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Alborea: la culla poetica degli strumenti

2013-03-04 08:46 by elfa (letto 680 volte)
Alborea racchiude all’interno dei 12 brani un sound molto ricco e corposo.

Alborea racchiude all’interno dei 12 brani un sound molto ricco e corposo.

Emerge la ricercatezza strumentistica proprio come nelle canzoni di De Andrè in cui niente è lasciato al caso, i silenzi esistono solo se sapientemente inseriti.

Non è un album minacciato dalla monotonia. Nel brano Lontano, per esempio, si alternano strofe abbinate ad un accompagnamento acustico per poi arrivare ad uno special di assoli elettrici, il tutto elaborato in chiave originale.
Le mani sulla chitarra danno vita ad arpeggi puliti che seguono equilibratamente il pentagramma.

La voce presenta alcune leggere imperfezioni in alcuni punti e la preferisco più sulle tonalità medio-alte che su quelle basse.

Infatti nel caso di quest’ultime, viene a mancare un po’ di precisione nel mantenimento della nota e un particolare calore emozionale presente, invece, nei gradi vocali più alti.

Sono insicurezze che si possono tranquillamente risolvere con il continuo allenamento e miglioramento della consapevolezza e della tecnica vocale.

Riprendendo quanto detto inizialmente, l’elaborazione strumentale complessa, ma assolutamente non pesante, cattura maggiormente rispetto alle parole.
Se avesse composto tracce senza alcun testo, non avrebbero perso minimamente la loro potenza comunicativa.

Quindi forse rendendo più intenso il testo in modo da accalappiare quanto l’accompagnamento l’attenzione dell’ascoltatore, si ottiene un risultato più omogeneo e a 360 gradi.

Mi complimento con l’artista Paolo Coruzzi per la realizzazione di questo CD e gli faccio i miei migliori auguri per la sua carriera.


A cura di Alice Sbroggiò


 
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