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Antonio Clemente - "Infinito"

2012-09-19 04:11 by elfa (letto 726 volte)
Non so se in vita mia ho percorso pù chilometri o ascoltato più dischi, di sicuro un bel giorno dovrò decidermi a ricontrollare il battistrada dei miei poveri timpani.

Non so se in vita mia ho percorso p¨ chilometri o ascoltato pi¨ dischi, di sicuro un bel giorno dovr˛ decidermi a ricontrollare il battistrada dei miei poveri timpani.

Eh si, di CD ne ho ascoltati tanti, vuoi per puro e semplice piacere, vuoi per lavoro (che Ŕ anch'esso un piacere, lo ammetto) e mai ho avuto problema a scriverne qualcosa.

Con questo disco di problemi ce ne sono stati tanti, invece, quasi la recensione stentasse a venir fuori, tant'Ŕ vero che, ad un certo momento, ho anche paventato l'ipotesi di un cesareo.

Non riuscivo a capire dove stesse il problema: il disco tutto sommato Ŕ eseguito ed arrangiato pi¨ che discretamente, le canzoni sono tutte nel solco dell'orecchiabilitÓ, magari i testi non mi avranno fatto strappare i capelli, ma non si pu˛ tutti scrivere come Leopardi.

Rimaneva qualcosa di indefinibile per˛, un quid impalpabile che impediva il completamento della recensione.

Mi ci Ŕ voluto un po' di tempo per rassegnarmi all'evidenza dei fatti: questo disco manca completamente di personalitÓ.

Ripeto, si tratta di un lavoro tutto sommato discreto, incanalato nel grande fiume del folk rock, che non presenta grandi difetti compositivi o di esecuzione. Il problema Ŕ che Ŕ inconsistente. Troppe citazioni, troppi riferimenti musicali a questo o quell'autore hanno snaturato un lavoro che, lungi dallo spiccare il volo, rimane incatenato a terra, inerte.

Per spiegarmi meglio dir˛ della pima traccia, "Stagioni". Si parte con un intro che Ŕ, paro paro, l'inciso di "Up patriot to the arms" di Battiato, si passa ad un pedissequo imitare i primi Nomadi, misto ad echi di Ligabue, Battisti, spruzzate di grunge, riferimenti ai MCR, ai Ratti Della Sabina, ai Quinto Rigo e chi pi¨ ne ha pi¨ ne metta.

Le tracce successive sono tutte nelle stesse condizioni.

Troppe identitÓ contrastanti senza alcun tipo di collante o filo conduttore portano questo disco alla totale perdita di personalitÓ.

Peccato, perchŔ comunque si avverte il grande sforzo compiuto dall'autore, si sente che c'Ŕ un gran fuoco che cova sotto le ceneri, ma senza idee chiare, un obiettivo preciso, non si arriva da nessuna parte.


a cura di Antonino Giorgianni


 
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