennico", Battiston calato nei panni di Onassis, Lunetta Savino e Angela Finocchiaro gustosissime nel ruolo delle vecchiette.

I pregi ahimè finiscono quì.

Se Benni riesce a ridurre in modo soddisfacente il suo libro per il grande schermo, Massimo Martelli sembra non avere assolutamente le idee chiare.

Il grande assente della pellicola è il tempo comico: gli episodi si susseguono l'un l'altro stancamente, senza un briciolo di ritmo. Dove il libro procede serrato senza concedere tregua al lettore, il film arranca, trascinandosi a stento.

Nonostante alcune trovate visionarie decisamente sapide, tra cui gli inserti a cartoon, la pellicola soffre di un manierismo bolso che toglie forza al corpus narrativo.

La vis satirica del libro si stempera in un blando brodino nostalgico e lagnoso che poco c'entra con l'intento originario dell'autore.

La dove Benni era eversivo, Martelli si tiene sul sicuro, evitando le inside insite nell'osare, limitandosi a sciorinare in modo insipido il testo, senza mai avere, in definitiva, il controllo del film, anzi subendolo.

Peccato.


a cura di Antonino Giorgianni


 
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